Una sinistra più a destra

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I socialdemocratici romeni potrebbero rinunciare al loro gruppo europeo. Lo mostra la scelta di non seguire i loro colleghi nella campagna contro le derive dell`attuale potere in Polonia. Una scelta facile da capire, visti i tentativi politici simili nel nome della cosidetta `riforma della Giustizia` che si svolgono da più di un`anno a Bucarest. Si parla già da un tempo delle intenzioni di Liviu Dragnea di lasciare i socialisti europei per il gruppo dei conservatori e riformisti, dove ritroverebbe i partiti oggi al potere in stati del gruppo di Visegrád. Partiti con un discorso illiberale, con leader come Viktor Orban, con cui Dragnea ha da un certo tempo rapporti più stretti tramite Kelemen Hunor, un alleato sia dell`attuale governo di Bucarest che di quello di Budapest. Sospettato dai colleghi europei di voler cambiare le leggi per proteggere se stesso e molti altri dalle acuse di corruzione, Liviu Dragnea cerca nuovi alleati. E il nuovo discorso nazionalista dei socialdemocratici somiglia tanto da un tempo a quello di Orban contro George Soros, visto come principale nemico dei valori tradizonali. La Romania dipende moltissimo dall`Unione Europea, ma il crescente euroscetticismo dei socialdemocratici romeni non meraviglia nessuno dopo quello dei polacchi o dei magiari. Liviu Dragnea e i suoi colleghi vogliono approfittare di queste nuove alleanze per uscire dal loro attuale isolamento in Europa. Ma serve di più. Non per caso sono nati da poco il Partito Nazione Romena e l`Iniziativa Civica Romania 3.0. Il primo parte da un`ex deputato socialdemocratico, che cerca di limitare l`educazione sessuale nelle scuole. La seconda parte da un`ex spia, arrestata nell`affare Black Cube, un tentativo di compromettere l`attuale capo della Direzione Nazionale Anticorruzione. Si cerca così di promuovere un discorso che riunisca tradizione cristiana, autoritarismo e rifiuto della `decadenza occidentale`. Una prova utile per cambiare poi anche il partito degli attuali socialdemocratici.

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