L’indisciplina di partito

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Nicusor Dan resta il presidente dell’Unione Salvate la Romania. L’intenzione dell’ex premier Dacian Ciolos di diventare membro del partito aveva destato seri conflitti interni. Alcuni pensavano che Ciolos sarebbe stato un leader migliore di Dan. Ma alla fine quest’ultimo è riuscito a fermare la “rivoluzione”, anche perché l’ex premier ha esitato di fronte a una simile contestazione sotto voce. Ma il congresso di Cluj non ha portato nessuna novità nel senso di una scelta ideologica tra destra e sinistra. Probabilmente è stata questa la chiave del successo di Nicusor Dan: l’unità nonostante tutto. Il problema è che non si tratta di un mix di idee diverse, ma di posizioni contrastanti. Un simile conflitto tra radicalismi può influire sull’evoluzione del partito. A Cluj non sono mancate le voci critiche contro la mancanza di coraggio nell’assumere una chiara posizione in problemi controversi. Per esempio, nel recente voto dei deputati sulla modifica della Costituzione, riguardante cioè l’accettazione del matrimonio soltanto tra una donna e un uomo, quasi un terzo dei rappresentanti del partito sono stati favorevoli e più di due terzi contrari. I deputati socialdemocratici, cinque volte più numerosi, hanno invece votato tutti, meno uno, in favore di questa modifica. L’Unione Salvate la Romania rischia, se continua così, di non crescere molto. La pluralità dei punti di vista è decisiva per la democrazia interna, ma non scegliere, dopo il confronto, è una debolezza. Se il caos persiste ci sono solo due possibilità. La prima è litigare troppo e perdere credibilità per aver rimandato troppo la decisione. La seconda è accettare un certo autoritarismo, com’è successo in Italia nel caso del Movimento 5 Stelle. Anche se il partito punta ancora sulla strategia di un equilibrio senza troppe condizioni, la prospettiva di una crisi più seria non è da trascurare per chi adesso canta vittoria.

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