Guardare indietro senza rabbia

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Il nuovo segretario generale del governo, probabilmente solo per pochi giorni, è l’ex premier Victor Ponta. Nella guerra tra i socialdemocratici però sarà Liviu Dragnea a vincere, ancora troppo forte per essere rovesciato. I liberali hanno un nuovo presidente. Si tratta però di un vecchio leader, Ludovic Orban. Anche il conflitto divampato da poco nella giovane Unione Salvate la Romania lascia la porta aperta a Nicusor Dan, il presidente da poco rieletto che si è dimesso per protestare contro una sola posizione del partito sulla definizione costituzionale della famiglia. Non poco tempo fa, Calin Popescu-Tariceanu è diventato il solo presidente dell’altro partito liberale, dopo aver eliminato il suo ex compagno di strada, Daniel Constantin. Il Partito Movimento Popolare è ancora nelle mani di Traian Basescu e i magiari probabilmente non cambieranno presidente prima di un decennio. Perciò, nessuno è capace di guardare indietro con abbastanza rabbia da rinunciare ai vecchi leader e puntare su facce nuove. Di sicuro la vita interna dei partiti non lascia troppo spazio a giovani realmente riformisti. Dopo lo scandalo del premier socialdemocratico, che non molla senza una mozione di sfiducia da parte del suo stesso partito, per Liviu Dragnea i giorni come leader sono contati. Anche se il prossimo premier sarà ancora più docile, pian piano la rivolta all’interno del partito diventerà una minaccia sempre più seria. E i dinosauri politici, come Basescu e Tariceanu rischiano di scomparire con i loro piccoli partiti alle prossime elezioni. I magiari sono già malvisti da tutti perché sono diventati i più versatili. E l’Unione Salvate la Romania non potrà fare il doppio gioco ancora per molto, favorevole nello stesso tempo al partenariato civile e al matrimonio solo tra uomo e donna. A un certo punto, dovrà fare una scelta più radicale, anche se probabilmente i suoi membri più conservatori se ne andranno.

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