Cronaca di una settimana agitata dopo l’esplosione della bomba SIPA nello spazio pubblico

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Il Ministro della Giustizia: solleverò il segreto per l’archivio SIPA quanto prima, nel rispetto dei termini e delle condizioni legali.

 

Il Presidente ICCJ: Sostengo quest’iter, nel rispetto di determinate tappe

 

Il delicato argomento, legato all’archivio dell’ex Servizio Indipendente di Protezione e Anticorruzione (SIPA), è tornato in primo piano nell’opinione pubblica dopo le rivelazioni del giornalista Dan Andronic e le reazioni scatenate dal suo articolo, pubblicato su evz.ro, in merito alla scomparsa da quest’archivio dell’ex servizio segreto del Ministero della Giustizia di informazioni riguardanti la vita privata dei magistrati, successivamente utilizzate per ricattare e controllare gli stessi.

Lunedì scorso su Eventimentul Zilei c’era scritto che parte dell’archivio SIPA – contenente dai 10.000 ai 21.000 documenti, compresi 3.000 dossier sui magistrati – sarebbe stata copiata, e che alcuni documenti sarebbero stati sottratti e addirittura distrutti.

Il Servizio Indipendente per Protezione e Anticorruzione è stato costituito nel 1991, come struttura subordinata alla Direzione Generale dei Penitenziari, e aveva il compito di seguire eventi legati ai penitenziari. Nel 1997, Valeriu Stoica, allora Ministro della Giustizia, stabilì il passaggio del SITA nel subordine del Ministero della Giustizia (MJ), affinché la struttura si occupasse anche della protezione dei magistrati.

Il giornalista Dan Andronic sostiene che l’archivio sarebbe stato copiato durante l’inventario svolto dalla commissione designata da Monica Macovei, commissione formata dal giudice Cristi Danilet e dal procuratore della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) Paul Dumitru.

“Perché Catalin Predoiu ha taciuto? (ex Ministro della Giustizia nel periodo 2008-2012 – N.d.R.).
Perché di questa florida oasi di documenti, fino a un certo momento storico, si sono serviti tutti. Di che si tratta? Di prove del fatto che dall’archivio SIPA, mentre era inventariato dalla commissione designata da Monica Macovei, siano stati copiati dei documenti. Del fatto che, dall’archivio SIPA siano stati sottratti e distrutti dossier di alcuni magistrati che, in seguito, solo saliti in gerarchia fino ai massimi livelli”, scrive Andronic su evz.

Dan Andrinic sostiene di aver consultato numerosi documenti e di aver discusso con più persone interne al sistema, nel momento in cui la prima commissione d’inventario è stata costituita durante il mandato di Monica Macovei, nel marzo del 2006, ed è rimasta attiva fino alla fine dell’anno. La commissione avrebbe avuto il compito di ordinare l’archivio secondo criteri archivistici.

“Solo che questi criteri di archiviazione hanno significato la distruzione del sistema di schedari utilizzati per gli archivi del tipo SIPA e l’applicazione di criteri di archiviazione capaci di ricerche impossibili. In seguito, si è constatato che questa commissione non portava a termine integralmente le proprie mansioni dal momento che, dopo averlo ordinato, ha ignorato gli obblighi previsti dalla Decisione Governativa 127/26.01.2006, in cui si specifica chiaramente il fatto che tali documenti debbano essere consegnati, dopo l’inventario, agli Archivi Nazionali, agli istituti di sicurezza nazionale, ecc.”, scrive Andronic.

Perciò, nel 2007, sono apparse due commissioni, di cui facevano parte i giudici Cristi Danilet e il procuratore Paul Dumitriu. Andronic sostiene di poter affermare “con certezza”, in base ai documenti consultati e alle dichiarazioni di alcune persone del sistema, che uno dei due, Cristi Danilet, sarebbe implicato nella distruzione e copia dell’archivio. Il giornalista scrive che i due magistrati non avrebbero steso un verbale o un rapporto riguardante l’archivio SIPA, sostenendo che avrebbero evitato di lasciare tracce.

Il seguito, sostiene il giornalista, sarebbe stata costituita un’altra commissione che avrebbe dovuto occuparti delle informazioni classificate, guidata da Dumitriu. Andronic indica un rapporto dell’ex Ministro della Giustizia, Catalin Predoiu, in base al quale, i membri della commissione avrebbero sottratto documenti che avrebbero dato a Macovei, precisando che non ci sarebbero prove della loro restituzione.

“Un ex membro della commissione ha dichiarato come, per quel che ricorda, all’interno dell’archivio si troverebbe un’ottima fotocopiatrice con cui sarebbero stati copiati molti documenti, che sarebbero esistite molte cancellature nelle note informative e perfino annotazione scritte a mano, probabilmente da parte del giudice Cristi Danilet”, scrive Andronic.

Andornic cita fonti secondo cui sarebbero stati sottratti 12-14 dossier di alcuni magistrati, che in seguito avrebbero fatto carriera fino ai livelli più alti. Nell’anno in cui si presuppone che i documenti siano stati sottratti, le telecamere di sorveglianza dell’SRI interne all’archivio non a sarebbero state attive per tre mesi, ha aggiunto Andornic.

 

Cosa c’è nell’archivio SIPA

 

Il giudice Cristi Danilet, secondo Wikileaks, ha dichiarato che non tutti i dossier dell’archivio SIPA sono stati distrutti, di aver visto dossier del genere, e che i documenti contenevano dettagli intimi riguardanti giudici e procuratori. Secondo l’ex Ministro della Giustizia, Catalin Predoiu, del destino del SIPA si sarebbe discusso anche durante le negoziazioni di pre-adesione della Romania alla UE, sostiene Digi24.

“Una tempesta perfetta: la corruzione, lo stato di diritto e la riforma della giustizia sono in primo piano in Romania”, si intitolava un telegramma del 2009, inviato a Washington dall’Ambasciata USA di Bucarest. In base al documento redatto dai diplomatici americani, il giudice Cristi Danilet avrebbe spiegato loro che non l’intero archivio SIPA sarebbe stato distrutto, e che presso il Ministero della Giustizia esisterebbero ancora dossier risalenti al periodo 2001-2005. Questi erano, secondo il telegramma, “accessibili al Ministro della Giustizia”.

“L’attenzione della stampa si è concentrata anche sulla proposta del Ministero della Giustizia Predoiu di ricostituire il Servizio Interno di Protezione e Anticorruzione (SIPA), smantellato dall’ex Ministro della Giustizia, Monica Macovei, nel 2005. Il fondatore di SoJust, Danilet (che ha fatto parte della squadra di Macovei), ha dichiarato ai consiglieri politici che il SIPA era essenzialmente il servizio d’informazione del Ministero della Giustizia, con lo scopo di spiare le vite private di giudici, procuratori, ufficiali della corta e perfino dei cittadini comuni. Egli ha visto dossier contenenti dettagli su relazioni sessuali illecite di alcuni giudici e procuratori, e perfino referti medici sulle giudici che si sono sottoposte ad aborto. Si trattava, ha notato Danilet, di un ritorno all’epoca di Ceausescu ed era sbagliato credere di poter costringere con il ricatto i giudici a riformarsi. (Nota: Danilet ha reso pubblico il fatto che, sebbene i dossier precedenti al 2001 fossero stati distrutti, il Ministero della Giustizia avrebbe conservato i dossier dal 2001 al 2005, in due stanzette accessibili al Ministero della Giustizia. Fine della nota)”, appare nel telegramma degli ufficiali USA, secondo Digi 24.

 

Ministro della Giustizia, Tudorel Toader: Chi abbia fatto le copie dovrà risponderne, se l’informazione si dimostrasse veritiera

 

Tudorel Toader, il Ministro della Giustizia, dopo l’apparizione sulla stampa delle rivelazioni fatte da Dan Andronic, ha dichiarato che chi abbia copiato l’archivio SIPA dovrà assumersene la responsabilità, qualora fosse dimostrata la veridicità delle affermazioni fornite dal giornalista.

“L’archivio è custodito. Ad oggi, è protetto dall’Amministrazione Nazionale Penitenziaria (ANP). Chi abbia riprodotto i documenti dovrà risponderne, qualora l’informazione fosse veritiera. Non sapevo si fossero copiati. Tra qualche giorno, vedrò fisicamente quest’archivio”, ha dichiarato il Ministro della Giustizia.

 

Il giudice Cristi Danilet: Non ho modificato, copiato o divulgato le informazioni dell’archivio SIPA

 

“Non ho modificato, copiato o divulgato nessuna informazione contenuta nei documenti dell’Archivio SIPA. Monica Macovei ha smantellato il SIPA e non ha avuto nessuna informazione sui magistrati. Subito dopo l’assunzione del mandato nel dicembre 2004, il Ministro Macovei ha nominato un procuratore alla guida del DGPA (ex SIPA) ed ha disposto che le attività di raccolta di informazioni sui magistrati fosse interrotta. L’attività si è ridotta alla semplice raccolta di informazioni riguardanti il sistema dei penitenziari. Il nuovo direttore del DGPA ha presentato un rapporto alla commissione di specialità del Parlamento in merito all’attività di questo servizio”, dichiara il giudice Cristi Danilet sul suo blog.

Il magistrato precisa che alla fine del 2005, il Ministro avrebbe richiesto al Governo di approvare lo smantellamento del DGPA, cosa realmente avvenuta l’anno successivo.

“A mio parere, si tratta dell’unico caso in Romania, in cui un servizio segreto sia stato totalmente smantellato. Si è costituita una commissione che liquidasse questo servizio, di cui ho fatto parte come magistrato e consigliere del Ministro della Giustizia, per seguire le operazioni riguardati la documentazione. Ad eccezione del direttore DGPA, nessun membro avrebbe avuto contatti fisici con l’archivio. L’intero personale (circa 20 persone), costituito soprattutto da ufficiali d’informazione provenienti da altri servizi dello stato, compresa l’ex Securitate, è stato messo a disposizione. Tutti i dossier, comprese le note informative dei 10 servizi territoriali, sono stati depositati presso la sede centrale, nel palazzo dell’Amministrazione Nazionale Penitenziaria, e le stanza sono state sigillate”, scrive inoltre il giudice.

Danilet precisa di aver fatto parte della commissione d’inventario dell’archivio, e spiega come l’accesso sarebbe avvenuto nel 2007, giacché era vietato l’accesso con apparati o borse all’interno della camera.

“Non sapevo esistesse una fotocopiatrice o che il materiale d’archivio fosse stato depositato con un sistema di stoccaggio diverso da quello stabilito L’inventario ha avuto luogo solo in parte, solo rispetto al tipo di informazioni raccolte dal SIPA, e non è stato più redatto un rapporto, poiché il mandato di Monica Macovei è stato revocato dopo tre mesi dall’ingresso della Romania in UE. Il nuovo Ministro Chiuariu ha cambiato l’ordine stabilito da Macovei e sembra che altre persone abbiano portato avanti quest’attività. Non sono a conoscenza di alcun rapporto riguardante la mancanza di documenti dell’archivio; d’altra parte, tale mancanza non potrebbe essere costatata, dal momento che i documenti non erano ancora inventariati, ma solo depositati così come sono stati inviati dalle strutture territoriali”, dichiara Danilet.

Il magistrato sostiene che nessuna informazione proveniente dall’archivio sarebbe arrivata a Macovei o utilizzata da un qualche membro della commissione, poiché fatti del genere rappresentano infrazioni. Danilet sostiene di aver visto circa 300 note informative, il cui numero totale sarebbe di alcune migliaia, datate solo nel periodo 2001-2005, e che il resto sarebbe stato bruciato per ordine nel precedente Ministro della Giustizia.

“Prima del mandato di Macovei, SIPA/DGPA ha raccolto informazioni riguardanti la vita privata dei magistrati e di altre categorie di persone in contatto col sistema giudiziario. Disgustato dal fatto che nessuno si sia mai assunto la responsabilità per l’attività illegale di questo servizio ai danni dei miei colleghi magistrati, ho deciso di stendere un verbale sull’attività del SIPA. Così, ho reso pubblici questi aspetti, tramite racconti costanti alla stampa (Revista22, persurse.ro, EvZ) e sul mio blog personale (qui), fatti a partire dal maggio 2007, durante conferenze speciali organizzate nel 2008 da parte di un’associazione di magistrati, cui hanno partecipato anche rappresentanti di alcune ambasciate, come anche tramite un libro sulla corruzione nella giustizia, pubblicato nel 2009”, scrive il giudice.

Macovei: Non ho ricevuto alcun dossier proveniente dall’archivio SIPA

L’europarlamentare Monica Macovei, ex Ministro della Giustizia, sostiene di non aver ricevuto alcun dossier proveniente dall’archivio segreto dell’ex Servizio d’Informazione del Ministero della Giustizia (SIPA), precisazioni fatta in seguito all’articolo scritto da Dan Andronic, in cui quest’ultimo sostiene come a Macovei sarebbero arrivate informazioni dall’archivio.

“Non ho ricevuto nessun dossier proveniente dall’archivio SIPA. Non ho fotocopiato nessun dossier proveniente dall’archivio SIPA. Non ho sottratto e distrutto nessun dossier SIPA. Non ho avuto nessuna informazione su giudici o procuratori tramite i dossier SIPA. Io ho deciso lo smantellamento di questo servizio segreto, poiché esistevano informazioni nello spazio pubblico che costituivano abuso, La giustizia non aveva bisogno di un servizio segreto. Ho deciso lo smantellamento della SIPA, e che l’archivio fosse inventariato e consegnato all’Amministrazione Penitenziaria. Sono stata l’unico ministro ad aver deciso lo smantellamento di un servizio segreto”, trasmette Monica Macovei in un comunicato stampa.

 

Predoiu: Durante il mio mandato non sono entrato nell’archivio SIPA. L’archivio è rimasto sigillato per tutto il periodo del mandato

 

Catalin Predoiu, ex Ministro della Giustizia per il periodo 2008-2012, sostiene di non essere entrato nell’archivio SIPA durante il suo mandato, e che l’archivio è rimasto sigillato per l’intero mandato.

“Durante il mio mandato, non sono entrato nell’archivio SIPA. L’archivio è rimasto sigillato per l’intero mandato. In merito a quanto avvenuto fino al 2008, ho chiesto alla commissione Chiuariu un rapporto, che ho inviato al Consiglio Supremo di Difesa del Paese (CSAT)”, scrive Predoiu sulla sua pagina Facebook.

Lo stesso menziona come, in seguito, abbia realizzato una consultazioni scritta interistituzionale, un dibattito pubblico e un progetto di legge che prevedeva l’acquisizione dell’archivio SIPA da parte dell’Archivio di Stato e di averlo trasmesso al Segretariato Generale del Governo.

“Noto come tutti i ministri venuti dopo di me, Corlatean, Pivniceru, Ponta, Cazanciuc, Pruna, Iordache, fino anche a Toader, abbiano sottoscritto tale procedura, e non l’abbiano cambiata”, conclude Catalin Predoiu.

 

Il Presidente UNJR: SIPA, il servizio tramite cui erano seguiti e ricattati i magistrati. È tempo di far luce

 

Dana Girbovan, Presidente dell’Unione Nazionale dei Giudici della ROMania (UNJR), in un post su Facebook, sostiene sia giunto il momento di far luce sul caso SIPA, il servizio segreto che sostiene fosse “pieno zeppo di securisti” e tramite cui erano “seguiti e ricattati i magistrati”.

“Si parla di nuovo del SIPA – il servizio segreto militare all’interno del Ministero della Giustizia, pieno zeppo di securisti e tramite cui erano seguiti e ricattati i magistrati. Quello del SIPA è un argomento che appare sistematicamente nello spazio pubblico, se ne parla qualche giorno e poi è di nuovo insabbiato, per tornare in modo ricorrente. È tempo di far luce su questo caso. A 27 anni dalla caduta del comunismo, continuiamo ad agire in diversi settori della società, compresa la giustizia, con istituzioni e mentalità ereditate dall’organizzazione comunista. L’UNJR ha preso posizioni costanti per la classificazione del problema SIPA, rivolgendo numerose richiesta in questo senso alle istituzioni abilitate. Per una giustizia davvero indipendente, abbiamo bisogno di far luce sul caso SIPA”, scrive il giudice Dana Girbovan su Facebook.

Il Presidente UNJR sostiene che l’ex ministro della Giustizia, Raluca Pruna, non abbia “voluto sciogliere il segreto sull’archivio ma che le informazioni di «interesse operativo » raccolte dal SIPA fossero «trasmesse alle istituzioni abilitate». Vale a dire, anche che le informazioni compromettenti e ricattatorie ai danni dei magistrati fossero trasmesse, ora legalmente, alle «istituzioni abilitate» senza precisare quali fossero”.

 

L’ex Ministro della Giustizia, Raluca Pruna: Le istituzioni abilitate non si sono dimostrate interessate a inventariare l’archivio

 

L’ex ministro della Giustizia del Governo Ciolos, Raluca Pruna, sostiene che le istituzioni abilitate non abbiano dimostrato interesse nell’inventariare l’archivio.

“Come ministro non ho promosso una decisione di governo per inventariare l’archivio SIPA, sebbene abbia sottoposto al dibattito un progetto che riprendeva un’iniziativa del Ministro Mona Pivniceru. Il CSM non si è espresso, mentre la ICCJ non voleva presidiare la commissione dell’inventario. Ancora, le associazioni di magistrati in questione hanno chiesto pubblicamente il ritiro del progetto. Il Governo Ciolos di cui ho fatto parte non ha promosso nessuna DG in merito al SIPA e durante il mio mandato non sono entrati in quest’archivio. Tra parentesi, il pubblico avrebbe dovuto sapere chi, come e durante il mandato di quale ministro si sia entrati nell’archivio. Nell’attuale legislazione, senza l’inventario dell’archivio anche tra dieci anni saremo allo stesso punto. Quello delle speculazioni e dei riferimenti al SIPA quando cadiamo dalle scale con l’accusa (…). L’archivio non può essere bruciato, come mi ha stupito abbiano chiesto alcuni magistrati, ma dev’essere inventariato. E la maggior garanzia è la presenza di alcuni magistrati nella commissione d’inventario”, ha scritto lunedì sera Raluca Pruna sulla sua pagina Facebook.

 

Il portavoce del Presidente: La legislazione in vigore dev’essere rispettata e applicata

 

Il portavoce del presidente Klaus Iohannis, Madalina Dobrovolschi, martedì in merito alle informazioni apparse sui giornali, relative all’archivio SIPA, ha dichiarato che esistono leggi in vigore che devono essere applicate in questo caso, e “persone aventi diritto” e capaci di analizzare quanto scoperto, e che la legge dev’essere rispettata alla lettera.

“Posso dirvi solo che esiste una legislazione chiarissima, applicabile in questo caso. Esistono persone aventi diritto a realizzare le misure necessarie in questa situazione. Non il Presidente della Romania deve classificare queste informazioni ed evidentemente l’Amministrazione Presidenziale non ha le attribuzioni in materia per classificare e desecretizzare, declassificare, come preferite dire. Semplicemente, la legislazione in vigore dev’essere rispettata e applicata alla lettera”, ha dichiarato lei, alla domanda sull’archivio SIPA.

 

Tudorel Toader ha preso la decisione di desecretizzare l’archivio SIPA nel rispetto della norme legali

 

Il Ministro della Giustizia, Tudorel Toader, mercoledì mattina, ha dichiarato che intende desecretizzare l’archivio dell’ex Servizio Indipendente per la Protezione e l’Anticorruzione (SIPA) “il prima possibile e nel rispetto dei termini e delle procedure legali”. Il Presidente della Corte Suprema, Cristina Tarcea, afferma di sostenere questo iter, che dovrebbe però avvenire in più tappe, tra cui la prima sarebbe l’inventario dei documenti.

“Nel rispetto delle procedure in vigore, intendo desecretizzate l’archivio SIPA”, ha dichiarato il Ministro della Giustizia.

In seguito, mentre lasciava la sede del Consiglio Supremo della Magistratura (CSM), alla domanda dei giornalisti, se abbia preso questa decisione tenendo presenti anche le dichiarazioni del leader PSD, Liviu Dragnea, il Ministro della Giustizia ha risposto: “Sono vostri apprezzamenti”.

“Ho deciso di desecretizzare l’archivio SIPA perché si tratta di un argomento ripetuto molte volte nello spazio pubblico, di regola alla nomina di un nuovo ministro. Sembra si tratti di un argomento che presenti interesse e perciò desecretizzerò quest’archivio”.

Il Presidente del PSD, Liviu Dragnea, lunedì sera ha dichiarato per Antena 3 che, se il Ministro della Giustizia, Tudore Toader, è “un uomo corretto e in buonafede”, allora desecretizzerà il rapporto steso all’interno del Ministero in merito alla sparizione dei dossier dall’archivio SIPA o, in caso contrario, la fiducia che nutre in lui diventerà “quasi zero”.

 

Cristina Tarcea: L’archivio SIPA sarà desecretizzato, seguendo alcune tappe; per prima cosa bisogna fare un inventario dei documenti

 

Il Presidente dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ), Cristina Tarcea, mercoledì, prima della seduta plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), ha dichiarato di sostenere la desecretizzazione dell’archivio SIPA, e che tuttavia tale procedura debba essere fatta in più tappe, prima fra tutte, l’inventario dei documenti.

 

Mercoledì mattina, alla domanda in merito alle dichiarazioni del Ministro della Giustizia sulla desecretizzazione dell’archivio SPA, Tarcea ha affermato di sostenere questo iter: “Non sono a conoscenza della dichiarazione fatta stamattina dal Ministro della Giustizia, però ieri sera l’ho sentito dire che quest’operazione dovrà avvenire in più tappe e sono d’accordo. Questo iter dev’essere realizzato in tappe, e più esattamente, per prima cosa, è necessario fare un inventario dei documenti e, in funzione del loro specifico, delle categorie di informazioni, si procederà alla desecretizzazione. Io sostengo questo iter”.

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha inviato al Ministero della Giustizia una lettera in cui richiede informazioni sulla situazione dell’archivio SIPA. La proposta di chiedere spiegazioni al Ministero della Giustizia (MJ) legate all’archivio SIPA è stata formulata martedì durante la seduta plenaria del CSM da parte del giudice Gabriela Baltag, e la plenaria ha votato a favore dell’invio di questa lettera.

 

Cosa contiene la richiesta del CSM al Ministero della Giustizia

 

Nel documento inviato al Ministero della Giustizia, “in qualità di custode dell’archivio SIPA”, il CSM chiede gli venga comunicata la “composizione della commissione costituita in base alla decisione del Governo n. 127/2006, in base all’ordine di emissione del Ministro della Giustizia, con l’enumerazione concreta delle attribuzioni, responsabilità, modalità/procedure effettive con cui si sia svolta l’attività di questa e la presentazione di rapporti intermedi (per le situazioni in cui tale atto sia stato costituito), del rapporto finale e/o di qualsiasi altro documento possa essere assimilato a uno scaricamento di attribuzione/compito/obbligo/responsabilità, costituito al momento della consegna dell’archivio DGAP all’Amministrazione Nazionale Penitenziaria”.

Il CSM inoltre chiede gli sia comunicato “il numero delle commissioni costituitesi in seguito e la componente nominale delle stesse al livello del Ministero della Giustizia, con lo scopo di inventariare o verificare l’archivio SIPA, come anche tutte le misure disposte a seguito dello svolgimento delle attività di tali commissioni, nella situazione in cui siano esistite”.

Il CSM vuole inoltre sapere la data di sigillatura dell’archivio e che gli sia messo a disposizione il verbale redatto in questo senso, ma che gli sia anche comunicata anche la “modalità di ingresso successivo in quest’archivio, nel caso sia avvenuto”.

Il Consiglio Superiore della Magistratura chiede di essere informato anche in merito “all’esistenza di misure prese al livello del CSAT (decisioni/pareri), comunicate al Ministero della Giustizia, nella situazione in cui siano stati disposti o, al contrario, l’identificazione di eventuali reclami al CSAT da parte del Ministero della Giustizia in merito alla modalità di gestione, nel tempo, dell’archivio SIPA”.

 

Danilet al Ministro della Giustizia: I documenti SIPA con voci, pettegolezzi, e storie riguardanti i magistrati devono essere bruciati

 

Il giudice Cristi Danilet dichiara di non essere d’accordo con la desecretizzazione totale dell’archivio SIPA, e ha trasmesso al Ministro della Giustizia, tramite una lettera aperta, che i documenti contenenti voci, pettegolezzi e storie legate ai magistrati debbano essere inventariati, separati e bruciati, per non diventare “strumento di minaccia o di scherno per giudici e procuratori, a prescindere se ricoprano ancora la carica o se abbiano interrotto l’attività”.

Danilet ha scritto al Ministro della Giustizia, Tudorel Toader, dopo l’annuncio di quest’ultimo sulla desecretizzazione dell’archivio SIPA, invitandolo a riflettere profondamente su questa decisione.

Egli ha sottolineato come “il SIPA sia un episodio nella storia della giustizia romena”, affermando come “per anni i magistrati sono stati spiati, probabilmente anche controllati o ricattati, tramite questo servizio segreto militarizzato, subordinato nel periodo 1991-2005 al Ministro della Giustizia e che avrebbe dovuto occuparsi solo da fatti illegali che riguardano i penitenziari”.

“Le informazioni presenti ora nell’archivio SIPA depositato all’interno dell’Amministrazione Nazionale Penitenziaria e sigillato da una commissione di cui ho fatto parte anch’io, riguardano aspetti professionali e della vita privata dei dipendenti del sistema giudiziario, compresi i magistrati. Rispetto al contenuto di alcuni documenti lì contenuti e cui ho avuto accesso (note informative realizzate in seguito a discussioni con diverse persone, consultazioni di dossier giudiziari o alla sorveglianza realizzata dagli agenti SIPA) credo non debbano diventare di pubblico dominio! Non esiste nessun interesse pubblico nel conoscere le voci, i pettegolezzi, le storie riguardanti i magistrati o qualsiasi altra informazione di questo tipo”, scrive il giudice.

A suo parere, gli elementi raccolti da questo servizio segreto in modo illegale “non devono diventare strumenti di minaccia o di scherno per giudici e magistrati, a prescindere se ricoprano ancora la carica o se abbiano interrotto l’attività”.

“Secondo me, quei documenti non hanno alcuna attendibilità, e dopo che saranno inventariati e separati dagli altri documenti di natura amministrativa, legati all’attività SIPA (compresi i nomi dei dipendenti SIPA e i suoi informatori), dovranno essere immediatamente bruciati”, scrive Danilet, secondo cui “solo in questo modo è possibile porre fine all’attività di controllo della carriera dei magistrati da parte dei fattori politici e dei servizi segreti del periodo 1997-2004”.

 

Iohannis: Aspetto le conclusioni del Ministero della Giustizia, così come ha promesso pubblicamente. È interessante come in certi momenti appaiano “minestre riscaldate”

 

Il Presidente Klaus Iohannis giovedì ha dichiarato di non sapere cosa contenga l’archivio SIPA ma attende le conclusioni del Ministero della Giustizia (MJ), così com’è stato pubblicamente promesso, ed ha affermato che quest’argomento non dovrà rimanere per molto tempo nello spazio pubblico e che il Ministro Tudorel Toader dovrà spiegare in modo “trasparente e netto” la questione. Il Presidente ha sottolineato come in determinati momenti politici, appaiano questo tipo di “minestre riscaldate”, mentre alti perdano la memoria, altri tacciano, altri straparlino. Egli non ha escluso nemmeno la possibilità che l’archivio SIPA sia distrutto.

“Credo che in questo caso si abbia a che fare con una questione che a suo tempo non è stata trattata con attenzione sufficiente e di certo con sufficiente trasparenza. Questo archivio SIPA, a causa della mancanza di informazioni nello spazio pubblico, è diventato una specie di grande segreto nazionale, e non credo lo sia, e ritengo che il Ministro della Giustizia debba fare il possibile, ma in modo trasparente e netto, per chiarire la questione. Se sarà possibile o meno desecretizzarlo, è la prima questione da chiarire”, ha affermato Klaus Iohannis.

Il Presidente ha precisato come il Ministero della Giustizia debba chiarire cosa esattamente contenga quest’archivio, se davvero ci siano state fughe o no.

“È interessante seguire come appaiano questo tipo di minestre riscaldate nello spazio pubblico, in determinati momenti politici e di colpo, alcuni perdano la memoria, altri diventino muti e altri ancora chiacchieroni. Non credo che questo sia un tema che debba rimanere troppo a lungo nello spazio pubblico e mi aspetto dal signor Ministro della Giustizia un chiarimento trasparente e netto di questa faccenda”, ha voluto sottolineare il capo dello Stato.

Alla domanda se sia d’accordo con la desecretizzazione dell’archivio SIPA, il Presidente Iohannis ha risposto: “Aspetto le conclusioni del Ministero, così come sono state promesse, e allora vedremo cosa ci sarà da fare. Ho richiesto anche ai colleghi del CSAT un punto di vista, per capire se il CSAT di esprimerà o no in questa faccenda e ad ogni modo sarà necessario chiarire la faccenda”.

Klaus Iohannis ha dichiarato di non sapere se sia stato inviato un rapporto al CSAT all’epoca in cui Catalin Predoiu era Ministro della Giustizia.

“Il CSAT nel nostro paese è utilizzato come una panacea universale, cosa che non è. Il CSAT ha il proprio ambito di competenza, vale a dire la sicurezza nazionale. Non posso dirvi così, su due piedi, se il rapporto sia stato inviato o meno, ma lo si può verificare. Ad ogni modo, c’è stato e c’è un servizio con tali attribuzioni all’interno del Ministero della Giustizia e per questo ho detto che da lì devono arrivare i chiarimenti. Che nessuno di aspetti di riunirci tutti al CSAT e di discuterlo pagina per pagina. Il Ministero della Giustizia deve fornire un chiarimento, e se il Ministro della Giustizia ritiene sia necessario ottenere un parere o un’opinione del CSAT, che si rivolga al CSAT. Non ha senso discutere quanto accaduto 7 o 10 anni fa, quando è stato smantellato SIPA e l’estate successiva è stato ricostituito con altro nome”, ha dichiarato il capo dello Stato.

Il Presidente ha precisato di non aver avuto nessuna discussione su questo tema con il Ministro della Giustizia ma si aspetta che quest’ultimo rispetti quanto ha promesso pubblicamente.

Alla domanda su che parere abbia rispetto alla proposta che l’archivio SIPA sia distrutto, il Presidente Iohannis ha affermato: “Anche questo dev’essere una proposta del Ministro della Giustizia. Non so cosa ci sia in quell’archivio ma aspetto di saperlo. Se ci sono dati privi di valore, allora, per mettere un punto alla discussione nello spazio pubblico, sì, è anche questa una possibilità, che venga distrutto”.

 

Grindeanu: Sostengo la desecretizzazione; bisogna farla finita con le cosiddette chimere che alcuni seguono

 

Il Premier Sorin Grindeanu ha dichiarato giovedì di sostenere la desecretizzazine degli archivi SIPA, e ha aggiunto che bisogna farla finita con “i cosiddetti fantasmi, con le chimere che alcuni seguono”.

“Io sostengo la desecretizzazione e lo dico il più direttamente possibile, nel rispetto della legge (…). Esistono, non so, diversi livelli di segretezza dei documenti presenti in archivio, non so darvi dettagli. Ho chiesta al signor ministro di raccogliere dati ed è stato d’accordo e anzi, io credo sia molto importante lo sappiano anche quanti, in questo periodo – e questa è una cosa che il signor ministro deve fare e lo farà – (…) abbiano avuto accesso a questo archivio (…). Perché sostengo questo iter? Perché bisogna farla finita una volta per tutte con i cosiddetti fantasmi, con le chimere che alcuni seguono. E il miglior modo è questo, nel rispetto, così come ho detto, delle procedure legali e ho la convinzione che le procedure legali saranno rispettate”, ha dichiarato Grindeanu giovedì, durante una conferenza stampa.

Mercoledì, durante un’intervista accordata ad AGERPRES, il Premier Grindeanu aveva dichiarato di sostenere il Ministro della Giustizia, Tudorel Toader, in merito alla desecretizzazione degli archivi SIPA, rilevando si tratti di cose che “i romeni devono sapere” sull’argomento.

Nell’intervista, il capo dell’Esecutivo ha precisato di aver convocato martedì al Governo il Ministro della Giustizia, e che uno dei temi discussi sia stato il SIPA.

“Queste cose possono essere fatte nel rispetto delle leggi vigenti. È molto semplice. Perché? Perché è importante eliminare ogni ombra che possa aleggiare sull’atto di giustizia in Romania e, in questo caso, sappiamo di cosa di tratta, e (…) l’unica cosa che (…) dovrà guidare queste corti sarà la legge, nient’altro”, ha aggiunto Grindeanu.

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