Punto finale alla più ampia simulazione di un disastro naturale organizzata nell’Unione Europea, svoltasi in Romania

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Sisma 2018, la più ampia esercitazione di protezione civile degli ultimi anni a livello europeo, ha offerto alle autorità romene l’opportunità di controllare la velocità di reazione e la capacità di intervento e cooperazione nell’evenienza di un forte terremoto. La scelta non è stata casuale: accanto a Spagna, Italia o Grecia, la Romania è considerata uno dei Paesi dell’Unione più vulnerabili ai sismi.

Per cinque giorni, le simulazioni hanno coinvolto tutte le strutture responsabili nell’evenienza di un sisma di magnitudo 7,5 Richter, seguito da altre scosse, che provocherebbe numerose vittime e lederebbe in primo luogo la capitale Bucarest. Le squadre di salvataggio hanno affrontato situazioni estreme, con migliaia di decessi, feriti e sfollati. Secondo lo scenario, il presidente Klaus Iohannis ha indetto lo stato di emergenza. L’esercito ha allestito un ospedale da campo e gli sfollati sono stati alloggiati in tende su stadi e nelle località confinanti con Bucarest. Da Israele, Italia e Norvegia sono arrivati ospedali mobili di ultima generazione, attrezzati anche per terapia intensiva, mentre da Austria e Ungheria sono giunte le ambulanze.

Il capo del Dipartimento per le Situazioni di Emergenza del Ministero dell’Interno, Raed Arafat, ritiene l’esercitazione un investimento nei preparativi per le situazioni di crisi, in quanto sono state individuate anche delle disfunzioni che vanno corrette. “Le procedure burocratiche vanno semplificate e aggiustati aspetti di comunicazionee e organizzazione del centro di comando. Sarà elaborata una relazione, dopo di che il Dipartimento per le Situazioni di Emergenza e l’Ispettorato procederanno ad un piano di applicazione, ovviamente dopo l’autorizzazione del Ministero e del Governo”, ha spiegato Raed Arafat citato da Radio Romania International.

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