Azione disciplinare contro il capo della DNA e contro il suo vice: Kovesi e Iacob di nuovo al CSM il 9 maggio

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Il procuratore capo della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), Laura Codruţa Kovesi, e il suo vice, il procuratore Marius Iacob, per i quali l’Ispezione Giudiziaria ha avviato a gennaio azioni disciplinarie, sono stati ascoltati mercoledì al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) per 30 minuti, e sono stati richiamati il 9 maggio.

La seduta della sezione per i procuratori nel settore disciplinario del CSM non è stata pubblica ed ha avuto una durata di 30 minuti.

Il capo della DNA e il suo vice, Marius Iacob, non hanno fatto alcuna dichiarazione all’uscita dal CSM.

“Non è una procedura pubblica. Ci siamo presentati. Presenteremo richieste di amministrazione di prove, richieste in difesa. E’ una procedura in corso. Presenteremo richieste in difesa, faremo le difese, prenderemo la decisione. Non è una procedura pubblica, non posso fare altri commenti”, dichiarava Kovesi all’arrivo al CSM.

L’Ispezione Giudiziaria ha avviato il 12 gennaio un’azione disciplinaria nel caso del procuratore capo della DNA, Laura Coduţa Kovesi, accusata di tre contravvenzioni disciplinari. Un’azione simile è stata avviata anche nel caso di Marius Ioacob, vice procuratore capo della DNA.

Il Procuratore capo della DNA è accusata, tra altro, di manifestazioni che influenzano l’onore o la probità professionale o il prestigio della giustizia, commesse durante l’esercizio o fuori l’esercizio dei suoi obblighi di lavoro.

Una simile azione è stata avviata  anche nel caso di Marius Iacob, Vice Procuratore capo della DNA, per “l’inosservanza del dovere di astenersi quando il giudice o il procuratore sa che esiste una delle cause previste dalla legge per la sua astensione” e cioè ha condotto procedimenti penali senza formulare dichiarazione di astensione, anche se c’era nella situazione di incompatibilità prevista dall’art. 64, comma 1, lett. f, con riferimento all’art. 65, comma 1 e all’art. 66 del Codice di Procedimento Penale.

Una delle contravvenzioni rilevate dall’Ispezione Giudiziaria nel caso della Kovesi riguarda la registrazioni rilasciate nello spazio pubblico, durante una seduta di lavoro del 18 giugno 2017. “Il procuratore capo della DNA si è dichiarata favorevole a contrastare gli effetti negativi per l’immagine e per la credibilità dell’istituzione, determinati dalla Decisione CCR 68/2017, attraverso la fabbricazione urgente di fascicoli “con ministri”, con impatto mediatico, ha espresso il proprio disaccordo sulla legalità, sul carattere definitivo e generale della Decisione CCR 68/2017, ha utilizzato espressioni inadeguate indirizzate alla Corte Costituzionale e ad un giudice della Corte Costituzionale, creando l’idea nell’opinione pubblica che uno dei criteri in base al quale viene stabilita la soluzione delle cause è l’impatto mediatico e la carica ufficiale delle persone indagate”, ha dichiarato l’Ispezione Giudiziaria.

Inoltre, il Procuratore capo della DNA è accusata di “aver usato un tono superiore e aggressivo con i colleghi, inammissibile per quanto riguarda i minimi standard di etica e deontologia di un magistrato, capace di generare un sentimento di indignazione nell’opinione pubblica e un legittimo dubbio sul rispetto dei principi della supremazia della Costituzione e delle leggi e sull’imparzialità dei procuratori”.

“(…) Attraverso la posta elettronica (email) ha avuto un atteggiamento indegno, indirizzando ai procuratori parole ed espressioni con un contenuto chiaramente denigratorio, offensivo e minaccioso, rispettivamente “codardi”, “calunniatori”, “delinquenti”, dichiarando che “esistono già dei sospetti” con riferimento ad una pratica penale, violando gli obblighi di prudenza e le norme di condotta di un magistrato”, dichiarava l’Ispeziona Giudiziaria in un comunicato stampa inviato a gennaio.

Il capo della DNA viene accusata anche del fatto che “nel nominare procuratore di caso, un magistrato in uno stato di incompatibilità”, di aver violato il Regolamento di ordine interna della Direzione Nazionale Anticorruzione, che fa riferimento alle competenze del procuratore capo e che prevede che “questo distribuisce le cause in rapporto a criteri oggettivi come la specializzazione e la formazione del procuratore, il volume di attività, la complessità e l’operatività nella soluzione delle cause, i conflitti di interesse o le incompatibilità nell’esercitare la carica”.

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