Il Parco Nazionale dei Monti Macin, un’area protetta di rara bellezza

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Gli amanti della natura che arrivano in Dobrugea, regione dell’est della Romania, scopriranno il Parco Nazionale dei Monti Macin in provincia di Tulcea, un’area protetta di rara bellezza. Riserva della Biosfera dal 1998, è l’unica zona dell’Unione Europea in cui gli ecosistemi specifici alla steppa si ritrovano accanto a foreste submediterranee e balcaniche. Inserito nella Rete Natura 2000, è l’unico parco nazionale in Europa costituito per la tutela e la promozione della biodiversità della bioregione steppa. Quelle di Macin sono le più vecchie e aride montagne di Romania, dove si trovano quasi il 70% delle specie di rocce conosciute e numerosi uccelli, alcuni rarissimi. La zona rientra anche nel percorso migratorio lungo i fiumi Prut e Siret. E’ l’unico posto in Europa con il maggior numero di specie di rapaci – ben 29. Grazie alla ricchezza ornitologica, i Monti Macin sono stati inseriti nell’elenco europeo delle aree più importanti per gli uccelli.

Il direttore del Parco Nazionale dei Monti Macin, Viorel Rosca, ci presenta questo laboratorio della natura. “Ci sono 181 specie di uccelli, poichè la geomorfologia locale, l’alternanza tra vallate e vette aguzze, le correnti ascendenti sono un autentico paradiso per gli uccelli in cerca di cibo. Ci sono poi tante specie rarissime, che in altre aree dell’Europa si ritrovano ancora solo nei libri specializzati. Ricordo le aquile, tra cui l’aquila anatraia maggiore e minore, il biancone, lo sparviero levantino o il falco sacro, una specie in via di estinzione. Oltre ai rapaci, se ne contano anche tanti uccelli piccoli, come una specie di culbianco, ricercato per le foto da giapponesi che arrivano da migliaia di chilometri, stupiti di trovare da noi tanti esemplari. La regina di queste terre è sicuramente la testuggine greca, rappresentata da oltre 4.000 esemplari. Tra i rettili, va ricordato il serpente della specie Elaphe sauromates, la cui lunghezza può sfiorare i tre metri, che non è velenoso e vive tra sassaie e spineti. Sempre nel Parco dei Monti Macin scopriamo anche il ramarro orientale, con il suo bellissimo colore”, spiega Viorel Rosca.

I Monti Macin sono l’unico posto della Dobrugea in cui vive il cervo dei Carpazi, arrivato negli ultimi anni a 160 esemplari. Il capriolo e il cinghiale sono altri mammiferi che popolano la zona, e negli ultimi anni sono apparsi anche tanti sciacalli. Nei Monti Macin, anche la flora è richissima. Sulla vetta del Pricopan, cresta secondaria di queste montagne e spettacolare per le formazioni geologiche, incontriamo 27 specie conosciute solo nella Dobrugea e altre 72 protette come specie rarissime o vulnerabili. Alcune piante sbocciano proprio dai sassi, fatto attribuito dagli specialisti alle rocce magmatiche ricche di sostanze nutritive.

Viorel Rosca ci presenta altri monumenti naturali del Parco Nazionale dei Monti Macin. “Si contano oltre 1900 specie di piante, quindi oltre la metà della flora di Romania. In primavera spuntano due specie di bucaneve che si trovano esclusivamente da queste parti. Vi si aggiungono la crocus reticulatus, specie rarissime di giaggiolo o la campanula romanica, che si ritrova anche sul logo del parco. La testa di serpente – Fritillaria meleagris, con tanti esemplari, e varie specie di peonie – quelle tipiche della Dobrugea e la Paeonia tenuifolia, la Silene compacta e vulgaris sono altrettante piante interessanti. Tra gli alberi, ricordo Fagus taurica, che forma boschi nelle stazioni di 155 metri, rispetto alle altre specie diffuse a oltre 700 metri. Abbiamo 155 ettari di questa faggeta con esemplari che raggiungono due metri di diametro e 40 metri di altezza”, ha concluso il direttore del Parco Nazionale dei Monti Macin, Viorel Rosca.

Da qualche anno, nel comune di Greci, dove vive una cospicua comunità storica italiana, è aperto il Centro Informazione del Parco, che ospita anche mostre permanenti dedicate alle biodiversità della zona, accanto a quelle temporanee che promuovono le tradizioni delle minoranze che vivono da queste parti.

Articolo tratto da Radio Romania International www.rri.ro

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