La Commissione Europea ha pubblicato il Rapporto sui progressi della Romania all’interno del MCV

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Sebbene la messa in pratica di alcune raccomandazioni vada avanti, lo slancio delle riforme nel suo insieme è andato perduto

Il Rapporto della Commissione Europea sui progressi registrati in Romania all’interno del Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV), pubblicato mercoledì, mostra come lo slancio riformatore si sia perso nel suo insieme, e questo produce il rischio di una riapertura di alcuni aspetti che erano considerati realizzati nel rapporto del gennaio 2017.

“Sebbene l’applicazione di alcune raccomandazioni progredisca in modo esatto, durante l’anno 2017 lo spirito riformatore si è perso nel suo insieme, il che rallenta l’applicazione delle raccomandazioni rimaste e, allo stesso modo, ha generato il rischio di una riapertura di aspetti che si considerava realizzati nel rapporto del gennaio 2017”.

In base alla fonte summenzionata, le provocazioni legate all’indipendenza del sistema giudiziario e i dubbi sorti in questo senso hanno rappresentato allo stesso modo un motivo di persistente preoccupazione.

“Durante i nove mesi trascorsi dal rapporto del gennaio 2017, in cui sono state stabilite le principali raccomandazioni per il raggiungimento di tutti gli obiettivi di riferimento contenuti nel MCV, sono stati compiuti passi avanti rispetto a una serie di raccomandazioni, specialmente la raccomandazione 8, applicata in modo soddisfacente, ma con riserva per le applicazioni nella pratica delle raccomandazioni 2, 7 e 12”, rileva il rapporto.

Su questa base, sebbene i progressi registrati abbiamo portato alcuni obiettivi di riferimento più vicini alla realizzazione, la Commissione non può tuttavia concludere che, in questa tappa, gli obiettivi di riferimento siano stati raggiunti in modo soddisfacente. La Commissione rimane del parere che, tramite una collaborazione leale tra le istituzioni dello stato, tramite un orientamento politico che mantenga fermamente quanto realizzato in precedenza e tramite il rispetto dell’indipendenza del sistema giudiziario, la Romania sarà in grado, nel prossimo futuro, di porre in pratica le raccomandazioni restanti all’interno del MCV.

“Abbiamo constatato i progressi in alcuni ambiti ma c’è ancora molto da fare. La Romania ha applicato alcune delle nostre raccomandazioni ma rispetto alle altre, non ha realizzato finora progressi sufficienti. Mi baso sul Governo della Romania, perché porti avanti le riforme necessarie e perché eviti il regresso, in modo da poter collaborare con l’intento di concludere il MCV all’interno dell’attuale mandato della Commissione”, ha dichiarato il primo vicepresidente della Commissione Europea (CE), Frans Timmermans, secondo un comunicato della CE.

La Commissione invita la Romania a realizzare tutte le raccomandazioni e verso la fine del 2018 sarà pubblicato un nuovo rapporto di valutazione

La Commissione Europea invita la Romania a mettere in pratica tutte le raccomandazioni e annuncia che, per la fine del 2018 pubblicherà un nuovo rapporto di valutazione, si legge alla fine del documento reso pubblico mercoledì e in cui si insiste sulla necessità di consultare la Commissione di Venezia nel caso nella nomina dei procuratori capo, si sottolinea come nei tre casi recenti sia stata respinta la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare e si specifica come, sebbene il Parlamento abbia adottato un codice di condotta, questo non faccia riferimenti specifici all’indipendenza del sistema giudiziario. Allo stesso modo, il rapporto avverte che, nel caso di pressioni con effetti negativi sulla lotta anticorruzione, la CE potrebbe rivalutare le sue conclusioni.

“La Commissione invita la Romania a mettere in pratica le azioni necessarie e a realizzare tutte le raccomandazioni e, verso la fine del 2018, pubblicherà un nuovo rapporto sui progressi registrati”, è la conclusione del rapporto.

In merito alla nomina dei procuratori d’alto rango, il rapporto mantiene la raccomandazione già fatta a gennaio, che la Romania chieda il parere della Commissione di Venezia.

“La messa in pratica di queste raccomandazioni servirà, allo stesso modo, ad assicurare le adeguate garanzie in materia di trasparenza, d’indipendenza e del sistema di controllo e di equilibrio dei poteri dello stato, anche se la decisione finale continua ad essere politica”, sottolinea il documento.

Il merito al Codice di condotta, la CE ribadisce il fatto che il Parlamento abbia adottato un codice di condotta l’11 ottobre 2017, che include una disposizione generale sul rispetto della separazione dei poteri, senza proporre però le raccomandazioni della Commissione e fare perciò un diretto riferimento all’indipendenza del sistema giudiziario.

“Di conseguenza, il passo successivo sarà quello di vedere in che modo il codice abbia un effetto pratico in ciò che riguarda la definizione delle azioni che supererebbero i limiti stabiliti da questo e delle misure da prendersi nel caso in cui tali limiti siano superati”, si mostra nel rapporto, che aggiunge “sarebbe da aspettarsi che, ogni qualvolta il Consiglio Superiore della Magistratura condanni le dichiarazioni di un parlamentare, che a sua volta abbia criticato un magistrato o il sistema giudiziario, esista un’azione conseguente chiara in Parlamento, per valutare se in codice sia stato violato o meno”.

Rispetto alla riforma del sistema giudiziario, il documento menzione come “la raccomandazione di concludere l’attuale fase di riforma del Codice penale e del Codice di procedura penale della Romania non sia ancora stata accolta”, e come “ il Parlamento non ha adottato finora nessuno dei progetti di modifica proposti dal Governo nel 2016, risultati da ampie consultazioni con il sistema giudiziario”.

In merito alla trasparenza e alla prevedibilità del processo legislativo per le leggi di riforma del sistema giudiziario e della lotta anticorruzione, la CE afferma che “il Parlamento ha adottato troppe misure e modifiche in merito alle quali non sono state organizzare consultazioni o dibattiti pubblici, e l’opportunità di contribuire alle stesse è stata ridotta”.

Il documento della CE si sofferma anche su come il CSM “dovrebbe continuare a rafforzare la sua attività in difesa della reputazione della magistratura, in modo coerente e sufficiente, contribuendo anche a un dialogo costruttivo e trasparente con Governo e Parlamento”, come anche sul fatto che “dovrebbe promuovere, allo stesso modo, la solidità della cooperazione tra le istituzioni giudiziarie, sulle questioni principali non risolte, compreso il funzionamento della sezione d’Ispezione Giudiziale”.

In generale, la Commissione nota l’esistenza di evoluzioni positive ma anche il fatto che “la situazione politica e le proposte legislative, che rischiano di avere un impatto negativo sulla riforma, abbiano rallentato la realizzazione dei progressi”.

Il Rapporto analizza anche lo stadio della lotta anticorruzione ad alto livello, presente nella Raccomandazione -10, in merito alla responsabilità del Parlamento nelle sue decisioni, in merito alle richieste avanzate da organismo d’inchiesta per autorizzare misure preventive, come perquisizioni o arresti, e rispetto alle richieste di autorizzazione a indagare i parlamentari, quando questi siano o siano stati ministri (chiamata a seguire “revoca dell’immunità”). I rapporti precedenti riguardanti il MCV hanno evidenziato come decisioni del genere fossero considerate dall’opinione pubblica un chiaro tentativo di limitare o evitare indagini e azioni penali ai danni dei corrotti.

“Di conseguenza, l’elaborazione di criteri decisionali legati a richieste di questo tipo da parte di organismi d’inchiesta è un modo tramite cui dimostrare che le decisioni sono obiettive”, dichiara la Commissione Europea, evidenziando che tre delle recenti richieste di revoca dell’immunità di alcuni parlamentari siano state respinte.

“Nel tentativo di aumentare la trasparenza, la Camera dei Deputati ha iniziato a rendere pubblici, prima del voto in plenaria, gli argomenti della Commissione giuridica a favore del suo rifiuto o dell’approvazione di tali richieste. In due casi, l’argomento a favore del rifiuto invocato dalla Commissione giuridica è stato che non esisterebbe nessun base giuridica – sebbene i partiti di opposizione abbiano contestato questa posizione, affermando che solo i giudici possano valutare se una persona abbia commesso o meno un reato. La Commissione accoglie positivamente il fatto che sia preso in considerazione il bisogno di una maggiore trasparenza legata alle azioni avviate dopo le richieste formali degli organismi d’inchiesta, ma ritiene siano necessari sforzi supplementari per la Raccomandazione 10. Questa ribadisce la raccomandazione di chiedere assistenza alla Commissione di Venezia e a GRECO, entrambi organi in grado di offrire una perizia valida sulle pratiche in questa materia”, si menziona ancora nel rapporto MCV.

Nel rapporto di gennaio, la Commissione precisava chiaramente l’indebolimento o la diminuzione delle pratiche di corruzione, e le crescenti provocazioni rivolte all’indipendenza e all’efficacia della Direzione Nazionale Anticorruzione costituirebbero un passo indietro, mentre la CE ritiene siano necessari sforzi supplementari a favore della Raccomandazione 10.

Allo stesso modo, il documento aggiunge che, in generale, una valutazione positiva dei progressi realizzati all’interno dell’obiettivo di riferimento n. 3, vale a dire nella lotta alla corruzione ad alto livello, si basi su una Direzione Nazionale Anticorruzione indipendente, “che sia in grado di svolgere le sue attività con tutti gli strumenti di cui dispone e che continui a ottenere risultati”.

“Nel caso appiano pressioni con effetti negativi sulla lotta anticorruzione, la Commissione potrebbe vedersi obbligata a rivalutare queste conclusioni”, avverte la CE.

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