L’Amministrazione presidenziale reagisce dopo le accuse rivolte a Iohannis di usurpazione e abuso del diritto:

0
96

La dichiarazione politica adottata dal Parlamento, un segnale preoccupante sul modo in cui quest’ultimo si rapporta alle altre istituzioni dello stato

Mercoledì, l’Amministrazione Presidenziale ha reagito all’adozione da parte della plenaria del Parlamento della Dichiarazione Politica in cui il capo dello stato è accusato di usurpazione e abuso di diritto e ha classificato tale iniziativa come un “segnale preoccupante in merito alla prospettiva del Parlamento sul modo in cui si rapporta alle altre autorità ed istituzioni dello stato, come anche alla società civile”.

“Con il pretesto di un atto normativo del Governo adottato in assenza di qualsiasi delega legislativa da parte del Parlamento e fortemente contestato dalla società civile, invocando una decisione della Corte Costituzionale la cui motivazione non è ancora conosciuta, la dichiarazione politica del Parlamento lede il principio stesso della leale cooperazione tra le istituzioni dello stato, sostanziato e sviluppato in modo costante nella giurisprudenza della Corte di un contenzioso costituzionale.

L’adeguamento del Parlamento alla realtà della società romena contemporanea implica più di una semplice affermazione del fatto che «la sua autorità legislativa è unica e indivisibile», che esso «beneficia di un diritto esclusivo di chiedere risposte dal Governo», che è «il solo rappresentante costituzionale dell’intera società» o che «l’opinione strutturata e legale della società romena è espressa in modo legittimo ed esclusivo dal Parlamento» oppure che «il Parlamento assicura il legame costituzionale tra il Presidente e la società»”, si mostra nel comunicato dell’Amministrazione Presidenziale.

In base allo stesso documento, il deterioramento dell’immagine pubblica del Parlamento e la diminuzione della fiducia dei cittadini nell’autorità che oggi riafferma la propria “supremazia politica di fronte a tutte le altre istituzioni pubbliche” non troveranno una soluzione nel trasferimento della responsabilità al Presidente della Romania, al CSM o agli altri “agenti dello stato d’ordine giudiziario o legati alla sfera della sicurezza nazionale” o, in ultima istanza, ai cittadini che osano esprimersi liberamente contro un atto che mette in pericolo lo stato di diritto e i valori della democrazia.

“L’impressione del Parlamento di essere un’istituzione «ridotta alla condizione di spettatore di alcune decisioni politiche» potrebbe cambiare tramite l’istituzione di dibattiti autentici e trasparenti, tramite un atto legislativo responsabile e prevedibile nell’interesse generale della società, tramite un controllo efficiente sull’esecutivo nel suo insieme, e non limitato solo a domande o interpellanze rivolte ai membri del Governo”, si mostra nel comunicato dell’Amministrazione Presidenziale.

“La Costituzione della Romania stabilisce che il Presidente della Romania sia eletto direttamente dai cittadini. Lui ha la stessa legittimità e rappresentatività del Parlamento e, per tanto, il Presidente della Romania non diventa “per effetto della Costituzione, esterno alla società” ma, al contrario, nel momento in cui si manifesti, il Presidente della Romania esprime l’interesse della società. Come ha constatato la Corte Costituzionale, un’eloquente spiegazione del fatto che il Presidente della Romania sia obbligato ad avere un ruolo attivo e che la sua presenza nella vita politica non può riassumersi a un esercizio simbolico o protocollare, risulta dalle disposizioni dell’articolo 80 della Costituzione, che consacra il ruolo del capo dello stato nel vigilare il rispetto della Costituzione e il buon funzionamento delle autorità pubbliche, esercitando la funzione di mediazione tra i poteri dello stato e tra lo stato e la società. Di conseguenza, le posizioni espresse dal Presidente della Romania sono lontane dall’essere «pareri» e meno che mai «particolari o parziali» e si concretizzano in azioni e atti il cui intento è realizzare il ruolo rappresentativo del Presidente della Romania”, si mostra ancora del comunicato stampa di Palazzo Cotroceni.

“La legge fondamentale ha consacrato un principio essenziale per la guida di tutte le autorità e di tutti i cittadini, vale a dire quella per cui «nessuno è al di sopra della legge». Questo vuol dire che, da una parte, le autorità pubbliche, comprese quelle rappresentative a livello nazionale – il Parlamento e il Presidente della Romania – sono tenute a rispettare il quadro costituzionale esistente. D’altra parte, questo vuol dire che nessuna autorità pubblica può limitare le prerogative delle altre. Nella misura in cui «i giudizi del Presidente della Romania, del CSM e dei rappresentanti del Ministero Pubblico» siano considerati a ragione «incostituzionali e inaccettabili», la Dichiarazione politica adottata oggi dal Parlamento può essere considerata una forma di pressione. Perciò, la notifica alla Corte Costituzionale da parte del Presidente della Romania o del Consiglio Superiore della Magistratura diventerebbe discutibile, e l’indagine e il giudizio sui fatti di corruzione si trasformerebbe in un atto contestabile. La stessa Corte Costituzionale dovrebbe riflettere seriamente ogni volta abbia da risolvere una causa in cui sia implicato anche il Parlamento, dal momento che questa valuta la costituzionalità delle azioni e delle decisioni delle altre autorità  pubbliche”, si aggiunge ancora nel comunicato dell’Amministrazione Presidenziale.

“La Costituzione della Romania ha costruito un sistema all’interno del quale l’autonomia istituzionale è equilibrata tramite la collaborazione reciproca e la cooperazione leale delle istituzioni fondamentali dello stato. Pur prendendo atto della Dichiarazione politica adottata dal Parlamento, il Presidente della Romania continuerà ad esercitare tutti i suoi compiti istituzionali a beneficio del popolo romeno, unico titolare della sovranità nazionale”, si conclude il documento citato.

NO COMMENTS