La scuola Diaz di Bucarest

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La vita politica di Liviu Dragnea è più lunga di quanto si aspettavano molti. Ma anche se adesso quasi tutti lo seguono senza „se” e senza „ma”, ad un certo momento si sbarazzeranno di lui senza grandi rimpianti. Lui è ancora il più forte tra i socialdemocratici che contano e per i suoi compagni non c`è bisogno di un`altro argomento. Probabilmente neanche il sindaco di Bucarest andrà fino in fondo con la sua critica del capo. Forse Liviu Dragnea gli offrirà l`appoggio del partito per candidarsi alle future elezioni presidenziali, anche se a questa carica pensa intensamente anche il leader del piccolo, ma decisivo alleato di governo, il presidente del Senato. Intanto l`opposizione resta piuttosto debole. Non è riuscita nemmeno a far pagare al ministro dell`Interno la brutalità della repressione del comizio degli emmigrati contro il governo. Perché tanto odio proprio contro chi lavora all`estero? I milioni di romeni che sono partiti in altri paesi europei, specialmente in Italia e in Spagna, non solo aiutano i lori famigliari rimasti in Romania a sopravvivere, ma senza di loro la disoccupazione resta in limiti accettabili. Dunque il governo dovrebbe ringraziare a loro, non colpirli, se non sono d`accordo con la sua politica. In ogni caso, se gli agenti si sono comportati così, la responsabilità è prima di tutto dei loro capi. E ancor di più del ministro dell`Interno, una fedelissima del leader del partito. Per quello che è successo al G8 di Genova si sono accertati i colpevoli solo dopo tanti anni. Intanto i politici al potere in quei giorni  avevano lasciato le loro poltrone da parecchio tempo prima del verdetto finale dei giudici. Quello che è più preoccupante in simili casi è la loro preparazione da parte dei politici e l`ubbedienza delle forze dell`ordine. Se Liviu Dragnea vuole evitare la prigione gli agenti devono picchiare la gente disarmata? E solo una domanda retorica.

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