Elezioni anticipate

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C’è già chi parla di elezioni anticipate. Come alternativa a uno scontro senza tregua tra l’attuale potere e un’opposizione popolare sempre maggiore. Con le spalle al muro, Liviu Dragnea non può fermarsi a metà strada senza rischiare non solo la carriera politica, ma anche la libertà. Deve a tutti i costi promuovere in fretta leggi ad personam, nella speranza di indebolire in qualche modo una Giustizia troppo minacciosa nei suoi confronti. Questa volta non conterà più la prudenza che un anno fa gli ha consigliato di fare un passo indietro, ritirando la famigerata Ordinanza d’Urgenza 13. Adesso le forze dell’ordine potrebbero intervenire con più brutalità contro eventuali proteste di massa. Non a caso, Liviu Dragnea ha scelto come ministro dell’Interno una sua fedelissima. Ma arrivare presto alle elezioni anticipate sarà molto difficile. L’unica speranza è che il presidente Iohannis riesca in qualche modo a fermare quest’avventura politica che potrebbe portare la Romania dieci anni indietro dal punto di vista delle riforme democratiche. Il regista Tudor Giurgiu, autore di un thriller politico su un giovane procuratore che si suicida in seguito alle pressioni subite dal governo di Adrian Nastase, ha ragione quando compara quello che sta per succedere adesso con i tempi bui di allora, quando la giustizia era uno strumento docile nelle mani dei leader socialdemocratici. Anche se alle scorse elezioni il partito di Liviu Dragnea ha ricevuto i voti di meno di un quinto dell’elettorato, adesso dirige un’alleanza capace di promuovere leggi di qualsiasi tipo. Con l’aiuto del piccolissimo partito dell’ex premier Tariceanu e anche del partito dei magiari, che non si fa scrupoli nell’aiutare un governo che probabilmente molti magiari non appoggiano. Per non essere sconfitti dall’alleanza di tutti questi politici che difendono un pregiudicato, le future proteste dovranno chiedere niente meno che elezioni anticipate. Non esiste più una via di mezzo.

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