CCR: L’apprezzamento sull’opportunità di adottare un’ordinanza d’urgenza costituisce un attributo esclusivo del legislatore delegato

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L’apprezzamento sull’opportunità di adottare un’ordinanza d’urgenza costituisce un attributo esclusivo del legislatore delegato, e può essere censurato solo tramite controllo parlamentare, si spiega nella motivazione della decisione tramite cui la Corte Costituzionale della Romania (CCR) ha constatato come, per mezzo dell’indagine della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) in merito all’ordinanza d’urgenza (OUG) 13, sia stata perturbata l’attività del Governo.

“La Corte ritiene che l’apprezzamento dell’opportunità di adottare un’ordinanza d’urgenza, sotto l’aspetto della decisione legislativa, costituisca un attributo esclusivo del legislatore delegato, che possa essere censurato solo nelle condizioni espressamente previste nella Costituzione, vale a dire solo tramite il controllo parlamentare (…). Pertanto, solo il Parlamento può decidere la sorte di un atto normativo del Governo, adottando una legge di approvazione o di rifiuto. (…) Tenendo presente le norme costituzionali invocate, la Corte constata che nessun’altra autorità pubblica, che appartenga ad altri poteri rispetto a quello legislativo, possa controllare l’atto normativo del Governo dal punto di vista dell’opportunità dell’atto legislativo”, è precisato nella motivazione pubblicata venerdì sul sito della CCR.

Ancora, la Corte Costituzionale ha sottolineato come, tutto ciò che la DNA ha presentato come elementi materiali costitutivi di un’infrazione siano solo apprezzamenti personali o critiche formulate dagli autori della denuncia, relativa alla legalità ed opportunità dell’atto adottato dal Governo, mentre qui s’imponeva l’archiviazione del caso.

“Tutti i fatti reclamati riguardavano in realtà aspetti legali della procedura d’adozione di un atto normativo, vale a dire aspetti di opportunità e legalità che non sono soggetti al controllo degli organi d’indagine penale, a prescindere dall’inquadratura giuridica stabilita dall’inquirente. Poiché l’adozione in sé di atti normativi non può costituire l’elemento materiale di un’infrazione, la Corte constata come i fatti reclamati tramite la denuncia su cui si basa l’apertura del caso n. 46/P/2017 (…) non possano entrare sotto l’incidenza della legge penale, a prescindere dall’inquadramento giuridico dato”, si menzione nel documento citato.

Nell’opinione della CCR, tramite la decisione del procuratore di avviare un’indagine penale in questo caso, sia stato violato il principio della separazione dei poteri dello stato.

“Appare con evidenza il fatto che il Ministero Pubblico, come parte dell’autorità giudiziaria, si sia considerato competente nel verificare l’opportunità, il rispetto della procedura legislativa e, implicitamente, la legalità dell’adozione dell’ordinanza d’urgenza del Governo. Una tale condotta equivale a una grave violazione del principio della separazione dei poteri dello stato (…), poiché il Ministero Pubblico non solo ha superato le attribuzioni previste dalla Costituzione e dalla legge, ma si è arrogato attribuzioni appartenenti al potere legislativo o alla Corte Costituzionale”, si precisa della motivazione.

La CCR ha poi constatato che, tramite la verifica delle circostanze in cui sia stata adottata l’OUG 13/2017, la DNA si sia arrogata una competenza che può condurre ad un blocco istituzionale.

“L’avvio di un’ampia inchiesta penale, che si è concretizzata in un sopralluogo presso il Ministero della Giustizia, nella raccolta di atti, nell’audizione di un gran numero di funzionari pubblici, segretari di stato e ministri, ha determinato una condizione di tensione, una pressione psicologica, proprio durante un processo legislativo, creando le premesse per un blocco nell’attività di legiferazione. In questo modo, sotto l’impulso della paura determinata dall’attività di ricerca penale e dalla formulazione dei futuri accusati che potessero determinare l’incidenza della risposta penale, il Governo rimane bloccato nella sua attività di legislatore. La situazione creata svuota di significato la garanzia costituzionale riferita all’immunità dell’atto decisionale di legiferare di cui beneficiano i membri del Governo, garanzia il cui scopo è proprio proteggere il mandato di fronte a eventuali pressioni o abusi che potrebbero commettersi contro la persona che occupi la funzione di ministro, e l’immunità è per questi garanzia d’indipendenza, libertà e sicurezza nell’esercizio dei diritti e dei doveri che gli spettano in base alla Costituzione e alle leggi”, si mostra ancora nella motivazione.

In questa situazione, la CCR ha constatato l’esistenza di un conflitto di natura costituzionale tra la DNA e il Governo che, in qualità di garante della supremazia della Costituzione, ha dovuto risolvere, mostrando la condotta cui le autorità pubbliche devono adeguarsi.

“In merito al Ministero Pubblico – Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia – Direzione Nazionale Anticorruzione, la condotta conforme alla Costituzione traspare in quanto summenzionato, più esattamente l’esercizio delle competenze stabilite dalla legge in conformità alle norme costituzionali riferite alla separazione dei poteri dello stato e, quindi, l’astensione da qualsiasi azione che possa avere come effetto la surrogazione nelle attribuzioni di altre autorità pubbliche. Di conseguenza, il Ministero Pubblico non ha la competenza di svolgere attività di ricerca penale riguardanti la legalità e l’opportunità di un atto normativo adottato dal legislatore”, si precisa nella motivazione della CCR.

La decisione della CCR del 27 febbraio, presa con la maggioranza dei voti, è definitiva e generalmente obbligatoria.

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