Le schiave del miracolo siciliano

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Dal governo Ponta ad oggi, i successivi governi di Bucarest non si sono mossi per aiutare le schiave rumene che lavorano nelle campagne siciliane. Solo dopo un articolo uscito su un giornale inglese, una delegazione governativa e arrivata in Italia. Finora nessuno era veramente interessato a fare qualcosa per queste vittime, abusate anche sessualmente dai loro padroni. Molti di loro, altrimenti buoni padri di famiglia, non esitano a “offrire” anche ai loro parenti e amici delle schiave del loro harem. A volte i mariti di queste donne sanno cosa accade ma non possono dir nulla, e tutti vivono nella paura di perdere il lavoro. Questo dramma comincia con un’opportunità: le donne possono portare con loro i bambini. Per la gran parte delle rumene che lavorano in Italia come badanti questa possibilità non esiste. Molti bambini crescono da soli in Romania e per molti di loro si tratta di una vera tragedia. Alcuni si sono suicidati. In questo contesto, è facile capire perché certe madri preferiscano subire abusi, anche sessuali, pur di restare con i propri figli. Per altre rumene, molte provenienti dalle regioni più povere della Moldavia, non c`è molta differenza tra i maschi siciliani e quelli con cui erano abituate in Romania. Sono infatti le regioni del paese in cui la violenza sessuale e gli abusi sui bambini sono più numerosi. C’è poi l’omertà locale, perché nel Ragusano tutti sanno cosa succede la notti nei campi. Ma nessuno parla, se non un prete coraggioso come Beniamino Sacco. Spesso questi “festini agricoli” finiscono con degli aborti. E non si tratta solo di violenza sessuale. Anche le condizioni di vita sono spaventose. Allo stesso tempo, la regione siciliana è molto importante per il mercato ortofrutticolo. Date le condizioni geografiche, da qui partono prodotti freschi per tutta l’Europa anche d’inverno. Sono le rumene a pagare il prezzo di questo miracolo economico. Certi piccoli produttori siciliani cominciano a somigliare a quelli americani di cotone, al tempo degli schiavi neri.

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