Motivazioni CCR: Kovesi ha contravvenuto all’autorità del Parlamento, attraverso il rifiuto di presentarsi alla Commissione d’inchiesta sulle presidenziali. Tre giudici hanno avuto opinioni diverse

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La Corte Costituzionale (CCR) nella motivazione della sentenza tramite cui obbliga il Procuratore Capo della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), Laura Codruta Kovesi, a presentarsi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle elezioni presidenziali del 2009, sostiene che questa avrebbe disatteso l’autorità del Parlamento, rifiutandosi di presentarsi alla Commissione, e non abbia dimostrato lealtà verso i valori e i principi consacrati dalla Costituzione. D’altra parte, tre dei nove giudici della CCR, Livia Stanciu, Maya Teodoroiu e Stefan Minea, dimostrano il contrario e affermano che il capo della DNA non possa essere costretta a presentarsi di fronte a una Commissione Parlamentare d’inchiesta.

“La Corte ha constatato come, tramite il rifiuto del Procuratore Capo della Direzione Nazionale Anticorruzione di presentarsi alla Commissione speciale d’inchiesta del Senato e della Camera dei Deputati, per verificare gli aspetti legati all’organizzazione delle elezioni del 2009 e al risultato dello scrutinio presidenziale, e per fornire le informazioni richieste o mettere a disposizione gli altri documenti o mezzi di prova detenuti, utili all’attività della Commissione, sia stata violata l’autorità del Parlamento della Romania, organo rappresentativo del popolo, e si ostacoli così lo svolgimento delle sue attività, sotto l’aspetto dell’adempimento dei compiti di controllo tramite la Commissione Parlamentare”, si mostra nella motivazione della CCR.

I cinque giudici che hanno considerato quanto summenzionato – Valer Dorneanu, Daniel Morar, Attila Varga, Marian Enache, Mona Pivniceru – spiegano la decisione affermando che una persona invitata a presentarsi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta dovrebbe dare prova di buona fede e adottare “un comportamento positivo”, al contrario il suo atteggiamento potrebbe essere qualificato come contrario alla scoperta delle verità e potrebbe costituire oggetto di notifica verso gli organi di persecuzione penale.

Il fatto che Laura Codruta Kovesi abbia rifiutato di presentarsi alla Commissione d’inchiesta sulle presidenziali del 2009 ha creato un blocco dell’attività all’interno della Commissione, sostengono ancora i cinque giudici.

“Nelle condizioni in cui la persona invitata a partecipare alle sedute della Commissione d’inchiesta sia una persona che rappresenti, in virtù delle funzioni dirigenziali di cui dispone, un’autorità pubblica che non sia sotto il controllo parlamentare – Pubblico Ministero – Procura dell’Alata Corte di Cassazione e Giustizia, nell’applicazione del principio di collaborazione leale tra le istituzioni/autorità dello stato, questa avrà l’obbligo di prendere parte ai lavori della Commissione in tutti i casi e a prescindere dall’argomento dell’inchiesta parlamentare”, spiegano ancora i giudici.

“Tramite il suo comportamento, il Procuratore Capo della Direzione Nazionale Anticorruzione non solo elimina a priori la possibilità di collaborare lealmente con l’autorità che esercita la sovranità popolare – il Parlamento della Romania, ma rifiuta di prendere parte al chiarimento di alcuni aspetti legati a un evento d’interesse pubblico (la presenza, nella sera del 6 dicembre 2009, data in cui si è svolto lo scrutinio nazionale per l’elezione del Presidente della Romania, accanto ad altre persone detentrici di cariche pubbliche – il direttore del Servizio Romeno d’Informazione, il direttore aggiunto del Servizio Romeno d’Informazione e senatori, nell’abitazione del signor Senatore Gabriel Oprea) che, se dovessero dimostrarsi reali, avrebbero un impatto negativo maggiore sul piano sociale, politico e giuridico, che determinerebbe così il perdurare di una condizione d’incertezza in merito alla veridicità degli eventi indagati”, mostrano ancora i cinque giudici nella motivazione della loro decisione.

Tre giudici costituzionali hanno però votato contro l’obbligo a presentarsi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta per il Procuratore capo della DNA, perché questo contravverrebbe alla giurisprudenza della CCR, spiegando come un’istituzione che pretenda di ottenere le dichiarazioni da una persona che non desidera farne, uscirebbe dall’esercizio delle sue competenze legittime in rapporto alla persona in questione.

Il giudice Livia Stanciu spiega come non sia possibile parlare di conflitto di natura costituzionale tra Parlamento e DNA, perché l’attività della Commissione d’inchiesta ha determinato solo la creazione di un rapporto giuridico tra un’autorità pubblica (Commissione d’inchiesta) e un cittadino della Romania (Laura Codruta Kovesi), invitato a dare spiegazioni in qualità di persona fisica cui sia stata rivolta una domanda su una questione personale (di ordine privato).

A sostegno delle sue argomentazioni, Livia Stanciu ha fornito l’esempio di un decisione della CCR del 2009, che prevedeva come “di fronte alle commissioni d’inchiesta, in modo obbligatorio, è necessario si presentino solo soggetti di diritto che abbiano rapporti costituzionali specifici con il Parlamento, in base al titolo III, cap. IV della Costituzione, intitolata I Rapporti del Parlamento con il Governo. Altri soggetti di diritto potranno essere invitati a prendere parte ai dibattiti di fronte alle commissioni d’inchiesta, senza che però esista nessun obbligo per questi ad accettare l’invito di presentazione”.

Il giudice mostra inoltre come il rifiuto di Laura Codruta Kovesi di presentarsi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta e le risposte inviate per iscritto ai membri della Commissione non possano portare alla conclusione che si sarebbe avvalsa della sua posizione dirigenziale alla DNA e, perciò, un conflitto giuridico di natura costituzionale tra Parlamento e Direzione Nazionale Anticorruzione è inesistente.

Un’argomentazione simile è stata proposta anche dal giudice Stefan Minea, che ha spiegato come le dichiarazioni personali fatte da una persona (o il rifiuto della stessa di rispondere all’invito) non possano avere come effetto quello di attrarre l’istituzione che la persona in questione rappresenta all’interno di un conflitto giuridico di natura costituzionale con un’autorità, con cui non esista alcun rapporto.

“Il fatto che il Procuratore Capo ella DNA sia stata invitata alla Commissione Parlamentare in questa veste (come anche il fatto che la persona invitata abbia risposto alla Commissione tramite un documento, scritto sulla carta intestata dell’istituzione) non può essere di natura tale da attrarre il Pubblico Ministero – la Direzione Nazionale Anticorruzione all’interno di un conflitto giuridico di natura costituzionale, dal momento che l’audizione avrebbe dovuto occuparsi di fatti privi di qualsiasi legame con l’attività giurisdizionale dell’istituzione incriminata”, ha spiegato il giudice Minea nell’opinione separata che ha redatto.

Il terzo giudice a portare argomenti contrari all’obbligo imposto dalla CCR a Laura Codruta Kovesi di presentarsi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle presidenziali del 2009 è Maya Teodoroiu.

“Non di può pretendere che una persona faccia dichiarazione che non desidera fare, anche solo perché questo potrebbe inficiare i suoi diritti, interessi o la sua immagine, e che in caso contrario l’istituzione pubblica in questione si situi al di fuori dell’esercizio delle proprie legittime competenze, in rapporto alla persona in causa”, mostra Maya Teodoroiu.

La stessa spiega come le decisioni precedenti della CCR sanciscano con chiarezza il fatto che, solo le persone che lavorano all’interno del Governo o all’interno delle autorità amministrative pubbliche siano obbligate a presentarsi alla Commissione Parlamentare, e che Laura Codruta Kovesi non si trovi in questa situazione.

Un altro argomento proposta da Maya Teodoroiu, simile a quelli di Livia Stanciu e Stefan Minea, è quello per cui nel 2009, Kovesi era Procuratore Generale della Romania, per tanto la DNA non è in nessun conflitto costituzionale con il Parlamento.

“Non è rilevante l’attuale carica di Procuratore Capo della Direzione Nazionale Anticorruzione, in rapporto agli aspetti che costituiscono l’argomento della Commissione Parlamentare d’inchiesta, vale a dire le elezioni presidenziali del 2009”, spiega Teodoroiu.

“Il principio della collaborazione leale summenzionato presuppone la partecipazione in buona fede e trasparente delle istituzioni pubbliche alle attività delle entità statali, senza esercitare alcuna pressione o creare squilibri tra i poteri dello stato”, conclude il giudice della CCR.

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