Kovesi, sulla sua presenza in casa di Gabriel Oprea nel 2009: Non commento i pettegolezzi, non avrei potuto influenzare le elezioni

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Il Procuratore capo della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), Laura Codruta Kovesi, durante un’intervista per Ziare.com, quando le è stato chiesto della sua presenza a casa di Gabriel Oprea durante la sera delle elezioni presidenziali del 2009, ha dichiarato che si astiene dal commentare tali voci e di non aver fatto nulla che avrebbe potuto influenzare il risultato degli scrutini. In merito all’invito rivoltole dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’argomento, Kovesi ha precisato di aver richiesto il parere del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e di aspettare una risposta.

Alla domanda se fosse presente a casa di Gabriel Oprea, nella sera delle elezioni presidenziali 2009, Kovesi ha risposto: “La domanda è già retorica, se ci sia stata o meno. Si tratta di un argomento presentato nello spazio pubblico da un imputato e nel frattempo è diventato argomento di pettegolezzi, non commento i pettegolezzi ma risponderò alle domande che non riguardino pettegolezzi”.

All’ennesima domanda, se abbia fatto qualcosa per influenzare le elezioni presidenziali del 2009, Laura Codruta Kovesi ha risposto: “No. No. E mi chiedo come avrei potuto influenzare il risultato delle elezioni. Sembra il copione di un film”.

La stessa ha affermato di non avere “nessun tipo di informazione, dati o prove, secondo cui le elezioni siano state frodate”.

“Se avessi avuto informazioni del genere, sarei stata la prima ad aprire un’indagine e a svolgere verifiche. Non dispongo di alcuna informazione, dato o prova in merito a tali sospetti”, ha precisato Kovesi, quando le è stato chiesto se sia a conoscenza dei tentativi fatti di alcune persone che conosce, come Florian Coldea e George Maior, che avrebbe tentato o che siano realmente riusciti a influenzare i risultati degli scrutini.

In merito alla sua mancata presentazione presso la Commissione Parlamentare d’inchiesta, Kovesi ha affermato che il motivo sia proprio quello, il fatto di non detenere nessun tipo d’informazione, e che gli obiettivi della commissione, per il loro 90%, se non completamente, superano le competenze di un procuratore.

Il capo della DNA ha precisato di essere già stata invitata nel 2007 in una Commissione Parlamentare e di aver rifiutato di presentarsi, interpellando il CSM, come ha fatto anche questa volta.

“Nel 2007, c’è stata una discussione simile, ho rifiutato di presentarmi e mi sono confrontata con il CSM perché, in base allo statuto dei magistrati, noi non possiamo essere indagati o sottoposti a verifiche da parte di altre autorità dello stato. Ora ho fatto la stessa cosa, ho rifiutato di presentarmi e ho inviato una notifica al CSM”, ha raccontato Laura Codruta Kovesi, spiegando come alla prima e alla seconda convocazione abbia invocato il precedente del 2007 e la decisione del CSM, e come, alla seconda convocazione, abbia richiesto il punto di vista del CSM.

“Se il CSM stabilirà che un procuratore o un giudice sia obbligato a fornire spiegazioni in Parlamento, è da vedere. Aspetto di riceve una risposta del CSM in cui mi si dica se un procuratore o un giudice possa essere obbligato a rispondere di fronte al Parlamento”, ha concluso Kovesi.

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