La Romania porge con dolore l’ultimo saluto al suo sovrano, con un’impressionante cerimonia funebre

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Re Mihai I è stato seppellito con gli onori militari a Curtea de Arges, accanto alla regina Ana

La Romania sabato ha porto l’ultimo saluto al suo sovrano con una processione funebre impressionante, che ha condotto Sua Maestà lungo il suo ultimo cammino nel fasto dovuto a un capo di stato.

L’emozione della giornata è stata aumentata dalle decine di migliaia di romeni presenti in strada e nelle stazioni, per salutare con rispetto il corteo funebre e salutare, con una straordinaria manifestazione di simpatia e solidarietà, l’ultimo Re di Romania, un simbolo della storia nazionale. Un modello di dignità, decenza, modestia e saggezza.

La gente per strada ha applaudito e lanciato fiori al corteo funebre, altri hanno acceso candele o fatto brillare lo schermo dei loro telefonini.

Con la sua dipartita, Re Mihai conclude una dinastia che ha creato la Grande Romania, che ha portato modernità, civiltà ed ha condotto questo popolo tra le fila delle grandi famiglie europee. Re Mihai è morto ed ha lasciato dietro di sé un popolo addolorato che non smetterà di domandarsi: come sarebbe stata la Romania dopo il dicembre dell’89 sotto lo scettro monarchico? Una domanda nata nei cuori delle decine di migliaia di persone, rimaste ore in fila per porgere al sovrano l’ultimo omaggio.

I funerali di Re Mihai I sono iniziati sabato al Palazzo Reale, in presenza dei membri della Famiglia Reale Romena, dei rappresentanti di decine di case reali di tutto il mondo, del presidente Klaus Iohannis e del premier Mihai Tudose, dei presidenti di Camera e Senato, dell’ex capo dello stato Emil Constantinescu, dei membri dei corpi diplomatici, dei rappresentanti dei culti religiosi.

I vertici della Chiesa Ortodossa, accanto a un sinodo di preti, hanno ufficiato una breve funzione religiosa nella Sala del Trono del Palazzo Reale.

Poi, il feretro di Re Mihai, insieme allo stendardo reale e alla Corona d’Acciaio sono stati portati fuori dal Palazzo Reale, fino in Piazza Palatului, seguendo un rituale: un unico squillo di tromba, un soldato con la croce, il clero ortodosso, il feretro portato da otto militari e seguito da Sua Maestà la Custode della Corona e Sua Altezza Reale il Principe Radu. Sono state realizzate marce funebri e tutte le chiese dei dintorni hanno fatto risuonare le loro campane.

Migliaia di persone hanno assistito alla cerimonia scandendo “Re Mihai”, “la Monarchia salverà la Romania” e “abbasso i comunisti!”. Il corteo funebre si è poi mosso verso la Patriarchia.

Prima di dar inizio alla messa, sua Beatitudine il Patriarca Daniel, che ha celebrato la funzione insieme a un sinodo di sacerdoti, ha dichiarato: “Rimpiangiamo il fatto che in questa cattedrale troppo angusta non possano essere presenti quanti lo avrebbero voluto”. Egli ha menzionato però la possibilità di ascoltare la messa dagli altoparlanti.

Il Patriarca Daniel ha elogialo la personalità del grande scomparso: Re Mihai rimane un simbolo della sofferenza e della speranza del popolo romeno

Re Mihai rimarrà per sempre un simbolo della sofferenza e della speranza del popolo romeno, ha affermato sabato il Patriarca Daniel, durante la messa funebre dell’ex sovrano, ufficiata presso la Cattedrale del Patriarca, insieme a otto metropoliti.

“In questo momento di tristezza e di rispetto, nell’ultimo omaggio offerto a Re Mihai I di Romania, preghiamo Dio affinché accolga la sua anima nella luce, nella pace e dell’amore della Santa Trinità, perché la renda salda, perché consoli il lutto della Famiglia Reale di Romania e perché benedica quanti, in questo giorno di lutto, abbiano voluto rispettare e onorare la memoria di Re Mihai, che rimarrà per sempre un simbolo della sofferenza e della speranza del popolo romeno. Che la sua memoria sia eterna! Amen!”, ha affermato il Patriarca.

“Re Mihai è venuto spesso in questa chiesa dedicata al Santissimo Costantino e a sua madre Elena, costruita dal Principe reggente del Principato di Valacchia, Constantin Serban Basarab tra il 1656-1658, divenuta poi Cattedrale Metropolitana nel 1668 e più tardi, nel 1925, Cattedrale della Patriarchia. In questa Cattedrale, Sua Maestà ha ricevuto la benedizione come re minorenne all’età di 6 anni, da parte del Metropolita Miron Cristea di Romania, mentre nel 1940 è stato unto dal Patriarca Nicodim come Re della Romania”, ha spiegato il Patriarca.

In base alle sue parole, “dopo la caduta del regime comunista, negli anni 1997, 2000, 2001 e 2006, Re Mihai è stato ricevuto alla Patriarchia “con molto rispetto e ammirazione del clero e del popolo”.

Il Patriarca ha rilevato come Re Mihai sia stato per tutta la vita un uomo profondamente credente.

“Re Mihai di Romania per tutta la vita è stato un uomo profondamente credente. La sua fede non era formale ma esistenziale e pratica. Il Re ha sentito la presenza e il lavoro di Dio nella sua vita, soprattutto nei momenti più difficili. La fede in Dio per il sovrano era una luce e un aiuto per la vita. (…) La fede e la preghiera di Re Mihai l’hanno aiutato ad essere saldo nell’amore per il suo popolo e per il suo paese, a respingere la dittatura nazista e quella comunista, ad avere pazienza durante l’esilio impostogli dal regime comunista, ad essere sempre coraggioso e degno, operoso e modesto, paziente e clemente, virtù per cui è stato profondamente apprezzato dalle altre Case Reali d’Europa, come anche dalla gente comune”, ha aggiunto il Patriarca Daniel.

In seguito, il corte funebre si è diretto alla Stazione Reale di Baneasa, attraversando Piazza Unirii, Piazza Universitati, Piazza Romana, l’Arco di Trionfo, strada Kiseleff, e la Bucuresti-Ploiesti. Lungo il cammino, la gente applaudiva, gridava “Re Mihai” e “Re e patria” e molti hanno deposto fiori lungo il percorso del corte. Nella folla c’erano persone di tutte le età, moltissimi giovani e numerosi genitori insieme ai loro figli.

Il Treno Reale è attivato a Curtea de Arges dopo circa tre ore.

In tutte le stazioni grandi e piccole, molte persone hanno atteso sulla banchina il passaggio del Treno Reale. La gente ha compreso in silenzio l’importanza dell’ultimo viaggio di uno spirito in grado di elevarsi con dignità oltre il cinismo della storia.

Dopo l’ingresso del treno nella Stazione Reale di Curtea de Arges, in un momento solenne e tra gli applausi di oltre 2000 presenti che gridavano “Re Mihai”, i militari della Brigada 30 Guardia, hanno consegnato il feretro e la croce ai colleghi sulla banchina.

Re Mihai I è stato seppellito sabato sera, presso la Nuova Cattedrale dell’Arcidiocesi e Regale di Curtea de Arges, dov’è seppellita anche la Regina Ana, e alla cerimonia di tumulazione erano presenti più di 16.000 persone.

Sono stati sparati 21 colpi di cannone ed è stato intonato l’inno nazionale, in onore dell’ex sovrano.

Re Mihai, omaggiato dalla stampa internazionale. “Ha respinto i nazisti, per essere poi costretto ad abdicare dai comunisti”

Decine di migliaia di romeni si sono uniti ai monarchi europei per omaggiare Re Mihai I, riconosciuto per la sua dignità e moralità, riporta The Associated Press, mentre la BBC parla del “Re che ha respinto i nazisti per essere poi costretto ad abdicare dai comunisti”.

La stampa internazionale menziona come ai funerali di Re Mihai I di Romania abbiano partecipato Re Juan Carlos I e la Regina Sofia di Spagna, il Granduca di Lussemburgo, Re Carl VXI Gustaf e la Regina Silvia di Svezia, Anne-Marie, ex Regina della Grecia, la Principessa Astrid e il Principe Lorenz del Belgio.

Tra i nobili non europei presenti, la Principessa Muna al-Hussein e la madre del Re Abdullah II di Giordania, anch’essa presente a Bucarest, al Palazzo Reale.

“Re Mihai è molto noto per il colpo di stato cui ha preso parte nell’agosto del 1944, per allontanare la Romania dai nazisti e ricondurla accanto agli Alleati, durante la Seconda Guerra Mondiale. Costretto ad abdicare dai leader comunisti della Romania poco dopo, egli ha vissuto la maggior parte della sua esistenza esiliato in Svizzera. Dopo la rivoluzione romena del 1989, ha avuto una relazione difficile con i nuovi leader del paese, che temevano rivendicasse il trono. D’altra parte, Re Mihai ha aiutato i negoziati di adesione all’UE e alla NATO della Romania”, nota BBC News.

The Associated Press ha presentato cinque momenti da conoscere su Re Mihai I di Romania, nei capitoli intitolati “Corona”, “Iniziativa”, “Problemi familiari”, “Treno reale”e “Testamento”.

È descritta nei dettagli la corona reale utilizzata durante i funerali di Re Mihai I. Si tratta di una copia della Corona d’Acciaio portata per la prima volta da Re Carol I, e appartenente alla collezione del Museo Nazionale di Peles.

Re Mihai, che ha computo 96 anni il 25 ottobre, è deceduto il 5 dicembre presso la sua residenza privata in Svizzera. La bara con il corpo senza vita è giunta in Romania, all’aeroporto di Otopeni, il 13 dicembre per essere condotta nel Castello di Peles e poi a Bucarest, dov’è stata deposta nel Palazzo Reale e dove 35.000 persone si sono recate in pellegrinaggio, per porgere l’ultimo omaggio al feretro dell’ex sovrano.

Iohannis: Sono convinto che il Re rimarrà nella memoria nazionale come un riferimento di integrità, un simbolo di solidarietà e di aspirazione alla libertà

Il presidente Klaus Iohannis sabato ha postato sulla sua pagine di Facebook un messaggio e numerose fotografie dei funerali di Re Mihai, dichiarandosi impressionato dalla moltitudine di persone che si è unita al corte funebre.

“Con grande rimpianto, oggi ho accompagnato nel suo ultimo viaggio un autentico uomo di stato, Re Mihai I che, con dignità e coraggio, ha rappresentato il paese in uno dei momenti più difficili della nostra storia. Mi ha impressionato la quantità di persone che si è unita al corteo funebre, un’autentica espressione dell’amore e del rispetto dei romeni nei confronti di Re Mihai I. Sono convinto che rimarrà nella memoria nazionale come un riferimento d’integrità, un simbolo di solidarietà e di aspirazione alla libertà”, ha scritto Klaus Iohannis.

Tariceanu: “La statura morale di Re Mihai mi ha sempre impressionato”

Calin Popescu-Tariceanu, presidente del Senato, sabato sera ha dichiarato di aver porto, insieme alle migliaia di romeni presenti, l’ultimo omaggio a Sua Maestà Re Mihai, colui che “ha portato sulle spalle per tutta la vita un’enorme responsabilità nei confronti del Paese e del popolo romeno”.

“La statura morale di Re Mihai mi ha sempre impressionato, un uomo di grande dignità e dall’ammirabile modestia. Noi romeni abbiamo sempre sperato, nel profondo dei nostri cuori, che il giorno in cui l’avremmo accompagnato lungo il suo ultimo viaggio, non venisse mai”, ha scritto Tariceanu.

Il presidente del Senato ha aggiunto che Re Mihai ha lasciato alla Romania una lezione su cosa significhi sacrificio: “Sua Maestà ha lasciato alla Romania un nome, una lezione su cosa significhi sacrificio, ma anche un esempio del più profondo significato che può assumere l’amore nei confronti del proprio paese. Sua Maestà non ha smesso un istante di amare il suo popolo, superando – in un modo che solo un Re e un uomo dal cuore nobile può perdonare – tutte le ingiustizie cui è stato sottoposto. Ci rimane la forza dell’esempio di Sua Maestà: servire con devozione la patria, con dignità e modestia, pensando al suo bene anche quando il destino è avverso”.

“La ringrazio, Maestà, per l’incredibile lavoro fatto per il bene dei romeni e per la fiducia incrollabile nel futuro di questo Paese. Che Dio lo accolga nella sua pace eterna!”, ha concluso Tariceanu.

Giovedì e venerdì, il pellegrinaggio al catafalco di Re Mihai. Migliaia di persone di tutte le età, al Palazzo Reale

Il feretro con il corpo senza vita di Re Mihai è diventato un luogo di pellegrinaggio. Migliaia di persone si sono messe in coda a partire da mercoledì sera per porgere l’ultimo omaggio all’ex sovrano della Romania.

In un’atmosfera pesante e triste, la gente è rimasta in coda ore intere per entrare nel Palazzo Reale di Bucarest, luogo in cui mercoledì sera è stato deposto il corpo senza vita di Re Mihai.

Dopo essere entrati all’interno del palazzo, la gente ha preso a inginocchiarsi e a pregare di fronte al feretro del monarca.

Un gran numero di romeni si è recato in pellegrinaggio al Palazzo Reale già da mercoledì sera, per potersi inchinare al capezzale del sovrano, il cui feretro è stato deposto nella Sala del Trono dell’edificio su Calea Victoriei.

Le porte del Palazzo Reale sono rimaste aperte per tutta la notte di giovedì, in risposta al flusso di persone – di tutte le età – che ha desiderato raccogliersi di fronte al feretro di Re Mihai, e anche nel giorno di venerdì – secondo giorno di lutto nazionale – si sono formate lunghe code, composte da quanti desideravano porgere l’ultimo omaggio all’ex sovrano.

La gente ha portato fiori, acceso candele e moltissime persone sono rimaste in fila ore intere per potersi raccogliere pochi istanti di fronte al feretro di Re Mihai, su cui è stata disposta la corona dell’ex sovrano.

Giovani e adulti, anziani e bambini, la maggior parte in abiti neri e con un cero o una semplice candela in mano, moltissimi con mazzi di fiori, sono rimasti in coda anche cinque o sei ore per passare di fronte al catafalco reale.

“Non importa da quanto tempo sono qui. Lo faccio col cuore, perché mi hanno educato i miei genitori e i miei nonni. Per questo ho fatto 550 km, dal Maramures Storico, da Valea Izei. Ho conosciuto Sua Maestà nel 1992 a Borsa, e anche quando ha compiuto 90 anni ero presente nell’Aula del Parlamento”, ha dichiarato Ticala Ion ad Agerpres.

A sua volta, Ovidiu Popescu, storico dell’arte, ha raccontato di essere stato sette ore in coda per avere la possibilità di ricomporsi di fronte al catafalco di “Sua Maestà Re Mihai I”.

“Aspettare sei o sette ora significa essere te stesso e rispondere nei fatti all’amore per la monarchia costituzionale in Romania, offrire un ultimo omaggio a Re Mihai, con la speranza che il popolo romeno prima o poi realizzerà che il principe Nicolae (Nicolae de Roumanie Medforth Mills) è una possibilità di salvezza per questo paese”, ha dichiarato Popescu.

Egli ha ammesso di essere rimasto impressionato dal fatto che Nicolae de Roumanie Medforth Mills sia venuto “in mezzo alla gente e abbia stretto la mano a tutti, e tutti gli si sono stretti attorno”. “Spero tanto non ci siano conseguenze maggiori per il suo comportamento e perché la gente gli ha manifestato affetto. Non so se un altro avrebbe ricevuto la stessa accoglienza”, ha aggiunto lo stesso.

Un gruppo di uomini con indosso abiti popolari cammina a passo svelto: deve attraversare la porta del Palazzo Reale.

“È un momento triste. Siamo qui come delegazione “giovanile” per omaggiare Sua Maestà il Re Mihai. I legami tra la Gioventù di Brasov e la Casa Reale di Romania sono antichi. Sono due le società giovanili di Brasov che riportano sulle loro bandiere l’insegna reale – la Società dei Giovani Brasovacheni e la Società dei Giovani Rosiori. E la connessione con la Casa Reale di Romania esiste da prima dell’Unione del 1918, quando moltissimi giovani di Brasov hanno partecipato ai festeggiamenti per l’anniversario dei 40 anni di regno del Re Carol I, alle Arene Romane”, ha dichiarato Mihai Moraru, presidente dei Giovani di Brasov.

Anche il professor Sorin Antohi racconta di essere stato in coda sei ora e mezzo.

“Lo faccio come atto di compassione personale, perché ho avuto l’onore di conoscere piuttosto bene Re Mihai. Lo faccio in ricordo dei membri della mia famiglia, di mio padre, di mio zio, di mio nonno paterno che sono stati monarchici appassionati e hanno conosciuto in Re. Lo faccio in nome di molti altri membri della mia famiglia, di tre rami differenti, che hanno servito la monarchia fin dai suoi inizi”, ha raccontato Antohi.

Egli si è dichiarato scettico in merito al modo in cui Re Mihai rimarrà nella memoria dei romeni.

“La memoria dei romeni è fluttuante. È estremamente eterogenea. I romani dimenticano molto più di quanto ricordino. E quando ricordano lo fanno in maniera del tutto specifica. Ma, in effetti, tutte le società ricordano o dimentica allo stesso modo. C’è bisogno di un vettore perché la memoria storica sussista, eventualmente si sviluppi o diventi attiva. Questo vettore dev’essere un gruppo di uomini, il più ampio possibile, di tutte le categorie sociali e che abbia capito qualcosa della condotta esemplare di Re Mihai in tutte le circostanze della sua vita: nella vita privata, nella vita pubblica e in quella politica. Se saranno in molti a comprendere questo messaggio, allora avremo una memoria in grado di portarci lontano, di insegnarci qualcosa su di noi, sul presente e sul futuro. Se questa memoria non prenderà forma, allora rimarrà solo un ricordo, diciamo, quasi folclorico o etnografico, poco interessante. Forse calda dal punto di vista emotivo, perché i romeni sono sempre sentimentali, ma che non sarà tramandata a nessuna generazione futura come invito all’azione”, ha aggiunto Sorin Antohi, secondo Agerpres.

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