Bilancio del Pubblico Ministero: Il Procuratore Generale Augustin Lazar: Il numero degli imputati inviati in giudizio per corruzione si è triplicato nell’ultimo decennio

0
262

Iohannis: Mi aspetto che il completamento delle indagini sulla Rivoluzione e su Mineriada sia da manuale, con decisioni chiare e veloci.

 

Il procuratore generale della Romania, Augustin Lazar, ha dichiarato martedì, alla riunione di bilancio del Pubblico Ministero, che nel 2016 sono stati inviati in giudizio 63.722 imputati, con l’8,2% di più rispetto all’anno precedente. Lazar ha precisato che il numero degli imputati inviati in giudizio per corruzione si è triplicato nell’ultimo decennio. La maggior parte degli imputati sono stati inviati in giudizio l’anno scorso per infrazioni contro la sicurezza pubblica, mentre solo il 3% sono stati deferiti alla giustizia per evasione fiscale.

Augustin Lazar ha dichiarato che l’anno scorso è stata registrata un riduzione di circa il 10% del numero di imputati inviati in giudizio in stato di arresto preventivo, situazione spiegata dal fatto che la misura ha un carattere eccezionale ed è presa solo quando altre misure preventive non possano raggiungere il loro scopo.

“Una prova in questo senso consta nella crescita proporzionale del numero di casi in cui è stato disposto il controllo giudiziario. Questo sviluppo è un esempio di adattamento della pratica del Pubblico Ministero alla giurisprudenza costante della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDO)”, ha spiegato il procuratore generale dell’Ufficio della Procura presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (PIICJ), alla presentazione del rapporto d’attività per il 2016 del Pubblico Ministero, cui hanno partecipato anche il presidente Klaus Iohannis, il ministro della Giustizia, Tudorel Toader, il ministro degli Affari Interni, Carmen Dan, il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), Mariana Ghena, il presidente dell’Istanza Suprema, Cristina Tarcea, il capo procuratore della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), Laura Codruta Kovesi, il capo procuratore della Direzione per l’Investigazione della Criminalità Organizzata e del Terrorismo (DIICOT), Daniel Horodniceanu, e diplomatici stranieri.

Lazar ha mostrato come l’esigenza dei procuratori abbia determinato la diminuzione circa del 5% rispetto al 2015 del peso delle soluzioni di rinuncia al conseguimento dell’azione penale sul numero totale di casi risolti in altro modo che tramite invio in giudizio.

Una crescita continua, nell’ultimo decennio, si è registrata anche nell’ambito delle infrazioni di corruzione nell’attività della Direzione Nazionale Anticorruzione e in quella delle altre procure, addirittura la triplicazione del numero di imputati inviati in giudizio per corruzione, ha dichiarato Lazar.

Il maggior numero di imputati inviati in giudizio l’anno scorso hanno commesso infrazioni contro la sicurezza pubblica, quasi sovrapposto a quello delle infrazioni alla sicurezza stradale.

Il peso delle infrazioni contro la persona è stato solo del 5% inferiore rispetto alle infrazioni contro il patrimonio, e questo indica una crescita della violenza contro la persona, “un marker criminologico che necessita correzioni di una strategia di repressione”, ha detto Lazar.

Il procuratore generale ha precisato quanto ridotta sia la percentuale delle infrazioni d’evasione fiscale, con il 3% del totale degli imputati inviati in giudizio per questo reato.

“Sappiamo che, nella realtà fattuale, queste infrazioni hanno un peso molto grande. La situazione segnalata indica alcune carenze nel rilevamento e proseguimento penale di tali infrazioni”, ha precisato Lazar.

La percentuale degli imputati inviati in giudizio per infrazioni contro il patrimonio raggiunge il 24,2% del totale, sebbene il grado d’invio in giudizio per queste infrazioni è in discesa negli ultimi due anni rispetto all’intero intervallo 2007-2016. Questa situazione è dovuta, secondo il procuratore generale, al fatto che, dal 2014, per il furto, la riconciliazione rimuove la responsabilità penale.

Il bilancio del Pubblico Ministero è arrivato dopo che, il 23 febbraio, ha avuto luogo il bilancio della DNA, e il 16 febbraio è stato presentato il rapporto d’attività della DIICOT per il 2016, riunioni cui ha preso parte anche il capo dello stato.

Martedì, il procuratore generale Augustin Lazar, durante il bilancio del Pubblico Ministero sul 2016, ha affermato che “l’attività della DNA è stata considerevole, caratterizzata nel MCV come impressionante”. Inoltre, lo stesso ha mostrato come l’esigenza dei procuratori abbia determinato la diminuzione circa del 5% rispetto al 2015 della percentuale delle soluzioni di rinuncia all’azione penale, nel numero totale dei casi risolti in altro modo che tramite l’invio in giudizio.

“Più della metà dei casi sono stati risolti in meno di 6 mesi dalla notifica. L’attività della DNA è stata considerevole, caratterizzata dal MCV come impressionante. Notiamo le condanne definitive per corruzione di magistrati, parlamentari, dignitari. La DIICOT ha avuto risultati buoni, con una crescita degli invii in giudizio superiore al 28%. È stata operata la più grande cattura nel mondo della cocaina della storia” ha dichiarato Augustin Lazar.

Inoltre, il procuratore generale ha sottolineato come i reati di corruzione siano in crescita e il numero di imputati inviati in giudizio per reati di corruzione si sia triplicato.

“Si è triplicato il numero di imputati inviati in giudizio per corruzione. Sono stati risolti 569.793 di casi, un aumento dell’8,2%. Il numero dei casi rimasti in corso di giudizio è stato 1.117.702. L’indicatore è particolarmente importante, osservato anche dagli esperti MCV, ed è cresciuto meno del 2%. 809 imputati sono stati assolti definitivamente, 118 tramite la depenalizzazione del fatto. Solo 30 sono stati arrestati preventivamente, il 25% in meno rispetto al 2015. La percentuale è del 1,3%, quindi si tratta di un buon risultato. Le restituzioni decise dalle istanze hanno rappresentato solo lo 0,46% degli invii in giudizio. Più della metà dei casi sono stati risolti in meno di sei mesi dalla notifica”, ha dichiarato il procuratore generale.

Il presidente Iohannis ha lodato l’attività del Pubblico Ministero nel 2016: Restate leali al principio “Nessuno è al di sopra della legge”

Martedì il presidente Klaus Iohannis ha lodato l’attività del Pubblico Ministero dell’anno 2016, affermando come essa abbia contribuito a ristabilire la fiducia dei cittadini nella giustizia, sebbene allo stesso tempo, il presidente abbia sottolineato come i procuratori debbano rimanere “leali” al principio secondo cui nessuno è al di sopra della legge, rispettando le libertà e i diritti dei cittadini.

“Il bilancio parla da sé: circa 570.000 di casi risolti, includendo un numero di 47.000 requisitorie e più di 63.000 imputati inviati in giudizio. Sono cifre impressionanti per la vostra istituzione. (…) Rappresentare gli interessi generali della società e difendere l’ordine di diritto non può essere concepito senza assicurare i diritti e le libertà dei cittadini, principi definiti in modo estremamente chiaro nella Costituzione”, ha affermato Iohannis all’evento dedicato al bilancio del Pubblico Ministero per l’anno 2016.

Lo stesso ha affermato che il consolidamento dello stato di diritto in Romania dipende anche dalla capacità del Pubblico Ministero di far fronte alle proprie responsabilità con equilibrio, agendo in uguale misura per proteggere l’interesse pubblico e anche per rispettare i diritti e le libertà dei cittadini.

“La giustizia è in primo luogo un servizio pubblico. Il consolidamento anno dopo anno della fiducia dei cittadini nella giustizia è un segnale che la democrazia in Romania sta maturando. I romeni diventano sempre più vigili alle deviazioni dall’ordine di diritto, ma più fermi nel difendere i propri diritti e libertà, aspetti strettamente connessi anche alla percezione della corruzione”, ha dichiarato il capo dello stato.

Il presidente ha sottolineato come una parte sempre più ampia della società abbia delle aspettative sempre maggiori nei confronti dell’intero sistema giudiziario, e il Pubblico Ministero debba assolvere ai propri doveri.

“Tanto più importante è che voi rimaniate leali al principio costituzionale «Nessuno è al di sopra della legge» ed esercitiate le vostre attribuzioni con obiettività, senza essere influenzati dalla qualità della persona indagata e dalla sua appartenenza politica o d’altra natura. (…) Affinché lo stato romeno possa proteggere i diritti e le libertà, possa assicurare il rispetto dell’ordine di diritto e degli interessi generali della società, abbiamo bisogno di un Pubblico Ministero indipendente ed efficiente, un corpo di procuratori che affronti tutte le provocazioni attuali”, ha detto il presidente.

Quest’ultimo ha chiesto anche una qualità migliore degli atti d’indagine penale.

“Mi aspetto che la finalizzazione delle indagini sulla Rivoluzione e su Mineriada sia da manuale, con decisioni chiare e veloci”

 Il presidente Klaus Iohannis martedì, in occasione del bilancio del Pubblico Ministero sull’anno 2016, ha lodato l’attività dell’istituzione per “ristabilire la verità” nel caso della Rivoluzione e della Mineriada, affermando di aspettarsi che le soluzioni siano “da manuale”, con decisioni chiare, veloci, solide e legali.

“Apprezzo moltissimo il fatto che il Pubblico Ministero faccia sforzi sostenuti per ristabilire la verità e per accusare i colpevoli dei crimini commessi durante il comunismo e nel successivo periodo, assai torbido. Non vedo l’ora, come la società romena, che le indagini sulla Rivoluzione e Mineriada si concludano, da manuale, tramite decisioni chiare e veloci, solide e legali”, ha detto il presidente.

Il dossier sulla “Rivoluzione del 1989” è una delle più tergiversate indagini della storia della pratica giudiziaria in Romania. I procuratori hanno dovuto chiarire le cause del decesso di 709 persone, incidenti da arma da fuoco nel caso di 1.855 persone, incidenti causati da altre forme di violenza nel caso di 343 persone e la privazione illegale di libertà di 924 persone.

Nel novembre 2016, i procuratori militari della Procura dell’istanza suprema hanno disposto di ampliare l’indagine penale in rem, per crimini contro l’umanità.

Recentemente, in questo dossier sono stati interrogati in qualità di testimoni lo scrittore Mircea Dinescu, l’ex premier Petre Roman, Laszlo Tokes, Ion Caramitru.

La Procura presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia ha annunciato, il 23 dicembre 2016, che nel dossier conosciuto sotto il nome di “Mineriada 13 – 15 giugno 1990” è stata avviata azione penale per crimini contro l’umanità ai danni di Ion Iliescu, alla data dei fatti presidente del Consiglio Provvisorio di Unione Nazionale e presidente della Romania, Petre Roman, ex premier, Gelu Voican Voiculescu, ex vice primo ministro, Virgil Magureanu, ex direttore del Servizio Romeno di Informazioni, Nicolae Dumitru, ex primo vicepresidente del Fronte di Salvezza Nazionale, e Mugurel Cristian Florescu, generale in riserva, ex vice del procuratore generale della Romania e capo della Direzione delle Procure Militari.

Nello stesso dossier è stata avviata azione penale per crimini contro l’umanità, anche a carico l’ammiraglio in riserva Emil “Cico” Dumitrescu, alla data dei fatti membro del Consiglio Provvisorio di Unione Nazionale e capo della Direzione Generale di Cultura, Stampa e Sport del Ministero degli Interni, Cazimir Ionescu, ex vicepresidente del Consiglio Provvisorio di Unione Nazionale, Adrian Sarbu, ex capo di gabinetto e consigliere del primo ministro nel giugno del 1990, Miron Cozma, ex presidente dell’Ufficio Esecutivo della Lega dei Sindacati Minerari Liberi “Valea Jiului”.

Inoltre, sono stati messi sotto accusa Matei Drella, alla data dei fatti leader di sindacato presso Industria Mineraria Barbateni, Cornel Burlec Plaies, ex vice ministro presso il Ministero delle Miniere, il generale in riserva Vasile Dobrinoiu, ex comandante della Scuola Militare Superiore di Ufficiali del Ministero degli Interni, il generale (r.) Petre Petre, ex comandante dell’Unità Militare 0575 Magurele, che apparteneva al Ministero degli Interni.

Nello stesso dossier gli inquirenti svolgono l’indagine penale anche nei confronti di altri 18 sospetti, sempre per crimini contro l’umanità.

Dall’inizio del 2017, in questo dossier sono stati interrogati Victor Ciorbea, Gelu Voican Voiculescu, Andrei Plesu, Adrian Sarbu, Miron Cozma, Petre Roman, Ion Iliescu, Virgil Magureanu, Emil ”Cico” Dumitrescu.

“Gli attacchi contro i procuratori e i giudici si sono intensificati in modo preoccupante nell’ultimo periodo”

Il capo dello stato, nel discorso tenuto alla presentazione del bilancio del Pubblico Ministero per l’anno 2016, ha specificato come nell’ultimo periodo si assista a un’intensificazione “preoccupante” degli attacchi contro i magistrati, di conseguenza occorre che la loro reputazione e l’indipendenza dell’intero sistema siano difesi.

“Nei 10 anni dall’adesione alla UE, la Romania ha fatto progressi notevoli nell’ambito della Giustizia. (…) Tentativi di ritornare alla situazione precedente alla riforma, la messa in questione dell’autorità delle decisioni giudiziarie o dell’indipendenza dei magistrati non fanno altro che rallentare questo progresso e colpire direttamente la Romania. Il nostro obiettivo è che nella giustizia il progresso diventi irreversibile”, ha affermato il presidente.

Egli ha sottolineato che il Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV) si concluderà quando tutti i quattro obiettivi maggiori della Romania saranno raggiunti, specificando tuttavia come, per quanto riguarda il Pubblico Ministero, la Commissione Europea non abbia più fatto raccomandazioni specifiche, ma si sia concentrata solo sulla prevenzione, e questo mostra come l’istituzione abbia assolto le proprie responsabilità.

Un problema maggiore resta tuttavia quello degli attacchi contro i procuratori e i giudici.

“Gli attacchi contro i procuratori e i giudici si sono intensificati nell’ultimo periodo in modo preoccupante. Di conseguenza, la difesa dell’indipendenza e dell’imparzialità del sistema giudiziario, e della reputazione professionale dei magistrati non è mai stata così necessaria. Una democrazia consolidata e uno stato di diritto veritieri non si possono immaginare in assenza di un sistema giudiziario indipendente e immune ai fattori di pressione politica”, ha dichiarato egli.

Il capo dell’ICCJ: “Constato cifre fredde e secche”

Il presidente dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ), Cristina Tarcea, durante bilancio del Pubblico Ministero, ha dichiarato come i risultati dell’istituzione siano buoni sebbene le cifre presentate dal procuratore generale Augustin Lazar siano “fredde e secche”, qualità che caratterizzano l’attività del sistema di giustizia.

“Penso ad una metafora: i procuratori e i giudici sono metà di una mela, i procuratori quella estroversa, i giudici quella introversa. Ho ascoltato le conclusioni del procuratore generale e constato cifre fredde e secche, che caratterizzano l’attività del sistema di giustizia. Il sovraffollamento delle procure, delle istanze, di cui pochissimi sono consapevoli e ne capiscono il significato. Anche meno si rendono conto dell’esistenza anche di altri problemi con cui si confrontano le procure e le istanze: sedi impropri, mezzi materiali insufficienti, risorse umane insufficienti, legislazione instabile o inadeguata, un ambiente sociale spesso ostile. I risultati sono buoni e non solo nella lotta contro la criminalità, ma anche nella rappresentazione degli interessi della società, dell’ordine di diritto, delle libertà dei cittadini. Molte persone che si ergono a commentatori dell’attività dei procuratori non riconoscono di avere anche un ruolo nel processo civile. E ancora meno, riconoscono il fatto che il Pubblico Ministero abbia un ruolo particolare e significativo per quanto riguarda i meccanismi di unificazione delle pratiche giudiziarie”, ha spiegato il capo dell’ICCJ, al bilancio del Ministero Pubblico.

NO COMMENTS