Il modello rumeno

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Dopo che i socialdemocratici hanno stravinto le ultime elezioni, nel contesto anche di un forte assenteismo, il loro presidente Liviu Dragnea ha cercato un premier fedele e umile. La legge impediva a un pregiudicato come lui di assumere la carica e così fu nominato il quasi sconosciuto Sorin Grindeanu. Dopo non molto tempo, Dragnea ha pensato di cambiarlo, ma in modo del tutto inaspettato il premier ha rifiutato di dimettersi. È stato necessario un voto difficile in parlamento per mandarlo a casa. Neanche il suo successore Mihai Tudose non è rimasto in carica più di lui, sempre per qustioni di disaccordo con il presidente del partito. Solo Viorica Dăncilă sembra destinata a rispettare per sempre la volontà del suo capo, ma le sorprese non sono mai escluse. In altre parole, il premier non ha più la sua normale autonomia. Ma questo non è un problema solo per la Romania. Con un nuovo governo M5Stelle-Lega, anche in Italia il presidente del Consiglio rischia di diventare, almeno in certi situazioni, una sorte di portaborse dei veri leader Di Maio e Salvini. Nel migliore dei casi dovrà difendere la sua posizione nel comitato di conciliazione, ma è poco probabile che un veto di Salvini, per esempio, possa portare altronde che ad una rinuncia da parte del premier. La verità è che o un premier è debole o si ribella, prima o poi, contro l`autorità del capo politico. Specialmente se quest`ultimo è un leader incapace di apprezzare le iniziative alternative di qualcun altro. Purtroppo i leader veramente democratici sono pochi e tanti non riescono a mantenersi che con ripetute prove di autoritarismo. Perciò è meglio un capo di governo nello stesso tempo capo di partito che sgambettare ogni tanto un premier che non ha abbastanza libertà d`azione. L`esempio rumeno, non privo di momenti ridicoli, mostra i limiti della finta divisione dei ruoli. Il caso italiano di un`alleanza contronatura sembra portare inevitabilmente ad un passo indietro di entrambi i leader di partito, ma si tratta solo di un problema di orgoglio, non di una realistica scelta politica.

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