Niente di nuovo sul fronte di sinistra

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Finora tutto va bene per Liviu Dragnea. Una sua fedelissima guida il governo, lui resta l`incontestato presidente del partito e la `riforma` della Giustizia che deve proteggerlo dai suoi guai giudiziari sta per diventare legge. Anche senza nuove elezioni, ha ottenuto senza problemi una sorte di plebiscito: i delegati al congresso hanno risposto `con una sola voce` che lo vogliono ancora alla guida del partito. Contro di lui sono solo diversi ex leader socialdemocratici senza più un futuro importante nei ranghi del partito, che parlano con risentimento. La Corte Costituzionale appoggia in gran parte le sue `riforme`. E anche i magiari credono che le sue scelte politiche sono quelle buone. Con lui sono anche i socialisti europei, con poche eccezioni, che parlano con invidia del suo successo elettorale. Per non parlare delle filiali distrettuali del partito che non hanno dubbi sul suo ruolo di capo indiscusso. Manca solo un`eventuale cambiamento della legge che gli proibisce la carica di premier per considerarlo un politico felice. Ma anche senza una simile opportunità resta possibile la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. Ma potrebbe riuscire Dragnea in un confronto che ha già distrutto la carriera di Adrian Năstase e Victor Ponta? Forse il suo futuro dipende più di quanto pensa da quello che succederà in Italia. Con un`Unione Europea forte, la sua posizione resterà piuttosto fragile. Se l`Italia avrà un governo che sceglierà di allontanarsi da certi valori oggi comuni nell`Europa unita, Dragnea si rallegrerà e sarà più libero nelle sue azioni. D`altronde, i socialdemocratici romeni somigliano un po` con i pentastellati italiani. Entrambi i partiti utilizzano una retorica antisistema e contro un preteso diktat della burocrazia di Bruxelles. La differenza principale è che Liviu Dragnea sembra piuttosto un politico del passato, più conservatore che riformista. Al di la del populismo, con una simile immagine non si può vincere.

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