La Commissione guidata da Florin Iordache apre i dibattiti sugli emendamenti del Codice penale in conformità con le direttive europee

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I membri della Commissione speciale condotta dal socialdemocratico Florin Iordache lunedì apriranno i dibattiti sulle proposte di modifica formulate dai parlamentari per il Codice penale e il Codice di procedura penale. Approfittando della trasposizione della Direttiva UE 2016/343 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, in merito alla presunta colpevolezza e al diritto di essere presenti al processo, i parlamentari PSD, ALDE e UDMR hanno formulato 62 emendamenti per il Codice Penale e per il Codice di procedura penale.

E questo, oltre alle posizioni già assunte in merito all’abuso d’ufficio.

Il più controverso tra gli emendamenti proposti, vieta qualsiasi comunicazione pubblica in merito ai casi in svolgimento e con processo ancora aperto.

“Durante l’indagine penale e durante lo svolgimento del processo, in fase preliminare saranno vietate le comunicazioni pubbliche, le dichiarazioni pubbliche come anche l’offerta di altre informazioni, dirette o indirette, che provengano da autorità pubbliche o da altre persone fisiche o giuridiche, riguardanti fatti e persone che siano oggetto di tali procedure. La violazione di quest’obbligo costituisce reato ed è punibile, secondo la legge”, si legge nel testo di un emendamento proposto da PSD e ALDE nel Codice di procedura penale.

Allo stesso modo, PSD e ALDE propongono che “durante il processo penale sia vietato presentare pubblicamente le persone sospettate di aver commesso un crimine, con manette ai polsi o con altri strumenti d’immobilizzazione o in altre modalità di natura tale da indurre nella percezione pubblica l’idea che queste persone siano colpevoli di un crimine”.

Sempre nel Codice di procedura penale, l’UDMR ha proposto che “prima di pronunciare una sentenza di condanna definitiva, le dichiarazioni pubbliche e le decisioni ufficiali provenienti dalle autorità pubbliche non potranno riferirsi alle persone sospettate o accusate, come se si trattasse di condannati”.

L’UDMR ha inoltre proposto che “l’esercizio del diritto di non rilasciare dichiarazioni durante un processo penale non possa essere utilizzato contro il sospettato o l’accusato in una tappa successiva della procedura, e non possa essere utilizzato per corroborare i fatti”.

PSD e ALDE hanno deposto un altro emendamento nel Codice di procedura penale, in base al quale “l’audizione di una persona non potrà durare più di 6 ore, nell’arco di 24 ore”.

Kovesi: La DNA chiuderà se le modifiche ai Codici penali saranno approvate. Mettono in pericolo tutti i romeni

Il Procuratore capo della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), Laura Codruta Kovesi, afferma che le modifiche che i parlamentari intendono apportare ai Codici Penali elimineranno moltissimi strumenti efficienti d’inchiesta di cui oggi i procuratori si avvalgono, e che se tali modifiche saranno approvate, “la DNA sarà chiusa”. “Queste modifiche non colpiranno solo l’attività di tutti i procuratori ma metteranno in pericolo tutti i romeni”, ha dichiarato Kovesi giovedì, a Digi 24.

La stessa ha affermato, ad esempio, esistano modifiche in grado di obbligare i procuratori, subito dopo la registrazione di una notifica legata a una persona sospettata di reati di corruzione, ad annunciare immediatamente il nome di quella persona.

“Se noi della DNA riceviamo una segnalazione su un sindaco che ha chiesto una mazzetta per assegnare un contratto, immediatamente dovremmo annunciare il nome di questa persona, chiamare il signor sindaco e dirgli, guardi, è arrivata una segnalazione alla DNA secondo cui lei ha ricevuto una mazzetta e, a partire da questo momento lei ha il diritto di partecipare a tutte le nostre azioni, così potremo prenderla quando riceva la mazzetta. Se entrerà in vigore un testo simile, possiamo dire che la DNA chiuderà”, ha dichiarato Kovesi.

Essa ha affermato potrebbe accadere che i procuratori non arrivino più a realizzare alcuna inchiesta, se saranno obbligati a rendere pubblico il nome delle persone che stanno indagando.

“Quali conti puoi più verificare, quali indagini puoi svolgere, che prove puoi ancora amministrare nel momento in cui la persona in questione sa di essere indagata per un determinato motivo?”, ha spiegato Kovesi.

Il Procuratore capo della DNA ha dichiarato ci sia ancora un’altra modifica in grado di colpire duramente i procuratori, vale a dire l’impossibilità di utilizzare in un’altra inchiesta i risultati delle perquisizioni informatiche.

“Se sequestriamo un computer e, oltre ai documenti che cerchiamo e alle email che ci interessano, troviamo file video con un crimine o con pornografia infantile, non possiamo far niente in relazione a questi file e, al contrario, dovremmo distruggerli”, ha mostrato il capo della DNA.

Il Procuratore capo della DNA ha offerto anche l’esempio dell’emendamento riguardante l’accesso degli organi d’inchiesta nelle basi di dati, spiegando come, se un uomo è investito da un’automobile, poliziotti e procuratori non potranno verificare chi sia il proprietario dell’auto.

In questo modo, “gli investigatori saranno privati di strumenti efficienti e semplici, quando si tratterà di reati gravi”, ha dichiarato Kovesi, mostrando come le modifiche apportate al Codice di procedura penale “non abbiano nulla a che fare con la presunzione d’innocenza”, sebbene il PSD sostenga di realizzarle nel rispetto della direttiva europea in materia.

“È solo un pretesto per eliminare la capacità di polizia e procuratori di scoprire e indagare questi reati”, ha dichiarato il Procuratore capo della DNA, aggiungendo che la presunzione d’innocenza sia già prevista e consolidata della legislazione romena.

“Questo modifiche non avranno effetto solo sull’attività di tutti i procuratori ma metteranno in pericolo tutti i romeni”, ha aggiunto il Procuratore capo della Direzione Nazionale Anticorruzione.

DNA: “Effetto devastante sulle inchieste penali”

Prima dell’intervista di Kovesi per Digi 24, la Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) ha lanciato un segnale d’allarma in merito alle modifiche proposte nel Codice penale e del Codice di procedura penale: “Avranno effetti devastanti sulle inchieste penali”.

All’interno di un comunicato stampa, la DNA sostiene che le modifiche e le aggiunte che s’intende realizzare nel Codice penale e nel Codice di procedura penale avranno un effetto “devastante” sulle inchieste penali, eliminando strumenti legali “indispensabili” allo svolgimento delle indagini da parte degli organi d’inchiesta.

“Questo modifiche avranno un effetto devastante sulle inchieste penali, poiché eliminano strumenti legali indispensabili, tramite cui gli organi d’inchiesta svolgono le proprie indagini. In realtà, tutte le garanzie implicate dalla Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento Europeo e del Consiglio, in data 09.03.2016, sono già previste della legislazione interna”, precisa la DNA.

Pertanto, mostra la fonte summenzionata, la direttiva è utilizzata solo come un pretesto per eliminare la capacità degli organi d’inchiesta penale di scoprire e dimostrare un reato, mentre lo scopo di tali modifiche non ha nulla a che fare con la presunzione d’innocenza.

In questo modo, i procuratori anticorruzione sostengono che la modifica all’articolo 307, paragrafo 2 del Codice di procedura penale obbligherà i procuratori, subito dopo la registrazione di una segnalazione riguardante una determinata persona, a notificarlo alla persona in questione, cui è permesso di assistere alle azioni svolte. In questo modo, non potranno più essere amministrati mezzi di prova che presuppongano confidenzialità, come anche le registrazioni telefoniche e ambientali, le perquisizioni domiciliari e informatiche o scoperte in flagrante.

Allo stesso modo, la DNA specifica come la modifica dell’articolo 83 del Codice di procedura penale, tramite cui si permette al sospettato o all’accusato di assistere alle udienze dei testimoni, complicherà lo svolgimento delle inchieste, poiché in numerose situazioni i testimoni saranno intimiditi dalla presenta dell’autore del reato, soprattutto nelle situazioni in cui siano suoi subordinati, come avviene nei casi dei reati di abuso d’ufficio e corruzione. Attualmente, la legge conferisce il diritto di assistere a queste udienze all’avvocato, garanzia assolutamente sufficiente per il diritto di difesa della persona indagata.

Ancora, la Direzione precisa come, tramite la modifica dell’articolo 267, paragrafo 2 del Codice di procedura penale, i procuratori saranno privati di un strumento indispensabile nell’investigazione dei reati, vale a dire l’accesso rapido alle informazioni per poter agire in modo efficiente nella scoperta dei fatti.

“Bisogna menzionare come qualsiasi istituzione sia obbligata a comunicare agli organi d’indagine penale tutte le informazioni necessarie all’interno di un’indagine, e che l’accesso alle basi di dati aumenti la velocità di reazione nell’identificare rapidamente gli autori di un reato. L’accesso dei procuratori e della polizia agli strumenti di investigazione accordati non può essere condizionato dalla concessione del medesimo diritto ai colpevoli. Il diritto alla difesa presuppone garanzie per la persona indagata e non la mutilazione degli strumenti cui ha accesso l’organo che svolga l’indagine penale, per impedirgli di scoprire il reato commesso”, si legge nel comunicato.

La DNA sostiene inoltre che, tramite la modifica 223, paragrafo 2 del Codice di procedura penale, non potranno più essere arrestati preventivamente i colpevoli di reati di corruzione, evasione fiscale, riciclaggio di denaro, anche nel caso in cui lasciarli a piede libero costituisse un pericolo per l’ordine pubblico.

L’istituzione anticorruzione aggiunge che la modifica all’articolo 273 del Codice di procedura penale depenalizza in sostanza il reato di falsa testimonianza, con effetto anche su tutte le cause iscritte a ruolo che riguardino questo reato, grazie all’applicazione del principio della legge penale più favorevole, e questo renderà estremamente complesso, se non impossibile, scoprire la verità dal momento che i testimoni sapranno di poter mentire senza nessun conseguenze, grazie all’impunità.

Allo stesso tempo, aggiunge la DNA, la modifica dell’articolo 542 del Codice di procedura penale introduce una responsabilità oggettiva per il magistrato in tutte le situazioni, perché l’azione di regresso non è più condizionata da una dimostrazione di malafede o da una grave negligenza, così com’è regolamentata attualmente.

Un altro esempio fornito dalla DNA riguarda l’introduzione dell’articolo 524, paragrafo 11 del Codice di procedura penale, che regolamenta una nuova forma del reato di abuso d’ufficio solo per i magistrati, e incrimina esclusivamente la commissione di negligenze a prescindere dalla natura della norma violata.

“Questa forma del reato di abuso d’ufficio rappresenta un’evidente discriminazione rispetto a tutte le altre categorie sociali, che sono sanzionate solo nel caso in cui agiscano in modo intenzionato e solo se violino quanto stabilito da una legge”, avvertono gli inquirenti anticorruzione.

La Direzione Nazionale Anticorruzione puntualizza inoltre come, tramite la modifica dell’articolo 364 del Codice di procedura penale, diventi praticamente impossibile la condanna in contumacia di una persona.

“Tramite la modifica dell’articolo 335 del Codice di procedura penale, una sentenza iniziale di archiviazione non potrà più essere annullata dopo 6 mesi, anche nel caso in cui apparissero prove nuove che dimostrino la reale colpevolezza della persona in questione, per il reato di cui è stata indagata. Esistono numerose situazioni in cui appaiono nuove prove dopo la disposizione di una sentenza di archiviazione in cause che riguardano reati tra i più gravi, solo che i colpevoli di tali reati non potranno più essere chiamati a risponderne penalmente”, spiega ancora la DNA.

Inoltre, mostra la fonte citata, non potranno più essere arrestati preventivamente i colpevoli di reati contro la capacità di difesa della Romania, di crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra, se commessi senza azioni violente. Tramite questa modifica si realizza la discriminazione evidente tra gli autori di questi crimini e quanti commettano crimini meno gravi (falsificazione monetaria) ed esiste la possibilità di creare insicurezza sociale.

La DNA menziona anche come la modifica dell’articolo 139 del Codice di procedura penale porterà all’eliminazione, tra i mezzi di prova, delle registrazioni realizzate nel rispetto della legge e questo non farà antro che rendere più faticoso dimostrare un reato.

L’istituzione avverte ancora del fatto che la modifica dell’articolo 168 del Codice di procedura penale renderà impossibile usare in una causa i risultati di una perquisizione informatica e la dimostrazione del reato diventerà più complicata, senza nessun argomento obiettivo poiché sarà impossibile giustificare l’esclusione delle prove che siano state amministrate nel rispetto della legge e in base all’autorità di un giudice.

“L’introduzione dell’articolo 4, paragrafi 3 e 4 nel Codice di procedura penale determinerà un’evidente discriminazione tra i colpevoli di reati e il diritto pubblico di accesso alle informazioni d’interesse pubblico. Queste norme contravvengono alla giurisprudenza di base della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo (CEDU), alla Raccomandazione (2003) 13 del Comitato dei Magistrati del Consigli Europeo, Sentenza n. 428/1970 adottata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo in merito agli obblighi degli stati di assicurare l’accesso di tutte le persone interessate e dei mass media alle informazioni d’interesse pubblico. Le indagini svolte nei casi di corruzione, di riciclaggio di denaro, evasione fiscale, violenza ecc., rappresentano informazioni di interesse pubblico, al punto che la loro restrizione viola il diritto pubblico di avere accesso alle informazioni pubbliche”, precisano ancora i procuratori anticorruzione.

DIICOT, sulle modifiche al Codice penale e di procedura penale: Sono norme eccessive che amputano le possibilità tattiche d’indagine di un reato

La Direzione d’Investigazione dei Reati di Criminalità Organizzata e Terrorismo (DIICOT) dichiara che le modifiche apportate al Codice penale e al Codice di procedura penale siano “norme eccessive” e che porteranno a una “amputazione delle possibilità tattiche d’indagine di un reato”. I procuratori DIICOT si dichiarano preoccupati dal modo in cui si svolge il processo di modifica delle Leggi sulla Giustizia, privo di trasparenza e senza un confronto con gli specialisti in materia.

La DIICOT afferma di aver preso atto non ufficialmente di un numero significativo di emendamenti del Codice penale e del Codice di procedura penale formulati all’interno di procedure in atto nella Commissione Speciale Comune della Camera di Deputati e Senatori che, a suo parere, si tratti di “norme eccessive, oltre gli standard stabiliti dalla Direttiva, il cui scopo è quello di amputare le possibilità tattiche d’indagine di un reato, affinché i colpevoli non ne rispondano penalmente”.

I procuratori della Direzione si dichiarano sorpresi e preoccupati dal modo in cui si stia svolgendo il processo di modifica delle Leggi sulla Giustizia, senza trasparenza e senza consultare gli specialisti in materia di giustizia penale, spiegando come l’elaborazione e l’adozione del nuovo Codice Penale e del nuovo Codice di Procedura Penale si sia svolta nel corso di molti anni, all’interno di un processo complesso di consultazioni professionali e dibattiti cui hanno preso parte esperti, praticanti, quadri universitari e associazioni professionali, e anche in queste condizioni i risultati non sono stati perfetti e hanno presentato errori maggiori che hanno attratto critiche, generato una pratica giudiziaria disomogenea, come anche sentenze di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale.

“Il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali è un obbligo costituzionale anche per magistrati e procuratori, ugualmente interessati a conformare la legislazione nazionale agli standard europei in materia. Allo stesso tempo, per soddisfare una funzione sociale consacrata costituzionalmente, i procuratori devono disporre nella loro attività giudiziaria, all’interno della quale rappresentare gli interessi generali della società e difendere l’ordinamento pubblico, come anche i diritti e le libertà dei cittadini, di strumenti processuali e procedurali in assenza dei quali, la scoperta della verità in un processo penale diventerebbe illusoria”, sostengono i procuratori DIICOT.

I procuratori spiegano ancora come le norme della Direttiva 2016/343 sulla presunzione di colpevolezza siano già messe in atto nella legislazione penale della Romania. Allo stesso modo, sebbene non abbiano ricevuto la forma ufficiale degli emendamenti deposti in Commissione, i procuratori si dichiarano consapevoli della loro importanza e manifestano disponibilità a partecipare a delle consultazioni per l’elaborazione delle necessarie modifiche della legislazione penale, che consolidino le garanzie di presunzione d’innocenza per i sospetti e gli accusati, le garanzie di un processo giusto, come anche le garanzie necessarie alla difesa dei principi di legalità e degli interessi generali della società.

“L’esperienza giudiziaria dei procuratori della D.I.I.C.O.T. rappresenta a nostro avviso una risorsa che non andrebbe ignorata nel processo di elaborazione e adozione delle modifiche delle leggi penali, nella misura in cui tali modifiche avvengano nel rispetto dell’interesse generale della società e per la difesa del principio di legalità. E questo è ancora più valido nell’attività di lotta alle forme di criminalità grave (…) La DIICOT si avvale di una stretta relazione di cooperazione giudiziaria internazionale, nel comune sforzo di tutti gli stati di garantire un clima di sicurezza, di rispetto del principio di legalità e libertà. Senza i necessari strumenti processuali, la DIICOT non potrà adempiere al ruolo di partner efficiente e credibile nella cooperazione giudiziaria internazionale in materia”, sostengono i procuratori.

“Sorvolando sul fatto che siano molto frequenti le situazioni in cui non esistano esperti in determinati ambiti o laboratori che assicurino le giuste condizioni per svolgere delle perizie, nelle cause legate al traffico illecito di droghe di qualsiasi tipo, il rapporto di constatazione tecnico-scientifico è l’unico documento all’interno di un’indagine penale, in grado di certificare l’esistenza o l’inesistenza delle sostanze vietate nei materiali sottoposti a verifiche. Senza questo strumento, l’attività della DIICOT, che istruisce circa 1200 fascicoli antidroga al mese, sarà bloccata immediatamente dopo l’avvio delle modifiche”, spiega la DIICOT.

Allo stesso modo, i procuratori si mostrano preoccupati anche dalla modifica dell’articolo 267 del Codice di procedura penale, tramite cui si limita la possibilità degli organi d’indagine penale di aver accesso alle informazioni contenute nelle basi elettroniche di dati da parte degli organi d’amministrazione dello Stato.

“(…) Gli argomenti invocati a sostegno di una tale modifica riflettono una comprensione del tutto errata della natura delle indagini penali e del ruolo svolto dagli organi d’indagine penale. Le basi di dati offrono informazioni e non prove. Il principio di legalità si riferisce alle prove e alla loro amministrazione, soli elementi in base ai quali è possibile violare in seguito la presunzione d’innocenza”, sostengono i procuratori.

In merito alle modifiche proposte all’art. 83 del Codice di procedura penale, che prevede la presenza dell’imputato durante le procedure di udienza dei testimoni, la DIICOT afferma che “i diritti degli imputati non devono ledere i diritti dei testimoni o delle loro vittime”.

La Procura Generale critica le modifiche ai Codici penali

Dopo DNA e DIICOT, anche la Procura Generale critica le proposte di modifica del Codice penale e del Codice di procedura penale. L’Obbligatorietà di trasposizione riguardanti le Direttive UE “è un pretesto per modificare l’architettura del processo penale, per complicarlo fino a rendere inefficiente l’atto istruttorio”, mostra il Pubblico Ministero in un comunicato.

“Solo così è possibile spiegare l’introduzione di alcuni testi che sono in contraddizione, tanto con gli standard europei in materia, quanto anche con le norme interne, convalidate dalla Corte Costituzionale”, si legge nel comunicato postato su Facebook.

Secondo la Procura Generale, “si cerca un limite l’applicazione di alcuni principi fondamentali (la Scoperta della verità e il Carattere equo del processo penale) come anche di alcune istituzioni essenziali all’interno del processo penale (la fase probatoria, l’avvio delle indagini, le misure preventive). L’adozione di queste modifiche allo stesso tempo porterà a una limitazione del protocollo nell’adempimento delle sue attribuzione prioritarie in materia penale, come anche nell’esercizio del suo ruolo costituzionale di rappresentanza nell’attività giudiziaria, gli interessi generali della società e la difesa dell’ordinamento giuridico, dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini”.

“Alcune delle modifiche proposte nella legislazione penale – la limitazione della sfera dei mezzi probatori; l’eliminazione dalla categoria di reati per cui si possa disporre l’arresto preventivo di corruzione, evasione fiscale, riciclaggio di denaro come anche dei reati per cui la legge preveda una pena detentiva di 5 anni o più (ad esempio, la costituzione di un gruppo di criminalità organizzata); la restrizione dell’accesso rapido da parte dei procuratori alle informazioni necessarie per poter agire in modo efficiente e per scoprire quanto accaduto, ecc. – avranno l’effetto di diminuire o bloccare in determinate situazioni l’attività istruttoria.

Allo stesso tempo, è da sottolineare come il senso degli emendamenti dibattuti indichi una preoccupazione esclusiva per il rispetto dei diritti processuali degli accusati e molta meno per le vittime, aspetto che viola il principio di garanzia a un giusto processo”, mostra il Pubblico Ministero.

“Non ultimo, sottolineiamo come l’istituzione di una responsabilità penale dell’autorità giudiziaria, nel senso di vietare la comunicazione di informazioni d’interesse nell’attività istruttoria, è in contraddizione con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che riconosce la necessità di rendere note al pubblico le informazioni d’interesse pubblico, come anche con quanto previsto all’art. 31 della Costituzione Romena, in base al quale il diritto di una persona ad avere accesso a qualsiasi informazione d’interesse pubblico, non possa essere limitato”, si legge nel comunicato.

Sezione dei procuratori del CSM: Le proposte di modifica dei Codici penali paralizzeranno l’attività del Pubblico Ministero

La Sezione dei procuratori del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) esprime la propria preoccupazione in merito al fatto che le proposte di modifica dei Codici penali – avanzate in procedura d’urgenza, senza trasparenza e senza una previa consultazione dei magistrati – paralizzeranno l’attività del Pubblico Ministero e chiede al Parlamento di rimandare l’adozione di queste modifiche e di consultare la magistratura.

La Sezione per i procuratori del Consiglio Superiore della Magistratura precisa in un comunicato stampa di condividere e sostenere i punti di vista espressi di recente dalle maggiori strutture della procura, all’interno del sistema giudiziario – la Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, la Direzione Nazionale Anticorruzione e la Direzione d’Investigazione dei Reati di Criminalità Organizzata e Terrorismo – come anche l’Associazione dei Procuratori della Romania in merito alle proposte di modifica del Codice penale e del Codice di procedura penale, avanzate nella procedura legislativa parlamentare d’implementazione della Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016.

“La Sezione per i procuratori del Consiglio Superiore della Magistratura esprime la propria preoccupazione per la maniera in cui si è scelto per svolgere questo processo legislativo – in procedura d’urgenza, senza trasparenza e senza una previa consultazione dei magistrati – come anche rispetto al contenuto di alcune proposte avanzate, che paralizzeranno la capacità del Pubblico Ministero di svolgere la propria attività nell’adempimento della sua missione costituzionale, contenuta all’art. 131, par. 1 della Costituzione della Romania, quella di difendere l’ordinamento giuridico, come anche i diritti e le libertà dei cittadini, specialmente contro le più aggressive forme di illecito giuridico – l’illecito penale”, si legge nel comunicato.

In base alla fonte citata, la mancanza di trasparenza e l’urgenza di questa procedura legislativa non trovano giustificazione, dal momento che il termine di implementazione della direttiva europea nella legislazione di ciascuno stato membro è l’1 aprile 2018, mentre una gran parte delle modifiche avanzate “superano le esigenze ed i limiti di regolamentazione di tale direttiva”.

“Tenendo presente il principio di collaborazione leale tra i poteri dello stato, la Sezione per i procuratori del Consiglio Superiore della Magistratura si rivolge al Parlamento della Romania chiedendo di rimandare lo svolgimento del processo legislativo, per poter consultare le assemblee generali dei magistrati di corti e procure, e le associazioni professionali. Queste consultazione assicureranno la trasparenza del processo legislativo come anche la possibilità per il potere legislativo d’identificare le più idonee soluzioni legislative, che determinino e garantiscano un equilibrio necessario in qualsiasi società democratica tra l’interesse generale della società di essere protetta dalle conseguenze di un reato e l’interesse legittimo delle persone indagate ad avere un giusto processo e ad avvalersi della presunzione d’innocenza fino alla sentenza di condanna definitiva”, si legge nel comunicato.

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