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Cultura
Radu Mihaileanu e il suo “Concerto” contro le dittature
pubblicato nell' edizione 419 pagina 7 il 2010-03-08
Abbiamo incontrato a Roma il regista e sceneggiatore romeno autore de “Il Concerto”, il film che ha vinto due premi Cesar, nelle categorie “Il miglior suono” e “La migliore musica originale”.
Musica classica, reminiscenze comuniste, melodramma, ironia, satira politica e una divertente bonaria impostura al centro del cinema di Radu Mihaileanu e de Il Concerto, un pò tragicommedia e un pò melodramma ambientato tra Mosca e Parigi che narra la bizzarra storia di un grande direttore d’orchestra del Bolchoj che venticinque anni dopo il crollo della sua carriera di musicista si ritrova a lavorare come uomo delle pulizie nello stesso posto in cui aveva diretto decine di concerti.
Applauditissima anteprima della sezione Fuori Concorso all’ultima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma, Il Concerto ha fatto molto parlare di sé ancor prima di uscire nelle sale ed è arrivato nei cinema italiani venerdì 5 marzo.
In un intervista per culturaromena.it, Mihaileanu ha dichiarato: “Molti paesi dell’est hanno avuto un atteggiamento di distacco e di lontananza dalla Russia, in particolare la Romania. Personalmente sono riuscito a fare una differenza, a distinguere il popolo e la cultura russa dal regime comunista russo, mi sono addirittura rifiutato di imparare il russo durante la lavorazione del film, è stato il mio modo di resistere e di mantenere in un certo senso le distanze. Trovo che quella russa sia una grandissima cultura: se andate a Mosca vi accorgete come la Russia sia diventata una nazione ‘cuginà degli Usa, anche l’architettura inizia ad assomigliare a quella americana. E poi sono cresciuto vedendo film russi, non potevo non omaggiare il cinema russo, sono convinto che Andrei Tarkovski sia uno dei cinque migliori cineasti della storia del cinema mondiale”.
Un film anti-comunista come Il Concerto sarebbe stato possibile anche solo dieci anni fa?
Radu Mihaileanu: “Non penso affatto che Il Concerto sia un film anti-comunista quanto più un film contro tutti i regimi dittatoriali che sono esistiti ed esistono tuttora nel mondo. La storia dell’umanità ha prodotto decine di esempi purtroppo, sia a sinistra che a destra: penso a Pinochet, alla Cambogia, alla Russia comunista di Stalin, alla Spagna, all’Italia. La mia denuncia non è soltanto contro il regime comunista ma essendo quello che ho vissuto personalmente sulla mia pelle è ovvio che abbia scelto questa ambientazione. Quest’opera vuole opporsi a qualsiasi forma di potere che arrivi a mettere in ginocchio le persone e impedire loro di vivere il proprio destino. L’impostura positiva che mettono in atto i personaggi del mio film racchiude una sorta di volontà di reazione di fronte a un regime che di fatto li ha costretti per anni a piegarsi alle vessazioni politiche degli statisti che hanno guidato il paese”.
“Questo Concerto per violino e orchestra di Cajkovskij è la metafora musicale che ho voluto utilizzare per descrivere il rapporto tra il singolo individuo e la società in cui vive. Obiettivamente è un film che poteva essere fatto anche dieci anni fa: non è una novità che il regime comunista abbia perseguitato gli ebrei, perchè accade sin dai tempi di Stalin. È storia, non è una cosa che ho inventato io”.
Il suo è un omaggio alle popolazioni di emigranti dell’est che possono portare quella ventata di positività che il mondo occidentale sembra aver perduto?
Radu Mihaileanu: “Si, anche Il Concerto si ispira un pò alla mia vita, parla dell’incontro tra i ‘barbari’ dell’est a la civilizzatissima cultura europea d’occidente. Pochi popoli hanno dentro l’energia vitale che vediamo in questo gruppo di russi nostalgici, è questo il vero motore della cultura di un popolo. Ci sono paesi che hanno conservato nei decenni un’energia primordiale spirituale, una ricchezza enorme che il mondo occidentale ha ormai perso. È questo il punto focale, quanti popoli sono in grado di cogliere l’essenza della propria storia, la propria energia vitale e metterla in sintonia con quella dell’universo che li circonda? Pochissimi. Senza tutto ciò è difficile vivere pienamente, l’armonia suprema sta proprio in questo, arrivare alla felicità con un percorso arduo e lungo ha sempre rappresentato qualcosa di affascinante per me, è stato un percorso professionale ma soprattutto interiore”.
Progetti per il futuro?
Radu Mihaileanu: “Sto finendo di scrivere un film sulla condizione delle donne arabe, il titolo provvisorio è La sorgente delle donne, un progetto importante e molto impegnativo”.
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