Gli argomenti del CSM per la notifica negativa data al progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia: Ignora negli aspetti essenziali le garanzie fondamentali sul funzionamento del sistema giudiziario

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Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) afferma che il progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia “ignora” nei suoi aspetti essenziali le garanzie fondamentali sul funzionamento del sistema giudiziario e contravviene alle disposizioni costituzionali. Questi argomenti appaiono nella notifica negativa data dal CSM al progetto di Legge per la modifica e l’ultimazione della Legge n. 303/2004, in merito allo statuto di giudici e procuratori, della Legge n. 304/2004 sull’organizzazione giudiziaria e della Legge n. 317/2204, riguardante il Consiglio Superiore della Magistratura.

Il CSM martedì, ha annunciato di aver trasmesso il giorno successivo al Ministero della Giustizia la decisione della Plenaria del Consiglio, contenente le motivazioni che hanno determinato il parere negativo al progetto di modifica di tali leggi.

“Il progetto ignora negli aspetti essenziali le garanzie fondamentali riguardo il funzionamento del sistema giudiziario, contravvenendo alle disposizioni costituzionali”, mostra il CSM, affermando in questo senso l’importanza delle norme sulla riorganizzazione della sezione d’Ispezione Giudiziale, tramite il suo passaggio all’interno del Ministero della Giustizia.

Il CSM sostiene che l’attività dei tribunali non possa essere controllata da strutture che appartengano all’autorità esecutiva, e che la proposta del Ministro della Giustizia violi le disposizioni costituzionali in merito all’indipendenza della giustizia e alla separazione dei poteri dello stato.

I magistrati mostrano inoltre come l’assicurazione della gestione budgetaria dei tribunali da parte dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, com’è previsto all’articolo 136 della Legge 304/2004, che il Ministro della Giustizia a proposto di abrogare, assicuri il principio costituzionale d’indipendenza della giustizia.

“Si è mostrato come indubitabile il fatto che, il principio d’indipendenza della giustizia implichi una serie di garanzie, come sarebbero, tra le altre, le garanzie finanziarie, l’indipendenza amministrativa dei magistrati, come anche l’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello stato”, spiega il CSM.

I magistrati non sono d’accordo con la proposta del Ministro sulla responsabilità patrimoniale dei magistrati per gli errori giudiziari, in base alla quale s’imporrebbe allo stato l’obbligo di esercitare un’azione di regresso ai danni del giudice o del magistrato per coprire il pregiudizio creato da un errore giudiziario, affermando che questo “creerebbe problemi di costituzionalità”. “Il Consiglio Superiore della Magistratura ritiene che l’esercizio del diritto all’azione in regresso debba rimanere nella latitudine del titolare dell’azione – lo stato, e non diventare un obbligo, nel rispetto di quella che è una regola generale, relativa all’esercizio del diritto da parte del titolare dello stesso”, affermano i magistrati.

Allo stesso modo, in merito alle condizioni di accesso in magistratura, proposte dal Ministro della Giustizia, vale a dire età minima di 30 anni e anzianità professionale di minimo 5 anni, il CSM afferma che questo potrebbe determinare un decadimento della qualità professionale dei magistrati.

“Il sistema proposto obbligherà i laureati in giurisprudenza a interessarsi ad altre professioni giuridiche, soprattutto alla libera professione. È difficile credere che, dopo i 30 anni e con un’esperienza professionale di minimo 5 anni, nel caso in cui siano riusciti ad abituarsi a questa professione e abbiano ottenuto buoni risultato e guadagni incoraggianti, questi vogliano rinunciare a una carriera che si sta consolidando, con reali premesse di crescita, per iniziarne un’altra in magistratura”, spiega il CSM, aggiungendo come l’inconveniente della giovane età e la mancanza di esperienza dei magistrati possa essere risolta tramite altre misure, come l’estensione del periodo di pratica o una preparazione professionale all’interno dell’Istituto Nazionale della Magistratura.

In merito alla procedura di nomina per le posizioni dirigenziali nella Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ), Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) e Direzione d’Investigazione dei Reati di Criminalità Organizzata e Terrorismo (DIICOT), il CSM afferma che la proposta tramite cui le nomine spetterebbero al Ministro, quindi a livello politico, determinerebbe uno squilibrio, perché non si baserebbe più su un meccanismo tripartito, costituito dal Ministro della Giustizia, come rappresentante del Governo, dal Presidente della Romania, eletto dai cittadini, e dal CSM, formato dai rappresentanti dei magistrati e della società civile.

“Il miglioramento delle attuali procedure non può avvenire mettendo in risalto il ruolo decisivo del Ministro della Giustizia ed escludendo da questo processo il Presidente della Romania ma, al contrario, com’è stato proposto dal CSM l’anno scorso, limitando il ruolo del Ministro della Giustizia all’interno della procedura e conferendo un ruolo determinante al CSM, in veste di garante dell’indipendenza della giustizia”, spiegano i magistrati.

Allo stesso modo, aggiunge il CSM, l’eliminazione della possibilità che il magistrato rientri in servizio dopo il pensionamento, per evitare l’accumulo della pensione con indennità da magistrato, determina problemi rispetto ai posti vacanti all’interno del sistema, nei tribunali o nelle procure in cui non esistano possibilità reali di occupare posti tramite alte modalità.

Ancora, nel documento inviato al Ministero i magistrati precisano come il progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia contenga numerose proposte di norme nuove o differenti da quelle esistenti nella forma precedente, non sottoposte a consultazioni del sistema giudiziario.

Lettera dell’UNJR al Ministro della Giustizia: Il trasferimento del dipartimento d’Ispezione Giudiziale al Ministero della Giustizia è inaccettabile. L’IJ dovrà essere argomento di un progetto di legge separato

L’Unione Nazionale dei Giudici della Romania (UNJR) richiede al Ministro della Giustizia, Tudorel Toader, con una lettera inviata martedì, di eliminare dal progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia qualsiasi riferimento alla sezione d’Ispezione Giudiziale (IJ), affinché questa sia argomento di un progetto di legge distinto, ed ha bollato il trasferimento dell’IJ al Ministero della Giustizia come inaccettabile.

“L’attuale proposta, con il trasferimento della sezione d’Ispezione Giudiziale al Ministero della Giustizia, è inaccettabile. La sezione d’Ispezione Giudiziale comporta problemi complessi che richiedono un approccio separato e profondo. In questo senso, sarà necessario realizzare uno studio comparato con altri sistemi giuridici e trovare la soluzione migliore per la sezione d’Ispezione Giudiziale, una soluzione che ne rafforzi l’indipendenza e che ne assicuri un efficiente funzionamento”, mostra l’UNJR nella lettera inviata al Ministro Toader.

L’UNJR ha inoltre richiesto un periodo di transizione fino a quando le norme legate al cambiamento dei regolamenti di promozione entreranno in vigore, per evitare che l’accesso ai livelli superiori resti bloccato e per assicurare la fluidità degli stessi negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della legge.

Allo stesso modo, nel documento inviato al Ministro della Giustizia, l’UNJR chiede anche siano mantenuti “tutti gli emendamenti che separano la carriera dei procuratori da quella dei giudici, la separazione delle attribuzioni di queste due sezioni del CSM, rispetto alla carriera”, come anche “tutte le raccomandazioni fatte dalla Commissione 1 del CSM, atte al rafforzamento dello statuto e dell’indipendenza dei giudici”.

“L’intero progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia dovrebbe avere lo scopo di rafforzare l’indipendenza della giustizia, vale a dire lo statuto e l’indipendenza dei giudici, come condizione intrinseca al diritto dei cittadini a un processo giusto”, mostra l’UNJR.

“Le proposte fatte portano al rafforzamento dello statuto e dell’indipendenza dei giudici e ci aspettiamo ne teniate conto”, si conclude nella lettera dell’UNJR, inviata al Ministro della Giustizia.

“L’attuale proposta, con il trasferimento della sezione d’Ispezione Giudiziale al Ministero della Giustizia, è inaccettabile. La sezione d’Ispezione Giudiziale comporta problemi complessi che richiedono un approccio separato e profondo. In questo senso, sarà necessario realizzare uno studio comparato con altri sistemi giuridici e trovare la soluzione migliore per la sezione d’Ispezione Giudiziale, una soluzione che ne rafforzi l’indipendenza e che ne assicuri un efficiente funzionamento”, mostra l’UNJR nella lettera inviata al Ministro Toader.

L’Unione dei Giudici ha inoltre chiesto al Ministro di rivedere l’età e gli anni di esperienza minimi per entrare a far parte della INM, nelle condizioni in cui, nel progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia, l’ingresso nell’INM è condizionata dall’età di 30 anni e da un’anzianità di 5 anni in ambito giuridico.

“I dati statistici mostrano come l’imposizione di esperienze minime, insieme all’età minima, avranno come effetto diretto l’impossibilità di occupare i posti vacanti nel sistema. Tale effetti inciderebbero in modo negativo sui giudici dei tribunali già strapieni, così come abbiamo costantemente segnalato. La soluzione proposta, tanto dalle associazioni quanto dal CSM, di estensione del periodo di preparazione, risponde in modo assai più efficace alla necessità di avere giudici definitivi con sufficiente esperienza professionale, che raddoppino la preparazione teorica, senza implicare i rischi contenuti nelle attuali proposte”, mostra ancora l’UNJR.

L’UNJR ha inoltre richiesto sia accordato un periodo transitorio, fino al momento in cui le norme legate al cambiamento delle regole di promozione entrino in vigore, per evitare che l’accesso ai livelli superiori sia bloccato e per assicurare fluidità negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della legge.

Allo stesso modo, nel documento inviato al Ministro della Giustizia, l’UNJR chiede anche siano mantenuti “tutti gli emendamenti che separano la carriera dei procuratori da quella dei giudici, la separazione delle attribuzioni di queste due sezioni del CSM, rispetto alla carriera”, come anche “tutte le raccomandazioni fatte dalla Commissione 1 del CSM, atte al rafforzamento dello statuto e dell’indipendenza dei giudici”.

“L’intero progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia dovrebbe avere lo scopo di rafforzare l’indipendenza della giustizia, vale a dire lo statuto e l’indipendenza dei giudici, come condizione intrinseca al diritto dei cittadini a un processo giusto”, mostra l’UNJR.

“Le proposte fatte portano al rafforzamento dello statuto e dell’indipendenza dei giudici e ci aspettiamo ne teniate conto”, si conclude nella lettera dell’UNJR, inviata al Ministro della Giustizia.

“L’attuale proposta, con il trasferimento della sezione d’Ispezione Giudiziale al Ministero della Giustizia, è inaccettabile. La sezione d’Ispezione Giudiziale comporta problemi complessi che richiedono un approccio separato e profondo. In questo senso, sarà necessario realizzare uno studio comparato con altri sistemi giuridici e trovare la soluzione migliore per la sezione d’Ispezione Giudiziale, una soluzione che ne rafforzi l’indipendenza e che ne assicuri un efficiente funzionamento”, mostra l’UNJR nella lettera inviata al Ministro Toader.

“L’intero progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia dovrebbe avere lo scopo di rafforzare l’indipendenza della giustizia, vale a dire lo statuto e l’indipendenza dei giudici, come condizione intrinseca al diritto dei cittadini a un processo giusto”, mostra l’UNJR.

“Le proposte fatte portano al rafforzamento dello statuto e dell’indipendenza dei giudici e ci aspettiamo ne teniate conto”, si conclude nella lettera dell’UNJR, inviata al Ministro della Giustizia.

Un’altra associazione di magistrati, il Forum dei Giudici della Romania, ha inviato al Ministro della Giustizia e al Premier Mihai Tudose una memoria firmato da 1.000 magistrati, in cui si richiede il ritiro del progetto di modifica delle Leggi sulla Giustizia.

“Nel 2017, nelle condizioni in cui la Romania, a 10 anni dall’adesione all’Unione Europea, rimane sottoposta a un Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV), proprio per adeguare la sua giustizia a quella degli stati, con tradizioni democratiche storiche, non è possibile accettare di tornare indietro nel tempo, a norme legislative che esistevano prima del 1989, e che riportano la giustizia sotto il controllo politico e aumentano abusivamente le attribuzioni del Ministro della Giustizia”, si legge nella memoria dei magistrati.

I magistrati affermano che le proposte avanzate dal Ministro della Giustizia violino il Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV) e, a lungo temine, inficeranno l’attività dei giudici e dei procuratori, creando così squilibrio nel sistema giudiziario.

Tarcea: Il dibattito intorno alle Leggi sulla Giustizia contraffatto. Oggi penserei seriamente se votare ancora in senso positivo

Cristina Tarcea, Presidente della Corte Suprema, uno degli 8 magistrati del CSM ad aver espresso parere favorevole sulle Leggi sulla Giustizia, sostiene che, se si votasse di nuovo, ci penserebbe “seriamente” se dare un parere positivo, precisando come il dibattito pubblico sul progetto sia stato “contraffatto”.

“Nessuno mi ha chiesto di votare in un senso o in un altro. Ho creduto dell’idea del dialogo e nel fatto che, se avessimo richiamato l’attenzione sull’esistenza di un rischio di regresso del sistema, saremmo stati ascoltati. Se oggi si ripetesse il voto del CSM e se avessi sull’altro piatto della bilancia anche la dichiarazione del Ministro della Giustizia di ieri, credo ci penserei molto seriamente a esprimere un parere positivo con osservazioni, perché ciò che conta è l’esistenza della quasi unanimità, nel senso che il progetto presenta 4 o 6 problemi di estrema serietà, di natura tale da segnare un regresso e capace di mettere in discussione l’indipendenza stessa del sistema giudiziario”, ha dichiarato Cristina Tarcea a Relitatea TV.

Le precisazione del Presidente della Corte Suprema arrivano dopo l’annuncio del Ministro della Giustizia, che non intende modificare il progetto delle Leggi sulla Giustizia.

“Tornare a soluzioni precedenti al 1989 o al 2004 non può essere in nessun caso catalogato come un progresso”, ha concluso il magistrato.

“Desidero con tutto il cuore che il Governo discuta il testo e, dal mio punto di vista, questo significherebbe il rinvio del progetto al Ministero della Giustizia, perché il dialogo sia ripreso sotto tutti gli aspetti. La presenza di elementi positivi, non ci permette di accettare cose che rappresentano un’involuzione e non un progresso”.

Cristina Tarcea sostiene di aver avuto fiducia nel Ministro della Giustizia fino al momento in cui il progetto delle Leggi sulla Giustizia è stato dibattuto pubblicamente come se si trattasse di una conferenza e di un documento sommario.

“In quel momento ho capito, sempre tramite una dichiarazione pubblica del Ministro della Giustizia, che mette in discussione questo progetto e che quello sia stato il momento che segnala l’inizio delle discussioni pubbliche, per constatare, dopo due settimane, che il dibattito pubblico sia stato contraffatto e che il progetto sia stato inviato al CSM solo per averne il parere. Il 23 agosto sono state proposte soluzioni che non sono mai state dibattute, e mi riferisco ai quattro punti che minano all’indipendenza del sistema giudiziario: la nomina dei procuratori capo del Pubblico Ministro, il passaggio della direzione d’Ispezione Giudiziale al Ministero della Giustizia, la modalità d’accesso all’INM e la risposta dei magistrati” ha affermato il Presidente della Corte Suprema.

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