I rappresentanti del Governo in Italia, per verificare le informazioni sulle “schiave” romene delle aziende agricole in Sicilia

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Il primo ministro, Sorin Grindeanu, a disposto l’esecuzione di alcune visite di prassi comune da parte dei rappresentanti del Ministero per i Romeni in tutto il Mondo e del MAI in Italia, in relazione alle informazioni sull’esistenza di casi di sfruttamento dei cittadini romeni che lavorino in Sicilia e Calabria.

“Il premier Sorin Grindeanu segue con preoccupazione la situazione in Italia e attende con interesse il rapporto dei rappresentanti del Governo inviati il loco. La missione summenzionata avrà luogo tra il 15 e il 17 marzo. Parteciperanno il ministro per i Romeni in tutto il Mondo, Andreea Pastirnac, e un rappresentante del Ministero degli Interni”, si mostra nel comunicato stampa dell’Esecutivo.

Secondo le fonti citate, i membri della delegazione avranno incontri tanto con le ufficialità locali, quanto anche con i rappresentanti delle organizzazioni di romeni che lavorano in Italia, come anche con quelli provenienti dall’ambito associativo, implicati nella difesa dei diritti dei lavoratori stranieri e nella lotta agli abusi subiti dagli stessi.

Il ministro per i Romeni in tutto il Mondo ha proposto una consultazione su temi concreti riguardanti la cooperazione e il dialogo bilaterale romeno-italiano, durante un incontro con il capo della delegazione diplomatica italiana a Bucarest.

Lunedì, il Ministero degli Interni ha precisato che l’ambasciata romena avrebbe segnalato alle autorità italiane i problemi legati alle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici romene nella provincia siciliana di Ragusa. Allo stesso modo, il console romeno a Catania ha richiesto un incontro con il prefetto di Ragusa, e i due rappresentanti dovrebbero vedersi questa settimana.

Fino a 7.500 donne, per la maggior parte romene, vivono in condizioni di schiavitù nelle aziende agricole del sud dell’Italia secondo le stime della polizia, che sottolinea come Ragusa sia il centro si sfruttamento nella zona, in base a quanto riporta il settimanale The Observer, autore di un reportage sulle vittime di abusi sessuali e non solo.

Secondo l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, “Proxyma Association”, più della metà delle donne che lavorano nelle serre della zona sono state costrette a relazioni sessuali con i loro datori di lavoro, e quasi tutte operano in condizioni di lavori forzati e sfruttamento brutale. Nicoleta Bolos, è una di loro. La donna romena ha raccontato ai giornalisti del The Observer, inserto settimanale del giornale britannico The Guardian, gli abusi che ha dovuto sopportare, scrive Gandul.

 

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