Daniele e Cirillo

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Il patriarca russo Cirillo verrà a Bucarest per incontrare gli altri capi delle Chiese Ortodosse dei paesi ex comunisti. Il pretesto è la commemorazione dei martiri dell’epoca comunista, ma anche il primo decennio di Daniele come patriarca della Chiesa Ortodossa Romena. Si tratta di una sorpresa, dopo il rifiuto di Cirillo a partecipare al grande concilio ortodosso che si è svolto l’anno scorso sull’isola di Creta. È una sorpresa anche perché tra gli ortodossi di Mosca e Bucarest c’è una certa tensione da quando, vent’anni fa, i romeni hanno riattivato un vescovato nella Moldavia ex sovietica. Per Daniele è certamente un successo. Contestato dal clero più conservatore, specialmente dai monaci che guardano con simpatia a Mosca, l’attuale patriarca deva fare i conti anche con il sentimento popolare anticlericale. La lussuria e la cupidigia del clero ortodosso, fonte di molti scandali, mettono sempre di più in crisi la credibilità della Chiesa. Anche i legami oscuri con la politica diventano piuttosto pesanti, soprattutto se sempre più soldi pubblici sono destinati alla futura, faraonica cattedrale della capitale. Con Cirillo a Bucarest, Daniele sembra un pacificatore, capace di trionfare dove il patriarca ecumenico ha fallito. Per Cirillo è un’occasione di mostrarsi come l’erede dei patriarchi moscoviti, con grande autorità nei paesi con regimi comunisti. Per quanto riguarda i martiri recenti, tanti sono già santi in Russia, ma non in Romania. I bolscevichi hanno cercato di distruggere la Chiesa Ortodossa Russa, ma quando il comunismo è arrivato con i carri armati sovietici in Romania, la situazione era cambiata nei piani di Stalin. Una parte dei fedeli morti nelle prigioni comuniste rumene erano ex militati di estrema destra. Trasformarli oggi in santi da venerare sarebbe una scelta non senza rischi politici. Per Cirillo invece, braccio destro spirituale di Putin, commemorare i martiri e la gloria sovietica non è un problema. Se Daniele è schivo, Cirillo è ambiguo.

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