L’ipocrisia

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L’ultimo Re dei romeni è morto. Il governo di centrosinistra ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Alcuni leader socialdemocratici hanno reso omaggio all’ex sovrano. Tra questi, anche Ion Iliescu. Adesso l’ex presidente scarica sull’ex premier Petre Roman la colpa di non aver lasciato che l’ex re tornasse in patria dopo la caduta del regime di Nicolae Ceausescu. C’è stata una sola eccezione nel 1992, ma dopo il successo popolare di quella visita sono passati molti anni prima della “normalizzazione”. Dopo la nuova vittoria di Iliescu alle elezioni presidenziali nel 2000, cominciò una trattativa con l’ex Re. Questo ricevette una parte delle sue vecchie proprietà e in cambio non solo rinunciò a ogni ruolo politico, ma accettò anche di sorridere in pubblico accanto ai leader socialdemocratici. Una volta premiò Adrian Nastase e molti, anche monarchici, rimasero estremamente delusi da questa svolta. Oggi c’è molta ipocrisia tra i romeni. Vogliono un leader simile a un re, come ai tempi del presidente Traian Basescu. Per molti anche Klaus Iohannis è deludente perché non ha l’autorevolezza di un re e non ferma l’attuale deriva garantista del centrosinistra. Molti hanno però la memoria corta: un anno fa, proprio il presidente è stato l’unico vero eroe politico, contro l’assalto dei politici che avevano gravi problemi con la Giustizia. Ma è riuscito a fermarli solo perché moltissimi romeni avevano scelto di protestare e il governo è stato costretto a fare un passo indietro. Oggi, mentre la “riforma” della Giustizia penale è molto più pericolosa per il futuro di tutti i romeni, le proteste sono ancora scarse. Nel frattempo Liviu Dragnea e i suoi seguaci non hanno nessun problema a rendere un piccolo omaggio all’ex sovrano. Perché con lui è probabilmente morta per sempre anche la vecchia monarchia in Romania. Restano solo dei leader che a volte hanno più privilegi di un re e, nel migliore dei casi, uno scarso senso di responsabilità.

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