SRI: Il servizio non ha alcun protocollo con la DNA. Abbiamo protocolli con molte istituzioni dello stato perfettamente legali

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Il Servizio Romeno d’Informazioni (SRI) non ha alcun protocollo con la Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), e i protocolli con molte istituzioni dello stato sono “perfettamente legali”, ha dichiarato giovedì, il portavoce dell’SRI, Ovidiu Marincea. Questi ha precisato che molti dei protocolli sono stati annullati dopo la decisione della Corte Costituzionale del marzo 2016, da quando l’SRI “non mette in applicazione niente al di fuori dei mandati per la sicurezza nazionale”.

“L’SRI non ha alcun protocollo con la DNA. Abbiamo protocolli con molte istituzioni dello stato, perfettamente legali, che non servono ad altro che a stabilire le norme che regolano l’attività degli ufficiali SRI in rapporto alle procure o ad altre istituzioni in conformità con le attribuzioni previste dalla legge. Oggi, molti di questi documenti non sono più attuali perché il nuovo Codice penale e di Procedura penale e la decisione della Corte Costituzionale del marzo 2016 li hanno annullato”, ha spiegato Ovidiu Marincea.

Egli ha precisato che tali protocolli sono strettamente secreti, perché stabiliscono le norme dell’attività operativa degli ufficiali SRI in rapporto alle attribuzioni legali per l’applicazione dei mandati dei giudici, di sorveglianza tecnica.

“Tutto questo si faceva in base ad un mandato dal giudice, e i protocolli regolano quest’attività: quali ufficiali/dipartimento SRI applicano i mandati, con quali risorse, stabilivano norme sullo scambio di informazioni nei casi specifici, ecc.”, ha dichiarato il portavoce dell’SRI.

Ovidiu Marincea ha precisato che gli ufficiali SRI non svolgevano un lavoro d’indagine penale, non interrogavano e non scrivevano i documenti probatori.

“Non l’hanno mai fatto. Il nostro lavoro era informare, lo è tutt’oggi, e prima della decisione della Corte Costituzionale avevamo anche l’obbligo di mettere in esecuzione il mandato per la sorveglianza operativa e tecnica. Adesso, questi protocolli non sono più validi, perché l’SRI non mette più niente in applicazione al di fuori dei mandati per la sicurezza nazionale”, ha spiegato Marincea.

Informazioni su un protocollo SRI – DNA sono comparse nello spazio pubblico fin da gennaio.

A causa di queste informazioni, la DNA precisa che un protocollo di collaborazione tra SRI e DNA non è mai esistito, e il capo procuratore Laura Codruta Kovesi non ha partecipato a videoconferenze organizzate dall’SRI, né settimanalmente né occasionalmente, e nel suo ufficio non sono installati terminali speciali tramite cui comunicare in modo istantaneo con l’SRI.

“Non esiste e non ha mai esistito un protocollo di collaborazione SRI-DNA o un protocollo segreto Coldea/Kövesi. Non sono mai esistite squadre miste SRI-DNA o incontri tra procuratori e agenti di informazioni in case cospirative. I dossier penali sono realizzati rigorosamente in base al Codice penale, Codice di procedura penale e alla Legge 78/2000”, spiega la DNA.

In questo contesto, la DNA ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura verifica in che misura, tramite le informazioni trasmesse, siano danneggiate l’indipendenza del sistema giudiziario e il prestigio dei magistrati.

Anche il procuratore generale della Romania, Augustin Lazar, dichiarava, all’inizio del mese di febbraio, che i protocolli con l’SRI sono firmati dal Ministero Pubblico, non direttamente da DNA o DIICOT, per evitare i sospetti di parti-pris che superano il quadro legale.

Lazar precisa che i protocolli stipulati dal Ministero Pubblico con l’SRI sono segreti perché riguardano la lotta contro il terrorismo, la migrazione transfrontaliera e situazioni simili che non possono essere combatutte “a vista” e che presuppongono una certa confidenzialità.

Il Ministero Pubblico precisa che un protocollo di cooperazione con il Servizio Romeno di Informazioni è stato giustificato dal quadro legale in vigore a quella data, secondo cui l’implementazione delle misure di sorveglianza tecnica si realizzava mediante l’SRI.

La fonte citata precisa che il protocollo con l’SRI ha cessato i suoi effetti al momento della pubblicazione della Decisione n. 51/2016 della Corte Costituzionale, che non prevedeva più la possibilità che i servizi d’informazione mettessero in esecuzione i mandati di sorveglianza tecnica emessi nei casi penali, salvo quelli relativi alle infrazioni di terrorismo e contro la sicurezza nazionale, che rientrano nella competenza dell’SRI.

L’Associazione del Magistrati della Romania e l’Unione Nazionale dei Giudici della Romania hanno inviato una lettera aperta al presidente Klaus Iohannis in cui gli hanno chiesto di adoperarsi, in qualità di presidente del Consiglio Supremo per la Difesa del Paese, per declassificare le decisioni del CSAT relative ai protocolli tra servizi di informazioni e Procura, che prevedevano la formazione di “squadre miste, con rappresentanti degli organi d’indagine penale, allo scopo di contrastare i rischi derivati dallo svolgimento di attività a carattere criminale”.

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