La Giustizia in Romania, discussa nella Commissione LIBE del Parlamento Europeo. Il ministro Tudorel Toader ha presentato i più e i meno del sistema

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La Commissione per le libertà civili, per la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento Europeo ha organizzato mercoledì scorso un dibattito sul tema “Democrazia e Giustizia in Romania”, in seguito allo scandalo generato dall’Ordinanza d’Urgenza del Governo (OUG) 13. Presente nel legislativo europeo, il ministro romeno della Giustizia, Tudorel Toader, ha spiegato in quale stadio si trovi la giustizia in Romania.

Il dibattito ha avuto regole assai strette, che hanno determinato anche uno scontro verbale tra il presidente della Commissione, il socialista Claude Moraes e Gabriel Liiceanu, in merito al tempo d’intervento del filosofo romeno.

Moraes di è mostrato inflessibile, e in questo modo il dibattito è andato avanti con i rappresentati  della società civile, giornalisti come Attila Biro e Liviu Avram.

Allo stesso modo, nella sala era presente anche l’ex premier Dacian Ciolos, a Bruxelles per una visita discreta.

Il ministro della Giustizia, Tudorel Toader, che ha aperto il dibattito, ha proposto gli stessi argomenti che il Governo Grindeanu presenta sulla situazione della Giustizia. Si tratta della situazione dei penitenziari e del fatto che, se non saranno stabilite delle norme per questo problema, si arriverà al pagamento di un’ammenda alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDO).

Tudorel Toader a Bruxelles: Non l’OUG 13 è stato il problema ma il fatto che sia stato adottato di notte, cosa del tutto innaturale

Il ministro della Giustizia, Tudorel Toader, durante il dibattito della Commissione per le libertà civili, per la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento Europeo, ha dichiarato che il problema non è stata l’Ordinanza d’Urgenza (OUG) 13, tramite cui erano depenalizzati numerosi crimini, ma il fatto che l’atto normativo sia stato adottato di notte.

“L’Ordinanza d’urgenza in sé non è stato un problema. Il problema è stata forse la procedura: quando e come è stata adottata. La società ha reagito al fatto che l’Ordinanza sia stata adottata intorno alle 10 o 11 di sera, il che è verissimo e assai innaturale. Solo che il Governo avrebbe potuto lasciare che l’Ordinanza entrasse in vigore il giorno in cui è stata pubblicata la Gazzetta Ufficiale. Il Governo ha dato un termine di dieci giorni perché l’ordinanza entrasse in vigore, elemento che personalmente mi ha fatto sospettare più una mancanza di abilità nella tecnica legislativa, che non l’idea di legiferare di notte”, ha dichiarato Tudorel Toader durante i dibattiti della Commissione LIBE.

Tudorel Toader ha criticato l’inchiesta condotta dalla Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) sul modo in cui sia stata adottata l’OUG 13, affermando che la decisione della Corte Costituzionale (CCR), che constata un conflitto d’interesse tra il potere legislativo e la giustizia, sia stata di suo gradimento.

“la Corte Costituzionale ha preso una decisione che mi è piaciuta moltissimo, una decisione di principio tramite cui ha sancito che il legislatore ha la competenza per apprezzare l’opportunità di una legge, che il procuratore non ha la competenza per perseguire i ministri, che sono liberi di apprezzare quando e come adottare un atto normativo. Tramite la decisione che ha preso, la CCR ha sancito l’esistenza di un conflitto giuridico. È importante quanto è stato sancito per il futuro: il procuratore non può aprire un’inchiesta sui ministri che adottino atti normativi”, ha aggiunto Toader.

Da Bruxelles, il ministro della Giustizia ha avvertito tutti e tre i poteri “affinché rimangano nella loro normalità costituzionale” e non succeda più che uno intervenga nelle attività dell’altro.

“Ho richiesto e richiedo a ciascuno dei tre poteri dello stato di rimanere nella propria normalità costituzionale. L’architettura dello stato di diritto è ben concepita, e dovrebbe essere anche ben conosciuta e ben rispettata. Se questo non accade, i poteri rischiano di uscire dalla propria sfera costituzionale per entrare nella zona di competenza di un’altra autorità, così com’è successo con la famosa OUG 13/2017”, ha concluso Tudorel Toader.

Toader: “Non prendo ordini da nessuno; mi è stata garantita piena indipendenza”

A Bruxelles, Tudorel Toader ha poi dichiarato come, quando gli è stato proposto di assumere questo portafoglio, gli sia stata “garantita piena indipendenza”, perciò non prende ordini “da nessuno”.

“Mi è stato proposto di assumere il portafoglio della Giustizia e mi sono state date piene garanzie d’indipendenza. Io non prendo ordini da nessuno, ho assoluta libertà nel determinare i segretari di stato, ho piena libertà nel dire «non adottiamo ordinanze d’urgenza», ho piena libertà nell’avviare progetti di legge”, ha affermato Toader.

“La grazia non è la soluzione miracolosa al problema del sovraffollamento delle carceri”

Allo stesso tempo, il ministro della Giustizia ha aggiunto, durante il dibattito a Bruxelles, che la grazia non è una soluzione “miracolosa” per risolvere il problema che riguarda il sovraffollamento delle carceri.

“Abbiamo 27.234 detenuti nei penitenziari, abbiamo la spiacevole prospettiva di una decisione pilota della CEDO, una prospettiva spiacevole di condanna per la violazione delle condizioni di detenzione. Esiste nel Parlamento della Romania un progetto di legge per graziare alcune pene. Ieri sono stato in Parlamento a chiedere di posticipare la discussione del progetto di legge perché il Governo possa prendere misure complementari, poiché la grazie non è la soluzione miracolosa che risolverà, oggi e in futuro, il problema del sovraffollamento delle carceri, e la Commissione giuridica è stata d’accordo ed ha posticipato le discussione alla presentazione di quel progetto”, ha dichiarato il ministro.

Allo stesso modo, egli ha sottolineato tutti gli sforzi fatti perché la Romania esca dal Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV).

“Siamo sotto il segno dell’MCV, ho avviato delle azioni affinché tutte le istituzioni implicate in questo MCV mettano insieme competenze e forze per rispondere alle condizionalità e alle richieste del meccanismo. È evidente che lì il meccanismo non prevede condizionalità obiettive, alcune sono di altra competenza, come obiettivi in movimento, e faremo tutto con diligenza per vedere come poterle realizzare per ottenere, alla fine, l’eliminazione del meccanismo”, ha spiegato Toader.

Liiceanu al Parlamento Europeo: “Il Governo PDS-ALDE ha debuttato con un attacco frontale ai danni della giustizia”

Presente al dibattito, lo scrittore Gabriel Liiceanu ha parlato agli europarlamentari del Governo Grindeanu, dell’adozione dell’OUG 13, ma anche degli effetti che questa avrebbe avuto se fosse entrata in vigore. “Il bersaglio numero uno di questa gente sono la Procura Generale e la DNA”, ha sostenuto il filosofo. Le dichiarazioni sono state fatte durante il dibattito del Parlamento Europeo sul tema della democrazia e della giustizia in Romania, dopo lo scandalo provocato dall’adozione dell’OUG 13, che portava con sé numerose e controverse modifiche del Codice penale.

Liiceanu ha mostrato come l’estesa corruzione abbia condotto la Romania fino agli ultimi posti in molte classifiche europee. “A partire dal 2000, insieme al Governo social democratico di Adrian Nastate, primo ministro condannato per corruzione, la corruzione è diventata sistematica e professionale in Romania, parassitando un anno dopo l’altro il budget del paese con gare d’appalto truccate, fatte in favore di aziende detenute dai politici e dalle loro famiglie e dai loro protetti. Il nostro paese è stato diviso tra padroni regionali, che ricoprivano incarichi politici e amministrativi. Li chiamavano baroni, e si sono arricchiti con decine e centinaia di milioni di euro. Nessuno può dire quanti miliardi di euro siano stati sottratti in Romania in questi 27 anni”, ha dichiarato lo scrittore alla plenaria del Parlamento Europeo.

A parere dello scrittore, “grazie a un felice concorso di circostanze”, è stata istituita la Direzione Nazionale Anticorruzione. Dalle inchieste della DNA in merito a “qualche migliaia di politici” è risultato, ad esempio, che solo nel 2015 sarebbero state date mazzette per 430 milioni di euro.

“L’11 dicembre del 2016, la coalizione PSD-ALDE ha stravinto le elezioni parlamentari con i voti del solo 18% del totale degli elettori romeni. Nessuno ci ha pensato o ha contestato questo risultato” ha precisato Liiceanu. Lo scrittore ha poi mostrato come “la Romania abbia, in questo momento, alla guida del Parlamento due uomini condannati penalmente o con un processo in corso” e che il nuovo Governo “ha avuto come scopo principale, quello di far uscire di prigione la pletora di condannati”.

“Il Governo PSD-ALDE ha debuttato con un attacco frontale contro la giustizia. L’Ordinanza d’Urgenza adottata dal Governo nella notte del 31 gennaio, tramite cui si depenalizzavano le condanne penati, avrebbe sottratto al rigore delle leggi, per primi, i due capi di partito che conducono la coalizione. Siamo qui e questa è la verità”, ha dichiarato Liiceanu.

Lo scrittore ha manifestato la propria certezza in merito al fatto che il presidente del PSD, Liviu Dragnea, insieme ai suoi colleghi di partito e di coalizione “per sfuggire alla prigione e salvare i propri beni, non si sarebbero tirati indietro di fronte a nulla”.

“Il bersaglio numero uno di questa gente sono la Procura Generale e la DNA”, ha concluso il filosofo.

Liiceanu ha precisato fin dall’inizio del suo discorso, di parlare come “praticante della professione di cittadino”.

Egli ha aperto il suo intervento facendo riferimento a una favola russa, che racconta del guanto di un cacciatore perso d’inverno nel bosco. “Nel guanto entra a riscaldarsi per prima una lepre, poi una volpe, poi un lupo e poi un orso. Ebbene, il guanto del cacciatore sono i minuti che LIBE (La Commissione per le libertà civili, per la giustizia e gli affari interni del Parlamento Europeo) ha accordato al mio discorso. La lepre, la volpe, il lupo e l’orso rappresentano gli attuali eventi della storia della Romania. Ed io sono, per l’appunto, nella situazione di dover spingere nel guanto europeo quei dieci minuti che mi sono stati concessi”, ha detto Liiceanu.

Liviu Dragnea ha scritto a Claude Moraes, il presidente della Commissione LIBE del Parlamento Europeo: Liiceanu mistifica deliberatamente la realtà della Romania.

Il leader del PDS, Liviu Dragnea, mercoledì ha inviato una lettera la Presidente della Commissione LIBE del PE, Claude Moraes, in cui menziona il fatto che Gabriel Liiceanu avrebbe fatto, nel dibattito svoltosi in questo foro, un’affermazione falsa sulla sua persona, tramite cui mistifica deliberatamente la realtà della Romania.

“Le scrivo in relazione al dibattito che avete recentemente ospitato, in data 22 marzo 2017, all’interno della Commissione per le libertà civili, per la giustizia e gli affari interni al Parlamento Europeo, in merito alla democrazie e al sistema della giustizia in Romania. Mi vedo costretto a inviarle questa lettera poiché uno dei vostri invitati al dibattito, il signor Gabriel Liiceanu, ha fatto nel suo discorso la seguente affermazione rivolta alla mia persona: «Ecco la dichiarazione esplicita del capo del PSD, pronunciata in un programma televisivo la settimana scorsa: Bisogna concentrarsi sulle dimissioni del procuratore capo della DNA, sulle dimissioni della signora Kovesi»” si mostra nella lettera citata.

Dragnea sostiene che tale affermazione di Gabriel Liiceanu sia “totalmente falsa e non rifletta in nessun modo la realtà della Romania”.

“Non ho mai fatto questa dichiarazione e non ho fatto nessun’altra affermazione nel senso suggerito dal signor Liiceanu. Al contrario, in tutte le dichiarazioni pubbliche che ho rilasciato su quest’argomento non ho fatto neppure un’allusione da cui risulti che la signora procuratore capo avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni dalla guida della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA). Ancora di più, ho ricordato sempre alla stampa e all’opinione pubblica romena ciò che ho detto durante la recente campagna elettorale in Romania, vale a dire che «noi, come partito, non abbiamo pensato e non pensiamo di chiedere la revoca dei tre procuratori capo della Romania: il procuratore generale, il procuratore capo della DIICOT e il procuratore capo della DNA» (dichiarazione che ho ripreso di recente, in data 28 febbraio)”, ha scritto Dragnea.

Egli mostra come, in seguito alla decisione della CCR, gli sia stato chiesto spesso dai giornalisti se questo fatto non costituisca un motivo valido per le dimissioni della direzione DNA e come, ogni volta in cui gli sia stata rivolta questa domanda, egli si sia astenuto dal rispondere per non influenzare in nessun modo l’analisi che il ministro della Giustizia svolge ad oggi in relazione a tale argomento.

“Dal mio punto di vista, il fatto che uno degli invitati romeni che hanno preso la parola durante il dibattito della Commissione LIBE si sia permesso di mistificare in modo deliberato la realtà in Romania, con lo scopo evidente di fare disinformazione tra i membri della Commissione, dimostra quanto soggettive e di parte siano le posizioni di quanti criticano il Governo della Romania per aver emanato determinati atti normativi che hanno lo scopo di trasporre nella legge penale alcune modifiche annunciate nelle decisioni definitive e obbligatorie della Corte Costituzionale”, ha sottolineato Dragnea.

Iohannis: È un bene che il ministro della Giustizia sia stato a Bruxelles a chiarire le cose

Il Presidente Klaus Iohannis ha catalogato come una buona cosa, la partecipazione del ministro della Giustizia, Tudorel Toader, al dibattito del Parlamento Europeo in merito alla OUG 13.

“Ritengo sia un bene che il ministro si sia recato lì a chiarire queste cose. Alle volte è possibile appaiano determinate presentazioni troncate e proprio per questo motivo è molto importante che i ministri – personalità della Romania – partecipino a tali discussioni e diano il proprio contributo per chiarire le posizioni in Romania”, ha affermato Iohannis, a Palazzo Cotroceni.

 

La polemica Dragnea-Liiceanu continua

Dragnea: Signor Liiceanu, una bugia è una bugia. Non può dire di aver mentito solo un pochino

Il Presidente del PSD, Liviu Dragnea, venerdì ha risposto allo scrittore Gabriel Liiceanu, dopo le spiegazioni di quest’ultimo che non avrebbe mentito quando ha usato in modo improprio la citazione del capo del PSD, affermando che “una bugia è una bugia”, anche se è detta da un grande intellettuale.

Liiceanu ha spiegato in un editoriale che la citazione attribuita erroneamente a Liviu Dragnea, a Bruxelles, in merito alle dimissioni del capo della DNA, Laura Codruta Kovesi, è stata una “verità”, dal momento che questa sarebbe stata l’intenzione del leader PSD, anche se l’uso delle virgolette è stato un errore poiché, riconosce Liiceanu, Dragnea non ha usato quelle parole.

“Mi rincresce vedere che il signor Liiceanu, persistere con una bugia che non gli fa per nulla onore. Le sue interpretazioni, secondo cui il contesto delle mie dichiarazioni sarebbe stato un altro e che in realtà non avrebbe mentito agli ufficiali europei, sono imbarazzanti come quelle con cui argomenta che x% plagiato non è plagiato. No, signor Gabriel Liiceanu, una bugia è una bugia, anche se è pronunciata da un grande intellettuale – e non può dire di aver mentito solo un pochino!”,  ha scritto Dragnea, in risposta alle spiegazioni date da Gabriel Liiceanu.

Il leader del PSD ha richiamato l’attenzione dello scrittore sul fatto che “la verità è la corrispondenza tra le parole e la realtà” e tra le parole che ha pronunciato a Bruxelles nelle sue dichiarazioni e quanto egli abbia dichiarato realmente “non c’è alcuna corrispondenza”.

“Tra dire che in Romania si presta molta attenzione alle funzioni di capo delle due procure e l’affermazione «esatta» che «dovremmo concentrarci sulle dimissioni del procuratore capo della DNA» c’è un’enorme differenza. Ribadisco lil fatto che parliamo troppo di quelle due funzioni. In realtà, la lotta alla corruzione non dovrebbe dipendere da una funzione o da una persona”, ha aggiunto egli.

Dragnea ha criticato anche le “ridicole false virgolette” usate da Liiceanu, come capo di una casa editrice, da cui afferma di aspettarsi un maggior rigore.

“A causa di alcune virgolette mal poste, alcuni giornalisti hanno pagato risarcimenti esosi, mentre altri sono stati etichettati per plagio. Quindi non è così… solo un errore formale, come cerca di suggerire. E nemmeno la negligenza nel modo in cui s’informa sugli eventi politici del paese non può essere una scusa. Al contrario, se non fa il minimo sforzo di informarsi e forma i suoi pareri solo in quei cinque minuti di “zapping” televisivo, allora non ha la competenza di spiegare a degli stranieri come realmente stanno le cose in Romania. Una sola cosa possiamo affermare con certezza. Tutto il circo a Bruxelles, tutta l’isteria riguardo al nostro paese di certo a fatto più male alla Romania e ai romeni che non una dichiarazione che non ho mai fatto”, ha concluso il leader del PSD.

Venerdì, Dragnea non ha fatto alcun riferimento alla sua dichiarazione precedente, secondo cui pensava di sporgere denuncia penale a carico di Liiceanu per calunnia.

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