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La tentazione dell’autonomia
pubblicato nell' edizione 436 pagina 1 il 2010-07-26
La Corte Internazionale di Giustizia ha risposto alla domanda della Serbia considerando la dichiarazione di indipendenza della regione Kosovo come legale secondo il diritto internazionale. Il vicepresidente del Parlamento Europeo, il magiaro romeno Laszlo Tokes, ha approfittato per incitare i secleri a manifestare anche loro per l’autonomia della loro regione, situata nel centro dello stato romeno. Non è la prima volta che Tokes, conosciuto da tempo come estremista nelle sue dichiarazioni autonomistiche, paragona la situazione delle due regioni. D’altronde, Laszlo Tokes è diventato parlamentare europeo come candidato independente che prometteva ai secleri il riconoscimento dell’Europa del loro desiderio di autonomia. La retorica autonomistica dei magiari romeni non è nuova. L’UDMR, da tempo parte di successive coalizoni di Governo, ha cercato di stemperare questo tipo di discorso. I politici hanno capito che è più utile la migliore integrazione dei magiari nella societa romena, che la separazione con risultati discutibili. Ma dopo aver ottenuto diritti legati all’uso della propria lingua (classi e scuole separate, iscrizioni bilingue, amministrazioni locali dove si parla l’ungherese) sono arrivate nuove rivendicazioni. Alcuni non hanno voluto fermarsi qui, alla segregazione. E’ il caso, appunto, di Laszlo Tokes e dei suoi seguaci. Se l’UDMR pensa più che altro all’autonomia culturale, per il Consiglio Nazionale dei Secleri serve un parlamento regionale, un governo proprio, una polizia propria. Si dovrebbe addirittura impedire ai romeni di stabilirsi in questa regione. In fin dei conti, a chi serve una simile autonomia? Al di la di inutili tensioni etniche, non è per niente sicuro che l’autonomia porterebbe a un boom economico locale. Da anni ci sono magiari come direttori di enti pubblici, ministri; gli ungheresi hanno pure un vicepremier. La carriera politica di Tokes è, però, da troppo tempo dipendente dalla sua retorica autonomistica. Se rinuncia a tutto questo non rimane quasi niente.
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