Dibattiti accesi nella Commissione Parlamentare speciale per la modifica delle Leggi sulla Giustizia

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Il presidente non potrà più rifiutare le nomine per le funzioni alla ICCJ * La procedura di nomina del Procuratore generale e dei capi di DNA e DIICOT non sarà cambiata * Iohannis, deciso a un intervento costituzionale: “Non rimarrà così com’è”

Il presidente del paese non potrà rifiutare le nomine in carica di presidenti e vicepresidenti dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ), poiché obbligato ad accettare le proposte del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), ha deciso nella giornata di venerdì la Commissione Parlamentare speciale, dopo accesi dibattiti. Allo stesso modo, la Commissione Parlamentare speciale per le Leggi sulla Giustizia ha deciso il mantenimento dell’attuale procedure di nomina del Procuratore generale e dei capi della Direziona Nazionale Anticorruzione (DNA) e della Direzione per l’Investigazione della Criminalità organizzata e dell’Antiterrorismo (DIICOT), sebbene Steluta Cataniciu (ALDE) abbia sostenuto gli emendamenti tramite cui il presidente non possa rifiutare le nomine. Questi sono state respinti dalla Commissione, ma potranno essere riprese in plenaria dal Parlamento.

L’emendamento proposto in primavera dal CSM, è stato adottato con 11 voti a favore, da parte di PSD e ALDE, con 5 voti contrari dell’opposizione, e un’astensione di Marton Arpad (UDMR).

L’opposizione ha sostenuto il mantenimento dell’attuale forma della legge, che prevede l’impossibilità del presidente della Romania di rifiutare la nomina in carica dei vertici dell’ICCJ, se non con motivazioni forti, rendendo noi al Consiglio Superiore della Magistratura i motivi del rifiuto, mentre Marton Arpad ha formulato un emendamento che stabilisce invece la possibilità del presidente di rifiutare queste nomine solo una volta.

L’emendamento che prevedere l’impossibilità del rifiuto delle nomine è stato sostenuto da Victor Alistar, membro del CSM, che ha dichiarato come “il decreto del presidente ha lo scopo solo di ufficializzare e assicurare solennità alla procedura” e “in nessun caso l’opportunità”.

Alina Gorghiu ha precisato come il Partito Nazional Liberale (PNL) sostenga il mantenimento dell’attuale norma legislativa.

“Il potere giudiziario è indipendente ma nel suo funzionamento non possiamo eliminare il capo dello stato, la cui azione non è solo solenne ma riguarda il funzionamento dello stato nell’insieme (…) Il presidente è ad ogni modo il personaggio dello stato con la maggiore carica di legittimità popolare. Ridurlo ad un semplice notaio, che firma e basta, che non può rifiutare una proposta del CSM, significa privarlo di un attributo essenziale del potere presidenziale. Rifiutiamo l’idea di forzare la mano sul presidente”, ha dichiarato Catalin Predoiu.

Il senatore dell’Unione Salvate la Romania (USR), George-Edward Dirca, ha precisato come la decisione della Coste Costituzionale (CCR) n. 1375/2005 spieghi che, nel caso in cui al presidente sia sottratta questa prerogativa, allora si stanno violando le disposizioni all’art. 94, lett. c, corroborate dall’art. 125 della Costituzione.

E Ion Stelian (USR) ha dichiarato che mantenere l’attribuzione del presidente di poter respingere le proposte è una garanzia proprio del fatto che l’indipendenza della giustizia è preservata.

Inizialmente, il presidente della Commissione, il socialdemocratico Florin Iordache, ha voluto dire solo poche parole a ciascun membro, però l’opposizione ha chiesto di poter avviare un dibattito, almeno sugli articoli sensibili.

Alina Gorghiu ha avvertito che, se la maggioranza deciderà di eliminare quest’attribuzione del presidente, il PNL invierà una notifica alla CCR sulla modifica della legge.

Stefan Cataniciu (ALDE) ha affermato di non capire quali motivi possa mai invocare il presidente della Romania per respingere una candidatura accolta dal CSM.

Dirca (USR) ha risposto si possa trattare anche di motivi legati al CSM stesso e che potrebbero spingere il presidente a rifiutare.

Tra i parlamentari PSD-ALDE da una parte e quelli dell’USR dall’altra, ci sono stati diversi scambi di battute, fino a quando Iordache non è intervenuto chiedendo di limitare gli interventi, tagliando il microfono all’opposizione.

Daniel Fenechiu (PNL) ha anch’egli sottolineato come, ad esempio, tra l’accettazione di una candidatura da parte del CSM e la nomina effettiva da parte di un presidente, possano intervenire elementi che nessuno ha previsto e, se il presidente non potesse rifiutare la nomina, il problema sarebbe comunque da risolvere in seguito.

Oana Florea (PSD) ha risposto che, invece, se un giudice soddisfa tutte le condizioni e il presidente respinge ugualmente la nomina, allora è il magistrato a non avere più diritto al ricorso. Dirca (USR) ha aggiunto però che il rifiuto proviene dal CSM, che può ad ogni modo riprendere la proposta.

“Cosa vogliamo fare del capo dello stato, una semplice etichetta, una porta, sottrargli i poteri essenziali e di sistema, e di funzionamento del sistema? Vogliamo sottrargli un minimo diritto di rifiutare una proposta con delle mo-ti-va-zio-ni? Quali motivi potrebbero essere? vari. Non solo quelli che tengono conto delle ragioni di sicurezza nazionale, ma può trattarsi di motivi legati al comportamento del candidato in questione rispetto a determinati valori, rispetto a una determinata visione dello stato (…) Forse il presidente non ha il diritto di dire: per favore, ripensateci?”, sottolinea Predoiu.

Il senatore PSD, Nicolae Moga, ha citato le disposizioni costituzionali che stabiliscono come le proposte per le cariche della magistratura siano fatte dal CSM, cui Daniel Fenechiu (PNL) ha risposto affermando che, allora bisognerà stabilire anche chi decide, se al presidente del paese si sottrae questo compito.

Il presidente dell’Unione Nazionale dei Giudici della Romania (UNJR), Dana Garbovan, ha affermato che, se ci si riferisce ai potenziali motivi legati alla sicurezza nazionale, che potrebbero avere a che fare con i rifiuto del presidente, allora sarà necessario regolarizzarli per legge, in modo trasparente, come sono verificati anche i candidati alla ICCJ da parte dei servizi d’informazione.

Iohannis, alla domanda sul voto della Commissione speciale in merito alle nomine all’ICCJ: “Intendo implicarmi in senso costituzionale, correttamente, su questo percorso”

Venerdì, in relazione alla decisione della Commissione speciale per le Leggi sulla Giustizia, che sanciscono il fatto che il presidente non possa più rifiutare le proposte di nomina in carica per l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ), il presidente Klaus Iohannis ha dichiarato che intende implicarsi in senso costituzionale, correttamente, su questo percorso.

“Ora, lo sapete già, saranno votate questioni di ogni sorta in ogni sorta di commissione. Fino alla fine, le cose dovranno essere chiarite e spiegate e io intendo implicarmi in senso costituzionale, correttamente, su questo percorso”, ha affermato il presidente Klaus Iohannis.

“Non rimarrà così com’è”

Venerdì, alla domanda dei giornalisti su cosa trasmetta ai parlamentari della Commissioni speciale condotta da Florin Iordache, dopo l’abrogazione delle norme che permettono al presidente di rifiutare la nomina di procuratori e giudici, il capo dello stato ha replicato: “Non rimarrà così com’è”.

“È un tentativo inadatto e non rimarrà così com’è”, ha affermato il presidente Iohannis.

Alla domanda su cosa intenda fare, Klaus Iohannis ha precisato: “Ho in mento di fare tutto quello che può fare un presidente, all’interno di un percorso legislativo previsto dalla Costituzione”.

La decisione di abrogazione delle norme della Legge 303/2004 sullo stato dei giudici e dei procuratori è stata presa durante la seduta di giovedì della Commissione Parlamentare speciale, che discute le modifiche delle Leggi sulla Giustizia.

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