Kovesi, sul caso OUG 13: la DNA non verifica l’opportunità dell’adozione, ma gli aspetti di legalità e di violazione della legislazione penale

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Il procuratore capo della Direzione Nazionale Anticorruzione, Codruta Kovesi, ha dichiarato che nell’indagine inaugurata in seguito ai reclami riguardanti l’OUG 13 non si è puntato all’opportunità dell’adozione dell’atto normativo ma sono stati verificati gli aspetti di legalità e quelli legati alla violazione della legislazione penale riferita alle infrazioni di competenza della DNA.

Alla domanda su come commenti le affermazioni secondo cui la Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), rispetto all’OUG 13, rappresenti un’interferenza nell’attività del Governo, Codruta Kovesi ha affermato: “Non commento tali dichiarazioni, posso solo dire che noi abbiamo ricevuto un reclamo che adempiva le condizioni previste dalla legge, è stato registrato, e abbiamo avviato indagini così come avviene nei dossier penali di cui abbiamo la responsabilità, esistono procedure giuridiche”.

Codruta Kovesi ha precisato che tale dossier non ha alcun legame con l’opportunità d’adozione degli atti normativi.

“Quello che posso dire con certezza è che noi non verifichiamo l’opportunità d’adozione di un atto normativo, noi verifichiamo solo gli aspetti di legalità e gli aspetti legati alla violazione della legislazione penale, in particolare le violazioni di nostra competenza, quindi noi investighiamo solo le infrazioni di competenza della DNA”, ha aggiunto Codruta Kovesi.

Alla domanda se in quest’indagine saranno ascoltati il premier Sorin Grindeanu, l’ex ministro della Giustizia, Florin Iordache e altri membri del Governo, Kovesi ha mostrato come non spetti a lei dire chi sarà ascoltato e chi no, perché l’indagine è stabilita dal procuratore del caso.

“Il procurato, in funzione degli atti o delle misure che riterrà necessarie, deciderà chi sarà necessario ascoltare e chi no”, ha spiegato ancora Kovesi.

Il procuratore capo della DNA ha poi affermato che i magistrati si aspettano dal Parlamento e dal Governo che non si arrivi a modifiche legislative che possano interrompere la lotta anticorruzione o che possano modificare gravemente la lotta anticorruzione.

La Direzione Nazionale Anticorruzione ha iniziato un’inchiesta riguardante il modo in cui sia stato elaborata l’OUG 13, riguardante la modifiche dei codici penali, in seguito abrogata tramite un’altra ordinanza d’urgenza. L’indagine è stata aperta in seguito a una denuncia formulata il 24 gennaio da Mihai Politeanu, Elena Ghioc e Razvan Patachi, membri dell’associazione “Initiativa Romania”.

La DNA ha precisato che in quest’indagine si svolgono atti procedurali riguardanti gli aspetti segnalati da più persone, in merito a possibili fatti legati alla “modalità di adozione di alcuni atti normativi”.

Nell’ambito dell’indagine, la DNA ha chiesto al Ministero della Giustizia, in originale, tutta la documentazione legata all’elaborazione e all’emissione dell’OUG 13 del 31 gennaio, tramite cui sono stati modificati e completati il Codice penale e il Codice di procedura penale, come anche quella legata al progetto di legge adottato dal Governo per la grazia comminata per alcune pene.

La DNA ha anche richiesto l’invio dei documenti risultati in seguito alla corrispondenza interistituzionale e interna, scritta o inviata per posta elettronica, riguardante i due atti normativi, come anche la precisazione di nome, cognome e dati d’identificazione delle persone che abbiano partecipato alla redazione, alla stesura e alla notifica degli stessi.

Nella denuncia ricevuta dalla DNA, i membri dell’associazione “Initiativa Romania” accusano il premier Sorin Grindeanu e il ministro della Giustizia, Florin Iordache, di favorire i trasgressori e si presentare in malafede dati inesatti al Parlamento e al presidente della Romania, legati all’attività del Governo o di un ministero, per nascondere il compimento di fatti capaci, per loro natura, di intaccare gli interessi dello stato.

Mihai Politeanu è stato ascoltato l’1 febbraio dalla DNA, sostenendo allora quanto detto ai giudici e che avrebbe voluto completare la denuncia, richiedendo che fossero compiute indagini anche nel caso del presidente del PSD, Liviu Dragnea, tenendo presente tanto l’adozione “cospirativa” dell’OUG di modifica dei codici penali, quanto anche “i pubblici indizi” riguardanti un incontro in cui Dragnea avrebbe chiesto in modo “imperativo” a Iordache l’adozione dell’OUG.

Lo stesso ha precisato, nella denuncia riguardante Dragnea, di aver tenuto presente tanto gli eventi della notte del 31 gennaio, quando il Governo ha adottato in modo “cospirativo” un’ordinanza d’urgenza di modifica dei codici penali, quanto anche “gli indizi pubblici di un incontro tra il ministro della Giustizia e il suo capo di partito, Dragnea Liviu, in cui quest’ultimo avrebbe richiesto in modo imperativo l’adozione dell’ordinanza ricordata”.

In base a quanto affermano i firmatari, “le procedure avviate da Sorin Grindeanu e Florin Iordache, di promozione della grazia e di modifica del Codice penale e del Codice di procedura penale tramite ordinanze d’urgenza hanno avuto luogo violando la legge e con lo scopo di annullare la responsabilità penale e l’esecuzione di alcune pene, ad uso di alcuni colleghi di partito, amici o sponsor politici condannati, incriminati o indagati penalmente degli ultimi anni”.

Il segretario generale del Governo ascoltato dalla DNA nel caso dell’adozione dell’OUG 13

In questo dossier, la DNA per il momento porta avanti indagini in rem sui fatti e per queste ha convocato numerosi ufficiali del Governo Grindeanu. Così, mercoledì è stata ad esempio ascoltata Gratiela Gavrilescu, ministro per la relazione con il Parlamento, e già in precedenza erano stati chiamati alla DNA i due ex segretari di stato del Ministero della Giustizia, ma anche altri funzionari.

Mihai Busuioc, nella sua qualità di segretario generale del Governo, è stato implicato nel processo di adozione della controversa ordinanza. Secondo il resoconto stenografico della seduta di governo in cui è stata adottata l’OUG 13, il premier Sorin Grindeanu gli chiedeva personalmente se l’ordinanza avesse tutte le notifiche, e questi gli rispondeva di sì.

In base alla stenografia, il ministro della giustizia allora in carica, Florin Iordache, avrebbe assicurato al premier Sorin Grindeanu, durante la seduta del 31 gennaio, che l’Ordinanza d’urgenza riguardante la modifica dei Codici penali aveva tutte le notifiche necessarie, cosa sostenuta anche dal segretario generale dell’Esecutivo, Mihai Busuioc.

“Signor primo ministro, la prego di aggiungere all’ordine del giorno tre progetti. Si tratta, il primo tra loro, o due di questi fanno parte di un pacchetto di leggi che puntano ad evitare una decisione pilota della CEDO. E qui parlo del progetto di legge riguardante la grazia, per alcuni crimini. Non ho avuto biso… Mentre il secondo è un progetto di legge per il completamento della Legge 254/2013, riguardante l’esecuzione delle pene e delle misure preventive di libertà. Per questo progetto di legge ho la notifica del signor ministro degli Esteri, il signor Melescanu. Mentre per il terzo, la prego di aggiungere anche il terzo. Si tratta di un progetto di Ordinanza d’Urgenza per la modifica e il completamento del Codice penale e del Codice di procedura penale”, ha detto il ministro della Giustizia, Florin Iordache, al premier Sorin Grindeanu durante la seduta di governo avvenuta il 31gennaio, secondo i resoconti stenografici pubblicati dall’Esecutivo.

Il Premier ha chiesto se vi fossero tutte le notifiche e se tutte le procedure richieste fossero state realizzate, e Iordache ha risposto “certamente”.

Allo stesso modo, il premier Sorin Grindeanu ha chiesto al segretario generale del Governo, Mihai Busuioc, la stessa cosa, cui quest’ultimo ha risposto che “dal punto di vista tecnico, tutte le notifiche sono presenti”.

Nel momento in cui le discussioni sono arrivate al progetto di ordinanza riguardante i codici penali, il premier ha chiesto ancora una volta conferma a che tutte le procedure fossero state realizzate e che tutte le notifiche fossero presenti, e Florin Iordache ha risposto in modo affermativo.

In quel momento, l’ordinanza non aveva ancora la notifica del CSM, sebbene la notifica sia consultiva. In seguito, il ministro ha spiegato di non aver chiesto la notifica del CSM perché avrebbe avuto già il punto di vista di quest’istituzione, tramite una presa di posizione precedente. Nonostante tutto questo però, è stato dimostrato come egli abbia sottoposto il progetto d’ordinanza al parere del CSM, senza però aspettarne la notifica.

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