Insieme

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La terra dei secleri non è la Catalogna. Lo dice Hunor Kelemen, leader dei magiari rumeni. Perché i secleri sognano solo l’autonomia, culturale o regionale che sia, e non l’indipendenza. Una volta le tensioni tra magiari e secleri non mancavano ma adesso formano insieme la minoranza ungherese, la più importante della Romania. I magiari sono sparpagliati in tutta la Transilvania e anche oltre, mentre i secleri sono una grande maggioranza nella loro regione storica, nel cuore del paese. D’altra parte, da tre decenni i governi di Budapest parlano in nome di tutti i magiari. Viktor Orban è veramente un leader amato dai magiari rumeni: i frutti dell’aiuto finanziario del suo governo sono visibili in molti campi, dalla cultura alla religione. E senza i voti di questi magiari che non abitano in Ungheria, Orban non sarebbe più premier. Questa strategia elettorale forse sarà vincente anche l’anno prossimo. Viktor Orban è più efficiente della politica dell’Unione Democratica dei Magiari della Romania, i cui leader non vogliono capire siano più utili i piani di sviluppo regionale, piuttosto che l’estensione costante dei diritti linguistici. E se oggi, tanti europei sono contenti della permeabilità di molte frontiere, allo stesso tempo certi regionalismi diventano i nuovi miti reazionari del continente. Mischiarsi di più, ma anche separarsi, ecco le due tendenze contraddittorie che a volte rischiano di non tollerarsi più. Ma il vero problema è che la frontiera tra il bene e il male non sarà mai etnica o regionale. Se vogliamo che la politica sia più morale, dobbiamo ritrovare i fondamenti delle virtù e rinunciare all’inganno di qualsiasi narcisismo collettivo. Sarebbe meglio guardare ai magiari non come a degli avversari, e imparare dai loro successi. Per essere migliori. Altrimenti saranno quasi sempre i peggiori ad avere la meglio.

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