L’ex Ministro degli Esteri, Cristian Diaconescu, commenta il risultato delle elezioni in Italia

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Per decenni, l’Italia ha svolto un ruolo decisivo nella costruzione europea. Se la Francia o la Germania hanno considerato l’UE uno strumento pragmatico, necessario per evitare conflitti attraverso l’integrazione economica, l’Italia ha affrontato il progetto europeo da una prospettiva civile. Come anche la Romania o gli altri tati del Centro e dell’Est Europa.

Ma dopo due decenni di stasi, l’economia italiana è diminuita del 6% rispetto al 2008, il tasso di disoccupazione è dell’11% (di cui 1/3 giovani sotto i 25 anni), l’ eccessiva concentrazione di capitale, un sistema fiscale ingiusto, hanno diretto la società italiana – quasi naturalmente – verso forze politiche anti-sistema ed euroscettiche.

Mentre la Lega Nord fa parte della corrente, nota a livello europeo,  dei movimenti etno-nazionalisti e xenofobi, il Movimento 5 stelle (M5S) è un fenomeno politico speciale. Ha preso voti dal centro-sinistra, ma ha diminuito gradualmente la sua intensità retorica, occupando sempre di più una posizione moderata verso un “populismo di centro”.

I due partiti hanno diviso l’Italia. Il partito Lega Nord è molto influente nel ricco nord d’Italia, mentre M5S ha vinto quasi tutte le circoscrizioni del sud. Trovare una formula governativa maggioritaria sarà un processo estremamente complicato, dato che i temi che separano i primi quattro partiti politici italiani abbondano, a scapito di quelli che li avvicinano.

Ma un argomento preferito, ritrovato quasi senza eccezione nei discorsi politici – sostenuto più o meno fortemente – è quello legato all’idea di trovare “il colpevole di turno” responsabile per tutto ciò che non va bene in Italia.

Coerente ad un tipo di eccezionalità inerente a qualsiasi pensiero populista, le formazioni politiche italiane puntano il ditto contro l’esterno dell’Italia, accusando addirittura Bruxelles di non coinvolgimento.

Si tratta di un immigrante/rifugiato, considerato una minaccia alla sicurezza nazionale o addirittura al cittadino europeo, che occuperebbe in maniera abusiva i posti di lavoro degli italiani o esaurirebbe le risorse del budget delle assicurazioni previdenziali. Queste categorie – viene spiegato agli italiani – generano anche un alto livello della criminalità.

Se tali messaggi populisti hanno riscontrato successo in Francia, Germania, Paesi Bassi o Regno Unito, perché non usare questa scusa anche in Italia per spiegare i problemi economici della società italiana?

Vari incidenti isolati, in particolare tra il 2007 e il 2009, in cui sono stati coinvolti cittadini romeni, sono stati ripresi e amplificati – nei media e nella politica – e sono stati estesi all’intera comunità romena con un’intensità incomprensibile. I romeni, perché sono romeni – non ha alcun senso dire altro – sono stati l’obiettivo di attacchi xenofobi e razzisti senza alcun precedente nella comunità di valori dell’UE.

Le forze anti-sistema e soprattutto euroscettiche sono meno interessate a rispettare i valori e gli standard europei, considerandoli un tentativo di limitazione, imposto dalla burocrazia europea, alle ambizioni sovrane.

Le autorità di Bucarest dovrebbero essere molto attente agli sviluppi politici a Roma. La Romania e l’Italia stanno sviluppando eccezionali relazioni politiche, economiche e culturali.

La comunità dei cittadini romeni in Italia è numerosa e la coerente tutela dei suoi diritti è una delle responsabilità dello stato romeno nel contesto dell’applicazione dei principi estremamente preziosi del partenariato strategico italo-romeno.

Entrambi i paesi sono legati al quadro normativo dell’UE sul rispetto dei cittadini europei, un principio che funziona al di là della soggettività e della propaganda politica.

E non per ultimo, il primo argomento della validità delle affermazioni politiche sulla tutela della dignità nazionale è quello di proteggere i cittadini romeni ovunque si trovino.

Editoriale pubblicato da Mediafax. L’Ambasciatore Cristian Diaconescu è stato Ministro degli Affari Esteri e capo dell’Amministrazione Presidenziale

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