Nelle mani dei politici

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Cristina Tarcea è capo della Corte Suprema di Cassazione. Dopo la revoca della signora Kovesi, da anni bersaglio dei socialdemocratici, la signora Tarcea ha criticato l`attuale ministro della Giustizia, l`artefice fortunato di questa vendetta. Tudorel Toader boccia però il suo giudizio critico come innaccetabile gesto politico. Alexandra Lancrajan è magistrato della Direzione Nazionale Anticorruzione, incaricata con l`inchiesta che riguarda Tel Drum, la ditta in stretti legami con Liviu Dragnea, accusato, tra l`altro, di frode sui fondi europei. Anche lei ha criticato lo stesso ministro, per il quale il reato di abuso d`ufficio non esisterebbe in Germania, anche se l`ambasciata tedesca lo ha subito contradetto. Il giorno dopo il magistrato finisce indagato per i suoi commenti critici. Dunque smentire una bufala significa fare politica senza averne il diritto. La stessa cosa succede in Italia, dove il presidente dell`Inps, Tito Boeri, è accusato dai leader di entrambi i partiti di governo di fare politica senza passare la prova delle elezioni. Il principio invocato sarebbe quello di una strana separazione tra tecnocrati e politici. Una volta erano di moda i primi, come Mario Monti in Italia o Dacian Ciolos in Romania, ma adesso soffia un vento di cambiamento anche in questo senso. Ma il vero pericolo è di scordare il ruolo decisivo dei professionisti nelle riforme delle istituzioni. I politici hanno i loro interessi, spesso piuttosto meschini. Proprio per questo il parere di chi sa veramente come funziona la giustizia è spesso più importante di quello di un ministro troppo fedele al leader di un partito, in questo caso un pregiudicato che vuole salvarsi la pelle prima di tutto. È questo il ruolo salutare di certe istituzioni: mettere un freno ai politici, specialmente se più populisti che responsabili. Chi pensa che la politica spetta solo ai politici è sia un ingenuo sia un cinico. E non illudiamoci che il popolo ha sempre ragione.

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