Mentre le polemiche sul perdono continuano sul piano interno, la situazione delle carceri romeni è diventato oggetto di preoccupazione per gli ufficiali europei

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Il presidente CEDO raccomanda alla Romania misure legislative simili a quelle italiane

Il presidente della Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDO), Guido Raimondi, afferma che il numero dei processi arrivati alla Corte Europea in seguito alle denunce provenienti dalla Romania si è raddoppiato nell’ultimo anno, e molte sono provocate dalle condizioni di detenzione. Perciò raccomanda alla Romania misure legislative simili a quelle italiane, in cui sono state ridotte le pene di alcuni detenuti, e per altri la sentenza è stata commutata in arresto domiciliari, con braccialetti elettronici di sorveglianza.

In un discorso sostenuto a Strasburgo in occasione del nuovo anno giudiziario della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, il presidente dell’istituzione ha affermato che il numero dei casi in attesa di giudizio è cresciuto del 32%, soprattutto a causa delle situazioni di tre paesi: Ungheria, Romania e Turchia.

“Per quanto riguarda l’Ungheria e la Romania, dove il numero dei casi è cresciuto del 95% e più esattamente del 108% nel 2016, ci si riferisce principalmente alle condizioni di detenzione. Sono casi prioritari, perché si trovano sotto l’incidenza dell’Articolo 3 della Convenzione (che vieta la tortura e le pene disumane – ndr), ma sono anche casi ripetitivi, che riflettono problemi sistemici o strutturali che necessitano soluzioni prese a livello nazionale”, ha mostrato Guido Raimondi.

Quest’ultimo ha sottolineato che non esistono “cure miracolose” per il problema delle condizioni di detenzione, né a livello nazionale né del Consiglio europeo, all’interno del quale funziona CEDO, ma ha mostrato che richiederanno misure politiche e del budget consistenti.

“Questo è possibile, come ha mostrato l’esempio dato dall’Italia, dove il numero dei casi è sceso a più della metà in due anni e mezzo. È il risultato delle politiche del governo italiano, principalmente come risposta alla decisione-pilota nel caso Torreggiani (sulle condizioni di detenzione – ndr), riguardo il sovraffollamento nelle carceri ma anche la durata dei processi giudiziari. Questo mostra che là dove un governo ha la volontà di risolvere una situazione e prende le misure necessarie, i risultati appaiono velocemente”, ha dichiarato il presidente CEDO.

Che misure ha preso l’Italia

Guido Raimondi ha fatto riferimento ad una serie di misure prese dall’Italia dopo la decisione-pilota del 2013, tramite il cosiddetto decreto delle “Carceri vuote”, tramite cui si è risolto parzialmente il problema delle condizioni di detenzione. Così è stata istituita la liberazione anticipata, decisa dai giudici, per circa 1.700 detenuti, tramite la riduzione delle pene di 75 giorni per ogni 6 trascorsi in prigione nel caso dei prigionieri con buona condotta; è stata poi istituita la liberazione condizionata con un massimale alzato a 4 anni di carcere rimasti, e la libertà condizionata speciale, per i dipendenti da droga e alcol, nel caso in cui trascorrano il periodo di prova in centri di riabilitazione.

Inoltre, l’Italia ha allargato la sfera d’applicazione dell’arresto domiciliare, per circa 12.000 detenuti con massimo un anno e mezzo da scontare ancora in carcere.

L’Italia ha espulso anche i detenuti con altra cittadinanza, chiedendo che la pena fosse eseguita nel paese natale. Allo stesso tempo, le ufficialità della Penisola hanno avviato immediatamente la costruzione di nuove carceri e ha ridotto l’uso dell’arresto preventivo.

Un’altra serie di detenuti è stata liberata quando la Corte Costituzionale italiana ha deciso che una legge che incriminava il consumo e il traffico di marijuana allo stesso livello di quello di cocaina ed eroina è stata respinta.

Iohannis ha convocato un referendum sul tema del perdono

Prima di partire per Strasburgo per incontrare con le ufficialità del Consiglio d’Europa e CEDO, il Presidente Klaus Iohannis ha annunciato martedì scorso l’organizzazione di un referendum sul tema della modifica delle leggi delle giustizia, affermando che esiste un ampio interesse a modificare i codici penali e il perdono, e il popolo deve pronunciarsi su questi temi.

“Questi giorni hanno avuto luogo delle proteste, la gente è uscita in strada indignata a protestare contro questo tentativo di modifica tramite ordinanza d’urgenza della legislazione penale. Ho sentito numerose aberrazioni, subito dopo le manifestazioni in strada. Attivisti agitati e agitatori sono fuggiti presso le televisioni ubbidienti a spiegare al popolo che si trattava di un colpo di stato. I cittadini fanno un colpo di stato? No, i politici fanno un colpo di stato, solo che qui non si tratta di un colpo di stato ma di un colpo di grazia allo stato di diritto”, ha dichiarato Iohannis.

Il presidente ha annunciato che, di conseguenza, avvierà le procedure per un referendum sul tema delle due ordinanze di urgenza, sul perdono e sulla modificazione dei Codici penali.

Secondo la Costituzione, il presidente può convocare un referendum, ma deve consultare anche il Parlamento. I deputati e i senatori devono poter esprimere il loro parere tramite voto, in una riunione comune, e hanno a disposizione 20 giorni dalla richiesta del presidente. Se tuttavia non rispettano il termine di 20 giorni, il capo dello stato può emettere il decreto sull’organizzazione del referendum. Il punto di vista del Parlamento è consuntivo.

Decine di migliaia di persone hanno protestato in strada contro l’ordinanza del governo sul perdono

Oltre 20.000 persone hanno protestato, domenica, 22 gennaio, nella Capitale contro i progetti di ordinanza del Governo sul perdono e sulla modificazione dei codici penali, a cui si sono unite altre migliaia di persone in proteste organizzate in numerose città del paese.

Alla manifestazione di Piazza dell’Università era presente, per circa 15 minuti, anche il presidente Klaus Iohannis, che ha giudicato inammissibile che le leggi siano cambiate in questo modo e che la gente ha motivo di indignarsi.

“Un branco di uomini politici con problemi penali vuole cambiare la legislazione della Romania, vuole indebolire lo stato di diritto. Una cosa del genere non si può ammettere. È inammissibile cambiare la legislazione affinché decine, centinaia di politici dalla parte sbagliata della legge si trovino con la fedina penale pulita e continuino le ingiustizie. I romeni, giustamente, sono indignati”, ha affermato Iohannis.

Altre decine di migliaia di persone hanno protestato in numerose città.

Il presidente del Partito Socialdemocratico (PSD), Liviu Dragnea, ha sostenuto, dopo la manifestazione del 22 gennaio, che il presidente Klaus Iohannis si è trovato dalla parte sbagliata della legge, che la sua partecipazione ad una manifestazione non autorizzata, è un inizio di colpo di stato e assicura che non permetterà al capo dello stato di capovolgere l’ordine costituzionale, di usurpare qualità ufficiali entrando abusivamente nelle riunioni di governo o incitando a disordine sociale e violenza.

Klaus Iohannis “è cambiato” dopo le discussioni con gli ufficiali della CEDO: Il perdono è solo una soluzione possibile

Martedì scorso, il presidente Klaus Iohannis si è recato alla CEDO, dove ha chiesto un punto di vista da parte dei presidente DEO e della Commissione di Venezia in riferimento alla questione del perdono e delle condizioni dei penitenziari, precisando che adesso non si pone il problema di multare la Romania per questa ragione. Iohannis ha affermato che la somma di 80 milioni di euro invocata come multa è il risultato di un calcolo “fatto all’angolo del tavolo”. Lo stesso ha aggiunto che l’argomento del perdono può essere affrontato solo all’interno di un pacchetto più ampio di misure per il sistema penitenziario che la Romania dovrà implementare.

“Il perdono può eventualmente essere una parte piccola del pacchetto di soluzioni, ma non è la soluzione. Questo devono capire tutti coloro che si agitano per il perdono. A casa nostra, il problema è stato presentato in modo completamente sbagliato. Io non escludo il perdono, ma non può essere fatto per i politici. È un’aberrazione. Il perdono ha senso in questo pacchetto, che sia perdonato chi si trova in carcere, non chi è in Parlamento e aspetta il perdono”, ha affermato il presidente, in contraddizione con la veemente posizione assunta contro il perdono, che aveva espresso fino alla sua partenza a Strasburgo.

“Quindi il perdono è solo una possibile soluzione, una piccola parte dell’intero pacchetto che dev’essere elaborato da noi”, ha sottolineato Klaus Iohannis.

Il ministro della Giustizia vuole che il Governo si assuma la responsabilità del perdono

Le ordinanze d’urgenza sul perdono e la modifica dei codici penali non saranno ritirate definitivamente. Dopo le consultazioni pubbliche programmate lunedì, il ministro della Giustizia, Florin Iordache, annuncerà in che forma saranno adottate: ordinanze di urgenza, l’assunzione della responsabilità o legge. Iordache ha dichiarato, per Digi24, che annuncerà personalmente la decisione e che, per ciò che lo riguarda, preferirebbe che esse siano adottate tramite l’assunzione di responsabilità del Governo.

I progetti conosciuti, che hanno provocato numerose reazioni negative e scandali nella società, culminando con le proteste in più città, e che domenica scorsa hanno spinto in strada a Bucarest oltre 20.000 persone, potrebbero avere un’altra forma a partire da lunedì. È assai probabile che queste si trasformino in un più ampio pacchetto di leggi sulla giustizia. In questo pacchetto potrebbero essere incluse anche disposizioni per la modernizzazione dei penitenziari, per esempio.

L’assunzione di responsabilità del Governo presuppone la presentazione della legge o del pacchetto legislativo in Parlamento. Se non è deposta una mozione di censura o se questa è deposta e non è adottata, si considera che la responsabilità del Governo è assunta. L’opposizione ha annunciato che intende deporre una mozione di censura, ma non ha la forza necessaria per farla adottare.

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