CCR: La persona che sia oggetto di sorveglianza tecnica, e che non sia colpevole, potrà contestare la misura

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La Corte Costituzionale della Romania (CCR) giovedì ha deciso che la soluzione legislativa, contenuta nelle disposizioni all’art. 145 del Codice di procedura penale, che non permette di contestare la legalità delle misure di sorveglianza tecnica da parte della persona che ne sia oggetto, e che non sia colpevole, è incostituzionale.

“In seguito a quanto deliberato, con la maggioranza dei voti, la Corte Costituzionale ha ammesso l’eccezione di incostituzionalità ed ha constatato come la soluzione legislativa, contenuta nelle disposizioni all’art. 145 del Codice di procedura penale, che non permette di contestare la legalità delle misure di sorveglianza tecnica da parte della persona che ne sia oggetto, e che non sia colpevole, sia incostituzionale”, è menzionato nel comunicato della Corte.

La Corte ritiene che la sorveglianza tecnica possa essere disposta durante le indagini penali, a prescindere dalla tappa in cui queste siano. Allo stesso tempo, la Corte ha osservato come la sorveglianza tecnica possa essere disposta, qualora siano soddisfatte le condizioni previste all’art. 139, par. (1) e (2) del Codice di procedura penale, nei confronti di qualsiasi persona, a prescindere dalla qualità detenuta da questi all’interno dell’indagine penale, e come in questo senso sia sufficiente disporre l’inizio dell’indagine penale in rem.

La Corte ha constatato che, gli elementi cui l’art. 138, par. (1) lett. a)-d) del Codice di procedura penale fa riferimento, e che costituiscono metodi speciali di sorveglianza, rappresentino intrusioni/ingerenze nella vita privata delle persone.

Allo stesso tempo, la Corte ha constatato come, all’interno del procedimento penale, la possibilità di contestazioni della legalità delle misure di sorveglianza tecnica sia dettagliata dal legislatore sono in merito alla persona colpevole, durante le procedure preliminari, dopo il rinvio a giudizio, come anche all’interno delle procedure preliminari, quando si risolva la querela contro la soluzione di sospensione, se nella causa sia stata attivata l’azione penale.

La CCR ritiene che il paragrafo 2 dell’articolo 8 della Convezione per la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e il paragrafo 2 dell’articolo 53 della Costituzione prevedano condizioni che debbano essere soddisfatte, perché il restringimento dell’esercizio del diritto alla vita privata sia conforme alle disposizioni costituzionali della Convenzione.

A partire da questa premessa, la Corte ha constatato come in materia di misure di sorveglianza tecnica, che costituiscono un’ingerenza nella vita privata delle persone sottoposte a tali misure, sia necessaria l’esistenza di un controllo successivo alla disposizione delle stesse, cui la persona in causa possa accedere allo scopo di verificare che le condizioni siano soddisfatte e, implicitamente, anche la legalità delle misure in questione. L’esistenza di un controllo a posteriori, che tenga presente questi aspetti, diventa una garanzia del diritto alla vita privata che prende forma e, alla fine, accanto agli altri elementi necessari e riconosciuti a livello costituzionale, determina l’esistenza della proporzionalità tra le misure stabilite e lo scopo delle stesse, come anche la necessità di queste all’interno della società democratica.

Così, in rapporto al caso specifico, la Corte ha constatato come l’attuale norma sulla modalità di contestazione della legalità delle misure di sorveglianza tecnica determini l’esclusione delle persone non colpevoli, che non abbiano qualità all’interno di un’inchiesta penale o siano sospettati, dalla possibilità di accedere a tribunali che possano analizzare quest’aspetto, e questo rappresenta una violazione di quanto previsto all’art. 26 e all’art. 53 della Costituzione, come anche di quanto previsto all’art. 8 e all’art. 13 della Convezione per la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

La decisione è definitiva e generalmente obbligatoria ed è comunicata alle due Camere del Parlamento, del Governo e del tribunale che ha segnalato la situazione alla Corte Costituzionale, vale a dire, l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia – Dipartimento penale.

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