Stalin e Dio

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In un servizio della televisione ufficiale della Chiesa Ortodossa Romena, andato in onda poco prima della visita a Bucarest del patriarca russo Kirill, si parlava delle sofferenze dei greco-cattolici nostrani nell’epoca comunista. Kirill era stato invitato dal patriarca romeno Daniel proprio per ricordare gli anni bui del comunismo e i martiri della fede. La Chiesa Greco-Cattolica era stata messa fuori legge dal nuovo stato comunista, ma una gran parte dei fedeli e dei preti era stata accettata come ortodossa. La Chiesa Ortodossa ricevette allo stesso tempo tutte le chiese degli ex greco-cattolici che negli anni ‘90, dopo la caduta del regime, cercò in molti casi di non restituire. Dopo la visita di Giovanni Paolo II a Bucarest, quasi due decenni fa, le relazioni tra le due Chiese sono migliorate, ma certe diffidenze reciproche restano vive. Questa volta gli ortodossi sono tornati alla vecchia retorica del gesto politico violento per una buona causa: l’unità confessionale dei romeni. Si tratta di un vecchio mito nazionalista che guardava all’unione religiosa con la Chiesa Romana di una parte degli ortodossi della Transilvania diventata asburgica, avvenuta alla fine del seicento, come a una separazione ingiusta tra fratelli. Dopo la Grande Guerra, la Romania è diventata più grande, ma anche etnicamente più eterogenea. Proprio per questo motivo si cercava una maggiore unità e la più facile sembrava quella tra ortodossi e greco-cattolici. Ma tutti i tentativi fallirono prima che il diktat di Stalin cambiasse del tutto la situazione. Adesso, nel servizio di Trinitas TV, il metropolita di Cluj parla di questo diktat come di un atto di “guarigione”, parole che hanno offeso i greco-cattolici. Anche il presidente dell’Istituto governativo che si occupa dei crimini comunisti, teologo ortodosso, ha parlata recentemente di una “pedagogia divina”, che ha cercato di ricucire lo strappo confessionale. Come dire che dietro Stalin c’era la mano di Dio. Per gli ortodossi è ancora molto difficile accettare gli altri, se non come eretici. Al di là della diplomazia ecumenica, neanche i “fratelli” cattolici meritano di più.

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