La Procura Generale ha respinto in blocco il progetto delle leggi sulla Giustizia modificato in Parlamento. DNA: Chiediamo il parere negativo. Non esistono studi d’impatto

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I procuratori del Pubblico Ministero respingono “in blocco” il progetto delle leggi sulla Giustizia modificato in Parlamento, e la Procura dell’Alta Corte di Giustizia ha precisato come, tra le altre, le proposte legislative non siano sostenute da uno studio d’impatto.

Mercoledì, i procuratori del Pubblico Ministero hanno reso noto come le proposte legislative avanzate dalla Camera dei Deputati, e inoltrare al Consiglio Superiore della Magistratura, non siano sostanziate da uno studio d’impatto e da una previa consultazione con i magistrati, che contengano incongruenze e lacune e non inducano prevedibilità e stabilità nel sistema giudiziario.

“È necessario menzionare come queste iniziative, al posto di proporre modifiche puntuali, aggiungano alla legge, con la conseguenza di cambiamenti radicali dell’architettura del sistema giudiziario. Fatta salva l’importanza di queste proposte legislative, i procuratori ritengono s’imponga la necessità di un dibattito all’interno di una normale procedura (e non come procedura d’urgenza), per avere il tempo necessario a ricevere il parere del Consiglio Superiore della Magistratura, dopo una profonda analisi di queste e dopo la consultazione di tutte le istituzioni giudiziarie”, mostra la Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (PICCJ), in un comunicato stampa ritrasmesso mercoledì da MEDIAFAX.

Secondo la Procura Generale, le iniziative legislative della Camera dei Deputati influenzerebbero negativamente la carriera e l’attività professionale dei giudici e dei procuratori e produrrebbero squilibri del funzionamento di corti e procure.

I procuratori affermano che l’istituzione della Direzione per l’Investigazione dei Reati di Giudici e Procuratori all’interno della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia sia ingiustificata.

“Tramite l’istituzione di questa Direzione si crea la falsa impressione che all’interno di questa categoria socio-professionale esista un fenomeno criminoso di una tale portata da giustificare un trattamento diverso per i magistrati che commettano un reato penale (nel 2015 sono stati incriminati 16 magistrati, nel 2016 un numero pari a 18 magistrati, e nell’anno 2017 un numero pari a 5 magistrati)”, mostra la Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia.

La Procura Generale critica anche la modalità di nomina dei procuratori capo delle procure. Così, “la prerogativa del ministro della Giustizia di proporre, tanto il procuratore generale della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, il primo aggiunto e l’aggiunto di quest’ultimo, il procuratore capo della Direzione Nazionale Anticorruzione, della Direzione d’Investigazione dei Reati di Criminalità Organizzata e Terrorismo e della Direzione per l’Investigazione dei Reati di Giudici e Procuratori, come anche i capi di sezione delle rispettive strutture, da una parte politicizza il sistema giudiziario, perché il ministro della Giustizia proporrà le cariche direttive del Pubblico Ministero, e d’altra parte svuota di contenuto la possibilità del Procuratore Generale di realizzare un proprio piano manageriale, più esattamente gli impedisce di proporre i procuratori capo subordinati con cui formare un’adeguata squadra di lavoro”, si legge sulla fonte citata.

La Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia mostra come la procedura proposta per la nomina dei Procuratori Capo delle procure contravvenga alle raccomandazioni della Commissione Europea, espresse all’interno del Meccanismo di Cooperazione e Verifica.

Alla fine, mostrano i procuratori, le proposte legislative formulate dalla Camera dei Deputati eludono il voto negativo del Consiglio Superiore della Magistratura, del corpo dei magistrati e della società civile, come anche l’intero processo legislativo di modifica delle leggi sulla Giustizia, avviato dal Ministero della Giustizia, dal momento che non sono rispettati gli standard di efficienza e trasparenza.

DNA: Chiediamo il parere negativo. Non esistono studi d’impatto

La Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) sostiene che il progetto delle Leggi sulla Giustizia dovrebbe ricevere il parere negativo del CSM, visto che non c’è stata una preliminare consultazione dei magistrati, non sia stata realizzata un’esposizione adeguata dei motivi e non siano stati compiuti studi d’impatto.

Tenendo presente le proposte legislative deposte alla Camera dei Deputati per la modifica e il completamento delle Leggi sulla Giustizia, i procuratori della DNA hanno formulato e trasmesso al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) un punto di vista.

“Sostanzialmente, i procuratori anticorruzione ritengono che, rispetto alla modalità di realizzazione dei progetti, senza una previa consultazione dei magistrati, senza un’esposizione dei motivi adeguata e senza gli studi d’impatto, è necessaria una posizione ferma di rifiuto in blocco dei progetti, accordando un parere negativo all’intero pacchetto di leggi”, secondo un comunicato stampa della DNA.

Anche la Direzione per l’Investigazione della Criminalità Organizzata e del Terrorismo (DIICOT) ha fatto sapere sullo stesso argomento che, durante l’assemblea generale dei procuratori appartenenti a questa struttura, la maggioranza si sia pronunciata a sfavore delle modifiche recentemente proposte alle leggi sulla Giustizia.

“Martedì ha avuto luogo l’Assemblea Generale dei procuratori della Direzione d’Investigazione dei Reati di Criminalità Organizzata e di Terrorismo, e dal voto è risultato come la larga maggioranza di procuratori fosse contraria alle modifiche proposte tramite i tramite i progetti inviati al Consiglio Superiore della Magistratura. Tanto all’interno del processo di consultazione precedente, quanto anche durante l’Assemblea Generale, sono state espresse numerose opinioni in merito al senso delle modifiche proposte alle Leggi sulla Giustizia, e alla procedura d’urgenza legislativa promossa”, rende noto la DIICOT.

La struttura della Procura menziona come le argomentazioni alla base del voto siano state: l’assenza di un’esposizione consistente dei motivi e tale da sostenere le modifiche essenziali proposte; l’incoerenza del processo di discussione e consultazione professionale con i magistrati, in merito alle norme principali di regolamentazione delle loro attività; le successive ondate di consultazioni avviate da diversi fattori, nelle decisioni politiche degli ultimi due anni, hanno generato una percezione di precarietà del processo di modernizzazione legislativo del sistema giudiziario, che sembra così basato su una visione non integrata, incoerente e con obiettivi poco chiari e non in linea con le modifiche proposta dalle esigenze degli standard europei contemporanei, esigenze che mirano per prima cosa a garantire l’indipendenza del sistema giudiziario in rapporto ai fattori politici o di qualsiasi altra natura.

La coalizione PSD-ALDE sabato scorso ha presentato tre progetti come iniziative legislative, più esattamente la modifica della Legge sul CSM, la modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria e la modifica dello Statuto di giudici e procuratori.

In base alla forma delle Leggi sulla Giustizia proposta da PSD-ALDE, il presidente della Romania appare nella procedura di nomina dei capi della procura ma non in quella di revoca. Allo stesso tempo, sarebbe istituita una sezione d’investigazione dei magistrati, sottoposta alla Procura Generale.

In merito alla sezione d’Ispezione Giudiziale, questa passerebbe sotto il controllo del Consiglio Nazionale di Integrità di Giudici e di Procuratori e d’Ispezione Giudiziale e dello statuto degli ispettori giudiziari, una struttura che sarebbe costituita in futuro.

Il Ministero della Giustizia: Toader ha presentato a Timmermans l’evoluzione delle modifiche alle Leggi sulla Giustizia

Martedì, il ministro della Giustizia, Tudorel Toader ha avuto un incontro con il vice premier della Commissione Europea, Frans Timmermans, cui ha presentato “lo stadio delle procedure interne e l’evoluzione delle modifiche alle leggi sulla Giustizia”, secondo il Ministero della Giustizia (MJ).

“I due ufficiali hanno avuto uno scambio di pareri sullo stadio di realizzazione delle raccomandazioni interne al Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV). Il ministro della Giustizia ha presentato nei dettagli lo stadio delle procedure interne e l’evoluzione delle modifiche alle leggi sulla Giustizia: la Legge 303/2004, sullo statuto dei giudici e dei procuratori; la Legge 304/2004, sull’organizzazione giudiziaria; la Legge 317/2004, sull’organizzazione e il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura”, si legge nel comunicato stampa del Ministero della Giustizia, postato sul site dell’istituzione.

L’incontro è avvenuto nell’ambito della Commissione Europea, ed ha visto anche la partecipazione del segretario generale aggiunto della Commissione Europea, responsabile nell’ambito del Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV), Paraskevi Michou.

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