La debolezza dei politici

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Il nuovo presidente dell’Unione Salvate la Romania ha parlato dell’attuale potere come di un studio legale di Liviu Dragnea. La priorità sarebbe dunque difendere il presidente del principale partito di governo alle prese con una Giustizia troppo determinata. Le ultime accuse, abbastanza gravi, restano da confutare ma intanto i socialdemocratici sembrano veramente molto preoccupati per la sorte del loro attuale capo. La situazione rumena assomiglia un po’ con quella italiana al tempo del premier Silvio Berlusconi. Il potere politico a volte è un buon riparo per chi vive con la minaccia di condanne giudiziarie. In Italia c’è stata l’epoca di tante leggi ad personam. Anche la famigerata ordinanza di urgenza numero 13, che alla fine il governo di Sorin Grindeanu ha dovuto revocare, era una di queste leggi, utili prima di tutto ai loro promotori. Come Silvio Berlusconi, per cui è scattata l’interdizione dai pubblici uffici dopo la condanna per frode fiscale, Liviu Dragnea non ha potuto diventare premier dopo la condanna per frode elettorale, anche se ha ricevuto facilmente la carica di presidente della Camera dei Deputati. Cosi come Berlusconi e la destra parlavano di “toghe rosse” per delegittimare la Giustizia, anche Dragnea e la sinistra parlano di una dittatura dei giudici. Purtroppo Laura Kovesi, capo della Direzione Nazionale Anticorruzione, è oggi il principale nemico di Liviu Dragnea. E non Ludovic Orban, Dan Barna o Victor Ponta. I politici dell’opposizione sono troppo deboli per lottare anche contro un partito che rischia di crollare dopo una prevedibile disfatta del suo capo. Perché tanta debolezza politica? I socialdemocratici hanno vinto le scorse elezioni grazie alla retorica contro i tecnocratici che avevano governato per un solo anno. La verità è che però, quell’anno è stato uno dei migliori dal punto di vista della legalità e della trasparenza. Purtroppo per troppi, le parole contano più dei fatti. Anche di fatti populisti, sebbene irresponsabili.

 

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