L’agnellino

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Un pastore rumeno ne ha assassinato un altro. Non è certamente la prima volta nella storia ma questa volta è successo sui monti di Trento. Lontano dunque dai pascoli natii. Come nella ballata tradizionale romena “Miorita” (L’agnellino), che racconta di un pastore che rinuncia a difendersi quando una pecora gli svela l’intenzione dei suoi compagni di assassinarlo, spesso i romeni si sono considerati vittime ingenue della malvagità degli altri. La retorica politica nostrana è ancora oggi la stessa. Da quando hanno vinto le elezioni, i socialdemocratici di Dragnea e i liberali di Tariceanu parlano di se stessi come di vittime politiche della Direzione Nazionale Anticorruzione o dei piani occulti del presidente Klaus Iohannis. Anche i colpevoli, che volevano mettere in libertà tramite la famigerata Ordinanza di Urgenza 13, erano presentati come vittime dell’accanimento della Giustizia. Sembra che l’attuale maggioranza sia un branco di agnellini indifesi che non sa più come salvarsi in un modo politico così minaccioso. Ma anche i partiti d’opposizione utilizzano la stessa retorica. Anche loro sono vittime ingenue dei grandi abusi del potere. Si tratta ugualmente di un’eredità politica troppo pesante per non poter sopravvivere. Si cerca sempre la resurrezione politica e perciò non c’è da meravigliarsi se i leader messianici restano i più pregiati. “Klaus (Iohannis), Klaus, liberaci da Mickey Mouse (Ponta)” era uno degli slogan, prima delle scorse elezioni presidenziali. Per fortuna Iohannis non è Traian Basescu, che voleva essere nello stesso tempo il Gesù crocifisso dalla sinistra e il Barabba che pugnalava quanti più avversari. I politici rumeni sono spesso lupi che amano la pelle di pecora. Vittimizzarsi è il loro stile preferito. Ma chi può veramente governare chiedendo sempre pietà? Le oche hanno salvato Roma, ma l’agnellino non riuscirà a salvare la Romania.

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