Ion Iliescu, Petre Roman, Miron Cozma incriminati nel caso della Mineriada del 1990

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L’ex presidente Ion Iliescu, l’ex premier Petre Roman e l’ex leader dei minatori di Valea Jiului, Miron Cozma, sono stati incriminati martedì, dagli inquirenti della Procura della Corte Suprema, per crimini contro l’umanità nell’inchiesta sulla Mineriada del 1990, secondo alcune fonti giudiziarie.

Allo stesso modo, in questo dossier sono stati incriminate anche altre persone ascoltate e messe sotto accusa nel tempo.

Sul caso si esprimerà l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia.

Finora, la Procura della corte suprema non ha fatto alcun annuncio ufficiale in merito, ed ha precisato che ci sarà presto una conferenza stampa presso la Procura.

Il 15 maggio, l’ex presidente Ion Iliescu e l’ex premier Petre Roman sono stati ascoltati dalla Procura dell’istanza suprema all’interno del caso della mineriada del 1990, entrambi in qualità di imputati e con una citazione a carico legata all’estensione dell’accusa penale, dichiaravano allora le fonti giudiziarie.

A partire dall’11 gennaio, a parte Roman e Iliescu, si sono presentati alla Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, Gelu Voican Voiculescu, Adrian Sarbu, Virgil Magureanu, Emil “Cico” Dumitrescu e Miron Cozma, dove hanno ricevuto notifica di essere accusati nel caso della Mineriada, per crimini contro l’umanità.

Anche Andrei Plesu, ex Ministro della Cultura nel giugno 1990, è stato ascoltato come testimone in quest’indagine. Sempre come testimone, è stato ascoltato anche Dumitru Mazilu, ex vicepremier del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale, per dare dichiarazioni sui fatti del 13-15 giugno 1990.

Nel dossier della Mineriada, i procuratori militari della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, il 23 dicembre del 2016, hanno disposto l’avvio di un’azione penale per crimini contro l’umanità, a carico di Ion Iliescu, alla data dei fatti presidente del Consiglio Provvisorio dell’Unione Nazionale e presidente della Romania, Petre Roman, ex premier, Gelu Voican Voiculescu, ex vice prima ministro, Virgil Magureanu, ex direttore del Servizio Romeno d’Informazione, Nicolae Dumitru, ex primo vicepresidente del Fronte di Salvezza Nazionale e Mugurel Cristian Florescu, generale in riserva, ex aggiunto del procuratore generale della Romania e capo della Direzione dei Procuratori Militari. Nella stessa inchiesta, è stata avviata azione penale per crimini contro l’umanità, anche nei confronti dell’ammiraglio in riserva Emil “Cico” Dumitrescu, alla data dei fatti membro del Consiglio Provvisorio dell’Unione Nazionale e capo della Direzione Generale di Cultura, Stampa e Sport del Ministero degli Interni, Cazimir Ionescu, ex vicepresidente del Consiglio Provvisorio dell’Unione Nazionale, Adrian Sarbu, ex capo di gabinetto e consigliere del primo ministro nel giugno 1990, Miron Cozma, ex presidente dell’Ufficio Esecutivo della Lega dei Sindacati Minerari Liberi “Valea Jiului”.

Allo stesso modo, sono sotto accusa Matei Drella, alla data dei fatti leader del sindacato presso il Giacimento Miniera Barbateni, Cornel Burlec Plaies, ex ministro aggiunto del Ministero delle Miniere, il generale in riserva Vasile Dobrinoiu, ex comandante presso la Scuola Militare Superiore degli Ufficiali del Ministero degli Interni, il generale (r.) Petre Petre, ex comandante dell’Unità Militare 0575 Magurele, appartenente al Ministero degli Interni.

In base alle prove amministrate nella causa, risulta come nel periodo 11-15 giugno 1990, gli imputati abbiano deciso, organizzato e coordinato un attacco generalizzato e sistematico, lanciato contro una popolazione civile, i manifestanti di Piazza Universitatii di Bucarest, come anche contro la popolazione del municipio di Bucarest, attacco in cui hanno implicato la partecipazione delle forze armate del Ministero degli Interni, del Ministero di Difesa Nazionale, del Servizio Romeno d’Informazione, e anche di un numero superiore a dieci mila minatori e altri operai provenienti da diverse zone del paese. A seguito dell’attacco, sono state uccise quattro persone per fucilazione e sono state ferite altre tre persone con colpi d’arma da fuoco. Allo stesso modo, 1.269 persone hanno riportato danni fisici o psicologici, mentre 1.242 sono state private del diritto fondamentale di libertà, per motivi di ordine politico.

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