Le toghe rosse nostrane

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Anche i romeni hanno le loro toghe rosse. Ma il loro ruolo non è di fermare politici di destra così popolari da non perdere le elezioni, come molti pensano in Italia. Qui da noi difendono quei leader di sinistra che rischiano di finire in galera. In questo senso il ministro della Giustizia fa di tutto per accontentare il grande capo con nomine di uomini fedeli nelle istituzioni finora accusate da accanirsi nel nome della legge contro lui stesso. Il braccio armato del ministro è l`Ispezione Giudiziaria, che non si ferma dopo il tentativo di colpire l`ex capo della Direzione Nazionale Anticorruzione, ma continua la guerra politica contro il procuratore capo e contro il capo dell`Alta Corte di Cassazione e Giustizia. La `colpa` di quest`ultimo è di non aversi sbrigato nel attuare le modifiche alle legge sull`organizzazione giudiziaria. Modifiche che potrebbero aiutare Liviu Dragnea nell`ultimo grado di giudizio del suo processo. L`ultima colpa del procuratore capo è di aver incoraggiato le indagini contro l`azione degli agenti nella sera del grande comizio contro il governo. Le toghe rosse esistono davvero, almeno in Romania. Alcuni hanno legami certi con leader socialdemocratici. Altri vogliono solo approffittare dei problemi penali del grande capo nel beneficio della loro carriera. Probabilmente pochi di loro credono nei valori della sinistra. Sono piuttosto degli opportunisti. Ma non illudiamoci che, nel caso che Dragnea riuscirà a ribadire l`attuale condanna, tra i sconfitti troveremo solo i suoi avversari politici. Molti romeni saranno d`allora in poi giudicati più male che prima, perché la prepotenza di certi giudici sarà più forte. Il principio democratico della separazione dei poteri è in crisi. Una crisi che probabilmente durerà ancora abbastanza per non sperare che con la caduta di Dragnea tutto sarà presto come prima.

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