CCR: Laura Codruta Kovesi dovrà presentarsi o rispondere per iscritto alle domande della Commissione d’inchiesta Parlamentare

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La Corte Costituzionale martedì ha accolto la notifica formulata dai presidenti di Camera e Senato, Liviu Dragnea e Calin Popescu Tariceanu, in merito all’obbligo per il Procuratore Capo della DNA, Laura Codruta Kovesi, a presentarsi o a rispondere per iscritto alla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle presidenziali del 2009. I giudici della CCR non hanno però constatato alcun conflitto tra Parlamento e Pubblico Ministero, pertanto la Procura Generale non è obbligata a trasmettere la copia del fascicolo riguardante gli scrutini di otto anni fa alla Commissione d’inchiesta Parlamentare.

Pertanto, la Corte Costituzionale ha constatato un conflitto giuridico di natura costituzionale tra il Parlamento e la Direzione Nazionale Anticorruzione.

“In seguito alle delibere, con la maggioranza dei voti, la Corte ha constatato l’esistenza di un conflitto giuridico di natura costituzionale tra il Parlamento della Romania, da una parte, e il Pubblico Ministero – Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, dall’altra, generato dal rifiuto del Procuratore Capo della Direzione Nazionale Anticorruzione di presentarsi alla Commissione speciale d’inchiesta del Senato e della Camera dei Deputati, per la verifica degli aspetti riguardanti l’organizzazione delle elezioni del 2009 e il risultato dello scrutinio presidenziale. Nel risolvere il conflitto, la Corte ha constato l’obbligo da parte di Laura Codruta Kovesi a presentarsi di fronte al Parlamento della Romania – Commissione speciale d’inchiesta del Senato e della Camera dei Deputati, per verificare gli aspetti legati all’organizzazione delle lezioni del 2009 e fornire le informazioni richieste o mettere a disposizione gli altri documenti o mezzi di prova detenute, utili all’attività della Commissione”, si legge nella decisine della CCR.

In queste condizioni, il Procuratore della DNA, Laura Codruta Kovesi, dovrà presentarsi alla Commissione d’inchiesta sulle elezioni presidenziali del 2009 oppure dovrà rispondere per iscritto alle due domande inviatele dalla Commissione e legate alla presenza della stessa a casa di Gabriel Oprea, nella notte del secondo turno delle elezioni presidenziali del 2009.

In merito alla relazione Parlamento – Procura Generale, la CCR ha constatato non esista alcun conflitto giuridico di natura costituzionale.

“Dopo le delibere, votate all’unanimità, la Corte ha constatato l’assenza di un conflitto giuridico di natura costituzionale tra il Parlamento della Romania, da un parte, e il Pubblico Ministero – Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, dall’altra, generato dal rifiuto del Procuratore Generale della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia di esercitare atto disciplinare contro il Procuratore Capo della Direzione Nazionale Anticorruzione, per il suo rifiuto a presentarsi alla Commissione speciale d’inchiesta del Senato e della Camera dei Deputati, per la verifica degli aspetti legati all’organizzazione delle elezioni del 2009 e al risultato dello scrutinio presidenziale, e per il rifiuto della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia di inviare alla Commissione speciale d’inchiesta una copia del fascicolo dell’indagine di sua competenza”, dichiarano i giudici della CCR.

La decisione è stata presa con 5 voti su 3, e il giudice Petre Lazaroiu era assente alla seduta.

La decisione è definitiva e generalmente obbligatoria.

I presidenti delle due Camere del Parlamento, Liviu Dragnea e Calin Popescu Tariceanu, hanno inviato una notifica alla Corte Costituzione il 13 settembre, reclamando un possibile conflitto giuridico tra il Parlamento e il Pubblico Ministero, creato dal rifiuto del Procuratore Capo della DNA, Laura Codruta Kovesi, a presentarsi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle presidenziali del 2009 e dal rifiuto di prendere misure contro la stessa, come anche di trasmettere alla Commissione una copia del fascicolo aperto sullo stesso argomento.

Liviu Dragnea e Calin Popescu Tariceanu hanno inviato entrambi una notifica identica in merito al possibile conflitto giuridico di natura costituzionale tra il Parlamento e il Pubblico Ministero.

“Il conflitto è determinato dal rifiuto del Procuratore Capo della DNA a presentarsi alla Commissione d’inchiesta Parlamentare, dal rifiuto del Procuratore Generale di prendere misure contro il Procuratore Capo DNA in merito alla violazione delle norme legali e al rifiuto del Procuratore Generale di inviare alla Commissione d’inchiesta una copia del fascicolo d’inchiesta n. 213/P/2017”, si mostra nella notifica di Dragnea e Tariceanu.

I due sostengono che il rifiuto del Procuratore Generale e del Procuratore Capo DNA “si riferisce all’attività dell’organo rappresentativo supremo del popolo romeno”, e rende impossibile l’adozione di una decisione da parte del Parlamento.

Dragnea e Tariceanu citano lo statuto dei giudici e dei procuratori, come anche il codice deontologico dei giudici e dei procuratori, in base ai quali la competenza del CSM o degli organi d’indagine penale rispetto ai magistrati si applica solo nel caso in cui questi compiano una violazione nell’esercizio delle loro mansioni o siano implicati come testimoni o attori in fatti penali.

Allo stesso modo, i due ricordano come il Procuratore Capo della DNA abbia rifiutato ripetutamente di presentarsi alla Commissione d’inchiesta, e sostengono che la stessa abbia invocato in mala fede una falsa decisione del CSM, in base alla quale i procuratori non potrebbero presentarsi di fronte a nessun organo dello stato.

“Vi preghiamo di obbligare il Pubblico Ministero a inviare rapidamente alla Commissione d’inchiesta Parlamentare una copia del fascicolo n. 213/P/2017, e il Procuratore Capo della DNA a rispondere alla domanda formulata”, si legge alla fine delle due notifiche inviate alla CCR da Liviu Dragnea e Calin Popescu Tariceanu.

Il Pubblico Ministero dopo la decisione CCR: Conferma il nostro punto di vista e chiarisce un problema di diritto senza precedenti nel sistema giudiziario

Il Pubblico Ministero afferma di aver preso atto della decisione della CCR, che sancisce la non obbligatorietà per l’istituzione di inviare alla Commissione d’inchiesta Parlamentare il fascicolo sulle elezioni presidenziali del 2009, e sostiene che questo confermi il punto di vista del PM, riprendendo cioè le motivazioni per cui non è stato possibile accogliere le richieste della commissione in assenza di disposizioni legali, e apprezza come la decisione della Corte faccia chiarezza su un problema di diritto senza precedenti nel sistema giudiziario.

“Il Pubblico Ministero ha preso atto della decisione della Corte Costituzionale, che conferma il punto di vista espresso dalla nostra istituzione in merito alla richiesta della Commissione speciale d’inchiesta del Senato e della Camera dei Deputati di verifica degli aspetti legati all’organizzazione delle elezioni del 2009 e al risultato dello scrutinio presidenziale, di mettere a disposizione una copia degli atti d’indagine penale, contenuti nel fascicolo della Sezione d’indagine penale e criminalistica”, afferma il Pubblico Ministero.

Allo stesso modo, l’istituzione riafferma la propria posizione, dichiarandone la fondatezza proprio a partire dal fatto che non esistano disposizioni legali che permettano il trasferimento di fascicoli penali in fotocopia a una commissione parlamentare o, in generale, a un’altra istituzione extragiudiziaria.

“Allo stesso tempo, la decisione della Corte Costituzionale chiarisce un problema di diritto che non ha avuto precedenti nel sistema giudiziario e, per la cui risoluzione, il Pubblico Ministero ha agito con estrema diligenza, tale da richiedere il punto di vista del Consiglio Superiore della Magistratura, in qualità di garante dell’indipendenza della giustizia”, ritiene il Pubblico Ministero.

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