L’alibi del latino

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Il sindaco di Cluj ha perso la sua ultima battaglia contro la lingua ungherese. Adesso “Kolozsvár” dovrà apparire accanto a “Cluj-Napoca” sui segnali di località. Arrivato dopo dodici anni di estremismo nazionalista con l’aiuto della comunità ungherese, Emil Boc ha fatto molto per curare le ferite della città, dopo la peste tricolore di Gheorghe Funar. Ma a un certo punto ha pensato all’eredità del suo predecessore. E così ha deciso di puntare anche lui sullo spirito anti-ungheresi, ma in una maniera molto più prudente. Com’è successo però anche in Ungheria, dove un’associazione di giovani è riuscita a fermare il premier Viktor Orban, nel referendum contro i migranti, alcuni giovani ungheresi di Cluj hanno vinto un processo contro il sindaco. Che adesso non rifiuta più il nome ungherese della città, ma si è ricordato anche di quello latino. E così sui segnali si leggerà prima di tutto: “MVNICIPVM AELIUM NAPOCENSE AB IMPERATORE HADRIANO CONDITVUM”. Il latino è stato anche la soluzione di Nicolae Ceausescu, che cambiò “Cluj” in “Cluj-Napoca”. Neanche lui amava gli ungheresi e voleva dimostrare che prima del loro arrivo qui c’erano già i romani. Ma i romani non restarono molto e la futura città di Cluj è stata ungherese per circa sei secoli e molto meno tedesca. Anche tra le due guerre, quando la Transilvania era già romena, la popolazione di Cluj restò in gran parte ungherese. Solo la politica industriale di Ceausescu riuscì a cambiare il bilancio demografico a favore dei romeni. E poi arrivò Funar con il suo odio etnico. Oggi l’ex sindaco scrive libri per dimostrare che Gesù non era ebreo ma… daco. Dopo tanta pazzia nazionalista, Emil Boc aveva portato un po’ di normalità. Ma non del tutto. Peccato che ora per i romeni, il latino non sia altro che un alibi.

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