La Commissione d’indagine sulle elezioni presidenziali del 2009 ha iniziato la propria attività

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La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle elezioni presidenziali del 2009 ha inaugurato la propria attività lunedì, e il primo a essere ascoltato è stato il giornalista Dan Andronic, dalle cui rivelazioni ha preso il via la controversia riguardante l’implicazione di alcuni politici e capi di istituzioni pubbliche nello scrutinio di 8 anni fa.

Andronic, prima dell’audizione: Non voglio sia una serie di memorie ma uno svuotamento

Lunedì, il giornalista Dan Andronic, prima di essere ascoltato dalla Commissione d’inchiesta sulle elezioni presidenziali del 2009, ha dichiarato offrirà numerosi dettagli per fornire un quadro quanto più completo della notte dello scrutinio, e ha tenuto a precisare che non vorrebbe si trattasse di “una serie di memorie” ma di uno “svuotamento”.

“Intendo fornire un numero di dettagli maggiore di quanto abbia fatto nel mio testo. Non sono dati nuovi, si tratta solo di un quadro più completo, non ho scoperto nulla nel frattempo o, se anche fosse, ad ogni modo non è questo l’argomento dell’audizione qui, e in Procura, ma il racconto della mia esperienza”, ha dichiarato Dan Andronic.

Egli ha specificato quanto l’obiettivo della Commissione sia “piuttosto ambizioso”, giacché intende stabilire se alle elezioni presidenziali del 2009 ci siano stati brogli.

“È molto difficile dirvi adesso se riuscirà a far luce o no, l’obiettivo è alquanto ambizioso se si parla di brogli alle elezioni, a otto anni dal loro prodursi, ed è piuttosto complicato dimostrarlo. Dal mio punto di vista, non ho mai parlato di brogli elettorali, ma della presenza della signora Kovesi, procuratore generale all’epoca, del signor George Maior, direttore dell’SRI, e del signor Florian Coldea, primo aggiunto dell’SRI, a casa di Gabriel Oprea”, ha concluso il giornalista.

Andronic ha aggiunto di non volere una serie di memorie ma “uno sforzo di svuotamento”.

“Si tratta di un contesto, io l’ho intitolato operazione «Noi siamo lo stato» e si tratta di cose che ho scoperto di recente, che ho messo in relazione ad altri eventi e casualità, non ho iniziato con la mia esperienza personale perché non ho voluto fosse una serie di memorie. Non ho mai pensato di scrivere le mie memorie, ma semplicemente vorrei fosse, se lo vorrete, uno sforzo di svuotamento”, ha affermato.

Dan Andronic ha sostenuto che “le audizioni non hanno valore penale ma politico, ovunque nel mondo questo tipo di cose sono pubbliche”.

Mircea Geoana, sulla Commissione d’inchiesta per le elezioni presidenziali del 2009: Un atto di igiene democratica

Martedì, durante l’audizione presso la Commissione d’Indagine riguardante le elezioni presidenziali del 2009, Mircea Geoana ha dichiarato come l’iter del Parlamento in questo caso rappresenti “un atto d’igiene democratica”, poiché il risultato dello scrutinio mostra ci sia stato un tentativo di portare avanti “un sistema di forza, di ricatto e di corruzione politica”.

Egli ha poi affermato come i risultati delle elezioni presidenziali del 2009 mostrino come “ci sia stato un tentativo di portare avanti “un sistema di forza, di ricatto e di corruzione politica”.

“A mio parere, ed è un parere in cui elementi soggettivi e oggettivi si coniugano, è possibile parlare di ragionevoli sospetti sull’esistenza di elementi costituiti di uno sforzo deliberato e congiunto, coordinato dai più alti livelli dello stato romeno, di influenzare le elezioni del 2009. Si tratta di un tentativo per portare avanti un sistema di forza, di potere, di ricatto e corruzione politica ed economica, con gravi conseguenza per la situazione generale della nazione e per gli interessi generali dei cittadini della Romania”, ha rilevato il candidato alle elezioni presidenziali del 2009.

Geoana ha tenuto a precisare come “l’azione del 2009 abbia avuto un carattere interistituzionale e interpartitico, incolonnando sotto un unico ordine capi obbedienti, non le istituzioni nel loro insieme ma velleitari della politica, carrieristi o persone ricattabili in posizioni chiave nel sistema pubblico e amministrativo del paese”.

“Parliamo di persone, non di istituzioni (…). Il mandato 2009-2014 è stato immorale, antidemocratico e antinazionale”, ha concluso Mircea Geoana.

Hrebenciuc: Ho il sospetto che le elezioni del 2009 siano state truccate nei seggi in cui hanno votato più di 1.050 persone

L’ex capo della campagna PSD per le presidenziali 2009, Viorel Hrebenciuc, martedì ha dichiarato alla Commissione d’inchiesta di ritenere che le elezioni siano state truccate, perché ci sono stati seggi in cui hanno votato più di 1.050 persone in 14 ore, il che a suo parere sarebbe impossibile. Alla domanda sul perché non abbia contestato queste cose al momento della conclusione dei verbali, Hrebenciuc ha dato la colpa alla “stanchezza” dei rappresentanti PSD delle sezioni.

Viorel Hrebenciuc durante l’audizione ha raccontato come nell’ultima settimana prima delle elezioni presidenziali, Mircea Geoana avesse il 54% nei sondaggi, mentre Traian Basescu fosse al 46%, vale a dire circa 600.000 voti in favore del PSD. Egli ha indicato in modo indiretto che le cose sarebbero cambiate dopo l’ultimo dibattito televisivo, in cui Geoana è stato messo di fronte alle informazioni sulla sua visita all’imprenditore Sorin Ovidiu Vintu.

Hrebenciuc, sull’incontro a casa di Oprea nel 2009: Dal salotto non potevi influenzare il risultato delle elezioni, per lo meno non a quell’ora

“È seguito il noto episodio di quel giovedì – non entro in dettagli – fatto che ha determinato nel secondo turno la presenza al voto di circa 800.000 elettori in più rispetto al primo turno, cosa per niente comune alle elezioni (…). L’ultimo sondaggio che ho avuto, con circa 12.000 intervistati, quindi meno dell’1,5% di margine d’errore, il sabato sera, quindi il giorno prima della domenica, mostrava il risultato del 51,5% per Geoana. Solo 1,5%; è chiaro che ci siamo allarmati”, ha raccontato Hrebenciuc.

Lo stesso è stato interrotto dai deputati e senatori che hanno voluto sapere quale società di sondaggi abbia fatto per il PSD un sondaggio con 12.000 persone, un numero quattro volte più grande rispetto ai normali sondaggi, e abbia potuto analizzarlo così rapidamente.

“Mantengo il riserbo sulle mie fonti”, è stata la prima risposta di Hrebenciuc, anche se il presidente della Commissione, Mihai Fifor, abbia insistito perché rispondesse. L’ex deputato ha dichiarato allora di non ricordare. “Mi ha già tradito più volte (la memoria – N.d.R)”, ha dichiarato lo stesso.

Egli ha spiegato di fronte alla commissione di ritenere che le elezioni siano state truccate perché fisicamente è impossibile votare in più seggi al ritmo cui si è votato. L’ex capo della compagna di Geoana ha affermato che, secondo le fonti e i calcoli di allora, con due timbri e due cabine di voto, in un seggio avrebbero potuto votare massimo 1.050 persone in 14 ore (tra le 07:00 e le 21:00) e che per questo la Legge elettorale ha previsto che un seggio copra un massimo di 2.000 persone, nell’idea che la presenta elettorale è in media del 50%.

“Concretamente, posso dire di avere il sospetto che ci siano stati brogli durante le elezioni”, ha affermato.

“Da qui comincia la parte seria della discussione. 1.050, nel contesto in cui tutte le elezioni di svolgono non-stop, senza nessun tipo di pausa, senza altre questioni, litigi e così via (…). Alla stazione Nord, dove c’è stata una fila enorme, hanno votato 730 persone. C’è anche stato ancora un seggio elettorale molto in vista quel giorno – alla Facoltà di Diritto, all’Università – dove hanno votato circa 950 persone”, ha dichiarato Hrebenciuc.

Egli ha detto di essere rimasto “sorpreso” quando ha visto le liste della diaspora. In base alle sue parole, la sua “sorpresa” è stata che, il primo seggio “di cui si è molto parlato” a Parigi, avesse 3.785 elettori, e questo nella situazione in cui gli elettori della diaspora dovevano anche compilare una dichiarazione giurata di non aver votato in altri seggi. “Quindi, sempre in 4 minuti includiamo anche questa dichiarazione, senza nessun problema. Ma non è solo Parigi il problema (…). In Irlanda – al seggio elettorale hanno votato 2.342 persone. Mentre in Inghilterra ci sono due seggi elettorali con più di 2.000 elettori, il resto sono cifre normali (…). Dall’Inghilterra passiamo alla Spagna e vediamo più di 10 seggi elettorali, in cui hanno votato 2.300 persone, vale a dire il doppio del normale”, ha affermato.

Hrebenciuc ha aggiunto di avere avuto l’impressione che le elezioni siano state truccate, nel momento in cui ha cominciato a contare i seggi elettorali con più di 1.050 votanti, e si è fermato quando ha raggiunto il numero 70, rappresentante circa 70.000 voti, il cui 80% era a favore di Traian Basescu.

Alla domanda sul perché il PSD non abbia contestato questa condizione ed abbia firmato i verbali, sebbene esistessero punti interrogativi in merito alla presenza e al ritmo di voto, Hrebenciuc ha dato la colpa alla “stanchezza” dei rappresentanti del PSD. “Sapete benissimo cosa significa un seggio elettorale, quanto possano essere stanche le persone che ci lavorano, dalla mattina alla sera”, ha affermato lui.

ALDE, Cataniciu sorpresa dal sistema parallelo di conteggio del PDL nel 2009: Era tecnicamente impossibile

L’audizione dell’ex capo della campagna PSD per le elezioni presidenziali del 2009, Viorel Hrebenciuc, alla Commissione parlamentare d’inchiesta ha provocato una disputa tra Steluta Cataniciu (ALDE) e Cezar Preda (PNL, ex PDL), in cui la deputata si è dichiarata sorpresa dalla tecnica del PDL dell’epoca, di conteggio parallelo dei voti e della loro organizzazione in una tabella. L’ex leader del Partito Democratico le ha spiegato si trattasse di un Excel proiettato su un pannello, ed ha ironizzato su come il programma sembrasse un “miracolo” per i partiti che hanno perso, non certo per i vincitori.

Steluta Cataniciu ha fatto riferimento a un celebre video apparso sulla stampa, filmato nel 2009 alla sede del PDL, in cui Adrian Videanu annuncia al telefono a Viorel Hrebenciuc che il PSD e Mircea Geoana hanno perso le elezioni. Dietro Videanu era proiettata la tabella, in cui erano uniti i risultati provenienti dai verbali del territorio, messi insieme dai rappresentanti del partito nei seggi elettorali.

Cataniciu, durante l’audizione di Hrebenciuc alla Commissione d’inchiesta per le elezioni 2009, ha affermato che una tabella del genere fosse tecnicamente impossibile.

“Come spiega il fatto che, all’ora in cui ha avuto quella discussione col signor Videanu, alle sue spalle c’era già quella tabella? Almeno io ricordo perfettamente com’era la tabella e noi tutti, in buona fede o no, abbiamo avuto l’impressione che la tabella venisse da un’altra parte. Il PD a quell’ora non poteva, non aveva la possibilità dal punto di vista tecnico di realizzare una tabella del genere (…). Come si spiega la realizzazione di una tabella del genere?”, ha chiesto Cataniciu.

Viorel Hrebenciuc le ha risposto che la situazione “supera la sua capacità tecnica di comprendere”.

Muhulet: nel 2009 non era possibile verificare il voto multiplo

D’altra parte, Marian Muhulet, vicepresidente dell’Autorità Elettorale Permanente (AEP), ascoltato dalla Commissione sulle elezioni presidenziali del 2009, ha dichiarato come all’epoca fosse impossibile prevenire il voto multiplo, e come la constatazione al massimo si sarebbe potuta fare in seguito.

“Non ci sono stati malfunzionamenti alle elezioni del 2009 in senso informatico, non credo che l’INS abbia inviato una nota all’Ufficio Elettorale Centrale sull’esistenza di un qualche incidente. In nessun ufficio regionale sono esistiti incidenti. Non abbiamo mai avuto incidenti informatici per l’unificazione dei dati. Non c’erano le risorse finanziarie. Ora possiamo prevenire tale fenomeno, all’epoca in questione era possibile solo constatare in seguito”, ha dichiarato lunedì Marian Muhulet alla Commissione parlamentare costituita per verificare le elezioni del 2009.

Alla domanda in merito alla modalità in cui si sia votato all’Ambasciata di Parigi, lì dove il voto sarebbe stato dato in pochi secondi, Muhulet ha precisato fosse “impossibile votare in pochi secondi. Il tempo minimo è intorno al minuto, dal momento in cui bisogna entrare e sbrigare tutte le formalità. All’Ambasciata della Romania a Parigi, il seggio non ha chiuso alle 21:00. Non so a che ora, ma di certo non alle 21:00”.

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