Le autorità romene chiedono alla Commissione Europea sostegno nel processo di diminuzione degli effetti dell’epidemia di peste suina africana

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La peste suina africana è attiva in Romania in oltre 200 località di 12 distretti. Ci sono circa 900 focolai, la maggior parte nel sud-est. Il virus è presente anche in 3 distretti del nord-ovest, dove è stato confermato per la prima volta un anno fa. La malattia non può essere curata e richiede l’abbattimento di tutti gli animali delle masserie e degli allevamenti colpiti. Centinaia di migliaia di maiali sono stati finora sacrificati. Le persone non corrono alcun rischio di ammalarsi, ma l’impatto economico e sociale della diffusione della malattia si fa sentire già. In molte piccole masserie, l’allevamento dei maiali garantisce la sussistenza. D’altra parte, centinaia di persone assunte presso grandi allevamenti o mattatoi sono state licenziate in seguito all’abbattimento degli animali.

Come misura compensatoria, il governo ha deciso che le persone licenziate ricevano oltre all’indennità di disoccupazione, un compenso esente dall’imposizione pari a circa 100 euro, per al massimo sei mesi. L’esecutivo ha sollecitato sostegno finanziario da parte della Commissione Europea per diminuire l’impatto della peste suina africana sull’agricoltura romena. Il Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan, ha svolto colloqui in merito con la premier Viorica Dancila e con il ministro dell’agricoltura, Petre Daea. I dati presentati dal commissario Hogan rilevano che tre quarti dei maiali allevati nelle masserie dell’Unione Europea si trovano in Romania. È anche il motivo per cui Bucarest e Bruxelles lavorano insieme per vedere che cosa c’è da fare per quanto riguarda i servizi di sorveglianza, rivelazione e controllo, ha aggiunto Phil Hogan. Fermare la produzione a causa dell’implementazione del programma legato alla peste suina reca gravi danni economici, perciò le autorità di Bucarest solleciteranno all’esecutivo comunitario un sostegno finanziario per i farmer colpiti.

D’altra parte, il ministro dell’Agricoltura, Petre Daea, ha annunciato che la Romania e la Bulgaria – Paese confinante nel sud, anch’esso colpito dall’epidemia – intendono fondare un centro di ricerca per la peste suina africana. La ricerca deve arrivare all’origine della malattia e individuare soluzioni, di modo che i costi siano diminuiti e che la malattia sia completamente sradicata, ha affermato il ministro dell’Agricoltura.

Il Servizio Romeno di Informazioni ha reso pubblico di aver trasmesso alle autorità competenti, centrali e locali, già dal giugno 2016, dati sul pericolo della peste suina africana nella zona di confine. Ci sono state 130 lettere informative trasmesse su questo argomento da allora fino all’agosto di quest’anno, ha precisato il principale servizio segreto. Il SRI ha inoltre informato sul rischio di un altro virus che potrebbe arrivare in Romania e che potrebbe colpire i piccoli ruminanti. Le informazioni rese pubbliche offrono argomenti in più a coloro che, con a capo il presidente e l’opposizione di destra, hanno criticato aspramente il governo PSD – ALDE per il modo in cui ha gestito la crisi provocata dalla peste suina Africana, informa la Radio Romania International (www.rri.ro).

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