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Ora per laurearsi in medicina la mecca é la Romania

pubblicato nell' edizione 415 pagina 4 il 2010-02-08

Cluj - C’è un flusso migratorio opposto a quello a cui siamo stati abituati finora, che dal Vecchio Continente si dirige verso uno dei membri più giovani dell’Unione europea: la Romania. Non più manovali o elettricisti che da Est si muovono verso Ovest, ma aspiranti medici e odontoiatri che da Francia, Germania e Italia scoraggiati da quella che ritengono l’insormontabile barriera del test d’ingresso all’università, approdano in Transilvania. È nel cuore della regione di Dracula, infatti, che si trova l’università di medicina più gettonata dagli stranieri: la “Iuliu Hatieganu» di Cluj-Napoca. Qui su 7mila studenti, 1.600 arrivano dall’estero, scrive “Il Giornale”.

L’attrazione per una meta così differente da quelle scelte dai coetanei per i programmi Erasmus è facile da spiegare: tasse universitarie abbordabili, buone strutture e possibilità di fare esperienza sul campo.

Per gli stranieri le università di medicina romene prevedono un esame di ammissione in inglese o francese. Stesse lingue che si possono scegliere per le lezioni dei primi tre anni. Al quarto anno, poi, si prosegue nella lingua locale. Il fenomeno inizia nel 2000, ma è dal 2007 (anno dell’ingresso del Paese nell’Ue) che ha assunto le proporzioni attuali, con la libera circolazione, il riconoscimento dei titoli di studio romeni e dell’abilitazione in tutta l’Unione europea. Per i giovani “emigrati» l’obiettivo finale è comunque quello di rientrare nei Paesi di origine per esercitare la professione.

Quest’anno alla “Iuliu Hatieganu» gli iscritti totali alle classi in francese arrivano a mille. Il Dipartimento per gli anglofoni, invece, conta 600 studenti di cui 200 dalla Svezia. “In Romania è molto differente che da noi - racconta un ragazzo di Stoccolma - dove non c’è molto contatto col paziente e le classi di anatomia non sono così avanzate».

La Transilvania è diventata un paradiso terrestre anche per gli aspiranti medici italiani. Lo scoglio del numero chiuso ha fatto aguzzare l’ingegno a molti giovani, che si sono visti costretti a ripetere anche quattro volte il test d’ingresso in facoltà. Il Resto del Carlino racconta di una decina di ragazzi romagnoli già partiti per studiare odontoiatria e di altri che stanno prendendo lezione di romeno per frequentare l’università statale di Timisoara o quella privata di Arad.

Sui blog, come forum.studenti.it, sono numerose le discussioni sul tema degli studi di medicina in Romania. E i pareri sono discordanti. C’è chi sostiene che una laurea romena sia più facile da ottenere, ma poi crea complicazioni al momento dell’assunzione in Italia, dove il sistema sanitario dell’Est Europa è considerato arretrato. Altri, invece, raccontano per esperienza di un “percorso stimolante e serio con i professori non prevenuti, un ambiente giusto per chi voglia imparare» e nessuna difficoltà di inserimento una volta tornati a casa.

La voce sembra essersi ormai diffusa ampiamente. Per l’anno accademico in corso alla “Iuliu Hatieganu» si è registrata una vera invasione: per i corsi in francese le richieste sono state più di mille per 80 posti e le cifre sono ancora maggiori per le classi in inglese. Il flusso di giovani stranieri a Cluj-Napoca ha contribuito a cambiarne i connotati. Quella che a prima vista sembra un’ordinaria città dormitorio, di sera si trasforma in un pullulare di feste studentesche. Il risvolto della medaglia? Se continua così, anche gli atenei romeni saranno costretti a un giro di vite sulle ammissioni.

di Alessandro Marcello