La Commissione sulle elezioni sostiene che lo scrutinio sia stato frodato da Basescu e Boc, e che SRI e DNA siano implicati

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Rapporto: il Premier ha convocato una seduta di Governo “di notte, come i ladri”

Nel rapporto preliminare della Commissione d’inchiesta sulle presidenziali del 2009 si legge che il presidente dell’epoca, Traian Basescu, e il Governo PD, guidato da Emil Boc, abbiano favorito la frode elettorale, poiché la differenza tra i candidati era talmente esigua da rendere le loro azioni capaci di influenzare il risultato dello scrutinio, mentre SRI e DNA hanno favorito l’occultazione dei fatti. Tra le accuse mosse all’Esecutivo Boc, c’è la convocazione di una seduta di Governo in cui sono state cambiate le cariche di alcuni leader istituzionali, “di notte, come i ladri”.

Nel capitolo intitolato “implicazione dell’Istituzione Presidenziale del Governo nel favorire la frode elettorale”, il rapporto mostra come il ruolo del ministro dell’Amministrazione e degli Interni nella preparazione e organizzazione delle elezioni come anche nel rispetto delle leggi durante lo svolgimento del processo elettorale sia stato decisivo, specialmente dal punto di vista dell’implicazione dei prefetti e dell’amministrazione pubblica centrale nell’organizzazione delle elezioni. I membri della Commissione in questo modo si riferiscono alla revoca del Ministro degli Interni PSD, Dan Nica, prima delle elezioni presidenziali del 2009, seguita alla rottura dell’alleanza PSD-PD. Gli stessi sostengono che tale azione sia avvenuta con l’intento di frodare i risultati del voto.

“L’istituzione presidenziale rappresentata da Traian Basescu (ex presidente del PD) ha revocato su proposta del premier Emil Boc (che deteneva anche la funzione di presidente del PD) al signor Dan Nica, vice primo ministro, il Ministero di Amministrazione e degli Interni, mentre il governo guidato da Emil Boc ha sostituito quello stesso giorno 20 prefetti, con persone proposte da Vasile Blaga, importante leader del PD”, si legge nel rapporto.

Nello stesso si presenta la successione dei fatti tramite cui Dan Nica è stato revocato, dopo aver accusato il PD di preparare autobus per il turismo elettorale, mentre Traian Basescu firmava immediatamente il decreto, sostituendo Nica con Vasile Blaga. Il rapporto menzione anche la successiva sostituzione di tutti i ministri PSD con ministri PD.

“Nella stessa data, 01.01.2009, il premier Emil Boc ha convocato la seduta di governo che ha avuto luogo a partire dalle ore 19:00 (subito dopo il tramonto, “di notte, come i ladri”!), accusa la Commissione.

Il rapporto mostra come le istituzioni dello stato abbiano agito in favore della frode elettorale.

“La Commissione ha constatato azioni concrete dell’istituzione presidenziale, rappresentata da Traian Basescu e dal governo guidato da Emil Boc, per favorire la frode delle elezioni a vantaggio del candidato Traian Basescu. Le azioni di queste due istituzioni sono state perfettamente sincronizzate, mostrando così di essere parte di un piano ampio, messo a punto per bene, come azioni premeditate. Nella realizzazione del piano di frode delle elezioni presidenziali, i rappresentanti delle due istituzioni hanno agito in forza, in malafede, nel totale disprezzo della legge”, appare nel rapporto.

La conclusione dei membri della Commissione è che “l’ampiezza delle operazioni è stata tale da cambiare il risultato delle elezioni”.

I leader PD sono perciò accusati di aver costituito un gruppo di criminalità organizzata, in cui anche Traian Basescu era implicato, di falso intellettuale, uso di falso e abuso di potere.

“Di fronte a queste conclusioni, la Commissione invierà il rapporto parziale alle istituzioni competenti, affinché queste agiscano secondo le proprie competenze legali: Solo la Procura Generale dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia potrà decidere se avviare o meno l’indagine penale ai danni di Traian Basescu. Dal momento che i fatti summenzionati sono stati compiuti dagli ex membri del Governo, durante l’esercizio delle loro funzioni, saranno applicate le disposizioni della prima tesi del par. (2), all’art. 109 della Costituzione e la decisione della Corte Costituzionale 260/2008, in modo da lasciare nella sfera di competenza del Presidente della Romania la possibilità di richiedere l’avvio di indagini penali per gli ex membri del governo che non abbiano nel presente qualità di parlamentari: Emil Boc, Vasile Blaga, Gabriel Sandu, Gheorghe Pogea, Elena Gabriela Udrea, Radu Mircea Berceanu, Adriean Videanu e Sorina Lunita Placinta”, si legge nel rapporto.

“Rimane nella sfera decisionale della Camera dei Deputati richiedere l’avvio di indagini penali per il signor Catalin Marian Predoiu, ex membro del governo che mantiene tutt’ora la carica di deputato”, in base alle conclusioni.

La Commissione evidenzia anche l’implicazione di SRI e DNA nel “favorire le frodi elettorali”.

“Scoprire la verità, in merito all’accusa pubblica di implicazione dell’SRI e della DNA a favore della frode elettorale, legata alla presenza dei leader di tali istituzioni nell’abitazione del signor Gabriel Oprea la sera delle elezioni, non è stata possibile poiché l’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta è stata bloccata da: il rifiuto delle persone ascoltate a rispondere a tutte le domande della Commissione, con la motivazione che “esiste un’inchiesta in corso”, il rifiuto delle persone che hanno reso noto per iscritto di non poter dare corso alle richieste della commissione perché “esiste un inchiesta in corso”, si legge ancora nel rapporto.

Lo stesso menziona il rifiuto di Laura Codruta Kovesi e di Augustin Lazar a offrire risposte in merito alla notte delle elezioni.

“La Commissione d’inchiesta non ha potuto chiarire tutti gli aspetti, poiché l’attività è stata ostacolata dalle persone summenzionate. La Commissione d’inchiesta adotterà il rapporto parziale, che presenterà agli Uffici Permanenti Riuniti affinché sia sottoposto al dibattito della plenaria riunita delle due camere, per prendere una decisione che rifletta il contenuto del rapporto parziale. La Commissione d’inchiesta metterà il Rapporto parziale e anche i documenti che stanno alla base della sua redazione, a disposizione dell’Istituzione Presidenziale, del Governo della Romania, della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura, affinché tali istituzioni possano adottare le misure necessarie, in base alle competenze di ciascuno”, si mostra nel rapporto.

In base al Rapporto redatto dalla Commissione, durante le udienze e le ricerche, sono state identificate anche alcune “deficienze” all’interno del processo elettorale, come: l’iscrizione degli elettori che hanno esercitato il proprio diritto di voto sia per l’elezione del Presidente della Romania che per il Referendum nazionale, su una sola tabella di scrutinio, il mancato rispetto delle procedure di consegna delle schede elettorali per l’elezione del Presidente della Romania e per il Referendum nazionale da parte dei membri degli Uffici elettorali ai seggi elettorali, la scomparsa di alcune schede, la disposizione di alcune cabine di voto all’esterno del locale del seggio di voto, la tolleranza rispetto alla vendita di bevande alcoliche nell’area protetta del seggio elettorale, la mancata risoluzione di alcune richieste sull’utilizzo di un’urna mobile; il tentativo di influenzare i processo elettorale da parte di sindaci, vicesindaci, rappresentati di partito, osservatori e persone accreditate alla realizzazione di sondaggi di opinione, l’ingresso nelle cabine di più persone, l’uso di dossier incompleti con i materiali da utilizzare nei seggi elettorali e “alterchi” e “offese” tra gli ufficiali elettorali.

I membri della Commissione affermano di aver identificato anche casi di voto multiplo, sospetti di turismo elettorale, tentativi di scattare foto con il cellulare alle schede di voto all’interno della cabina elettorale e stazionamento nel seggio di persone che non ne avrebbero avuto diritto.

“In base ai dati comunicati dal Ministero dell’Amministrazione e degli Interni, durante i due turni di scrutini delle elezioni presidenziali sono stati segnalati e registrati un numero di 4516 incidenti (durante il primo turno di scrutinio sono stati segnalati 2658 incidenti elettorali, di cui il 52,1% in ambito rurale e il 47,9% in ambito urbano. A questi si aggiungono 953 incidenti segnalati in data 6 dicembre 2009”), appare nel rapporto.

La Commissione sulle elezioni richiede una legge per le commissioni d’inchiesta e “poteri coercitivi”: Il rifiuto di partecipare alle audizioni sarà sanzionato con la perdita della carica

 Il rapporto preliminare della Commissione d’inchiesta sulle elezioni del 2009 contiene una serie di proposte per l’elaborazione di una legge che regoli il modo in cui commissioni del genere funzioneranno in futuro, richiedendo anche l’introduzione di sanzioni per le persone pubbliche che non offrano la propria collaborazione, nonché l’introduzione di “poteri coercitivi reali” affinché queste persone partecipino alle audizioni.

“Le persone citate devono presentarsi alla Commissione d’inchiesta, poiché l’attività delle istituzioni/autorità di cui fanno parte, sono sotto controllo parlamentare. Le persone invitate, più esattamente quelle che rappresentino, in virtù della posizione di comando che occupano, autorità/istituti pubblici che non sia sotto controllo parlamentare, hanno l’obbligo, in base al principio di lealtà tra le istituzioni/autorità dello stato, di prendere parte ai lavori della Commissione in tutti i casi, a prescindere dall’argomento dell’inchiesta parlamentare”, si legge nel rapporto

In merito alle altre persone che “non abbiano alcuna tangenza con le istituzioni dello stato”, la partecipazione a tali lavori è una loro scelta.

“Tenendo presente tutto questo, è necessario accordare la legislazione alle Decisioni della Corte Costituzionale. Evidenziamo che la mancanza di una legge speciale per il funzionamento della Commissione d’inchiesta, ostacoli lo svolgimento delle attività delle commissioni d’inchiesta, che hanno invece bisogno di strumenti che consentano loro l’accesso alle informazioni di base, che permettano ai loro membri di giungere a conclusioni conformi all’obiettivo della commissione. Alle commissioni parlamentari d’inchiesta è necessario accordare, per legge, poteri coercitivi reali: tramite l’applicazione di sanzioni, per ricevere i documenti richiesti, per indurre un testimone a presentarsi alle audizioni in cui fornire prove, e in cui sia obbligato a deporre giuramento. Per prima cosa, è necessario che queste commissioni abbiano il potere di richiedere qualsiasi documento desiderino (necessario al raggiungimento dei loro obiettivi)”, si legge nel rapporto.

I membri della Commissione affermano che “i rapporti delle commissioni parlamentari non possono rimanere senza conseguenze”.

“Proponiamo siano sanzionati quanti rifiutino di collaborare o di presentarsi di fronte a una commissione d’inchiesta parlamentare, con la perdita della carica detenuta e con il divieto di occupare funzioni pubbliche per 3 anni. Le proposte di riforma delle commissioni d’inchiesta dovranno costituire la base di miglioramenti legislativi in quest’ambito”, appare nel rapporto.

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