Kovesi nega le accuse di Ghita e Basescu e parla della relazione DNA-SRI: SI cerca di destabilizzare il sistema giudiziario. Non ho alcun motivo per dimettermi

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Non ho partecipato a eventi privati con Sebastian Ghita, non ho mai parlato al telefono con Sebastian Ghita, non gli ho inviato email, non ho partecipato che a eventi organizzati da capi di istituzioni o da istituzioni pubbliche. Non ho alcun motivo per dimettermi. Ho fatto e continuo a fare il mio lavoro, afferma il capo procuratore della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), Laura Codruta Kovesi, in un’intervista per ziare.com.

(…) Sono stati dati centinaia di migliaia di euro, anche un milione, per campagne anti-DNA, campagne di aggressione, intimidazione, denigrazione”, sostiene Kovesi.

Il capo procuratore della DNA ha respinto categoricamente l’accusa secondo cui i dossier sarebbero “arrangiati” o che gli inquirenti abbiano risposto a ordini: “Non mi ha mai chiamato nessuno per dirmi: devi chiudere o aprire tale dossier.”

In merito alla relazione con Sebastian Ghita e alla partecipazione insieme a feste o altri eventi, il capo della DNA sostiene che “Normalmente, non menziono come faccio conoscenza con persone in virtù delle attribuzioni di servizio. Ricordo una dichiarazione che ho fatto lo scorso anno: non sono stata, non sono e non sarò amica di Sebastian Ghita, dell’imputato Sebastian Ghita. Non desidero entrare in dialogo con un imputato fuggitivo, ma dato che ci sono queste affermazioni nello spazio pubblico, risponderò. Nella mia qualità istituzionale, sono stata invitata a certi eventi organizzati da capi di istituzioni e dalle istituzioni con cui collaboriamo nella nostra attività, occasione in cui ho incontrato Sebastian Ghita. Non ho mai partecipato a eventi privati con Sebastian Ghita, non ho mai parlato al telefono con Sebastian Ghita, non gli ho inviati email e non ho partecipato che a eventi organizzati da capi di istituzioni o da istituzioni pubbliche, in cui io non posso censurare la lista di invitati, eventi a cui sono state presenti anche altre persone.”

In riferimento al famoso “incontro nel vigneto” invocato da Sebastian Ghita e confermato da Victor Ponta, il capo della DNA insiste di “non aver avuto incontri privati con Sebastian Ghita né discussioni private con Sebastian Ghita.”

Sulla comparsa di possibile fotografie o file video con lei accanto a Sebastian Ghita, Laura Codruta Kovesi sostiene che “Non sono stata in vacanze con Sebastian Ghita, non ho trascorso il tempo libero con Sebastian Ghita. Foto false o modificate possono comparire sempre come sono comparse finora… È ovvio che si cerchi una manipolazione affinché la gente dimentichi quante indagini sono stati avviate a carico questo imputato, quanti pregiudizi ha causato allo stato e che è un imputato fuggitivo. È solo una manipolazione tramite cui ricopre cose vere con cose false.”

“Non ho partecipato a eventi privati con Sebastian Ghita,  non ho partecipato a eventi organizzati da lui. Ci sono situazioni in cui, partecipando a eventi, in cui non posso censurare la lista di invitati, posso incontrare persone imputate, implicate nelle indagini della DNA o che saranno ulteriormente indagate. Ma questo non mi rende amica di quelle persone”, ha dichiarato il capo della DNA.

Ziare.com: – I signori Ghita e Basescu sostengono che DNA e SRI arrangiavano indagini, decidevano chi muore e chi vive, stando alle affermazioni di Alina Bica. Un “binomio nero” che…

“…che ha infastidito. Che ha catturato gli imputati. Il senso delle istituzioni è di collaborare tra di loro. Non credo che un’istituzione pubblica debba essere chiusa, che le persone debbano parlare solo tra loro, che ci si debba comportarsi come autistici e non parlare tra noi. Il senso delle istituzioni è la collaborazione per prevenire e combattere fenomeni criminali, per catturare gli imputato quando commettono infrazioni”, ha affermato Kovesi.

Ziare.com: Loro sostengono che si andava avanti, aggiustando i dossier.

“Non commento cosa dicono gli imputati. Sono moltissimi ad essere infastiditi dalla DNA, arrabbiati per essere stati presi. Questo non significa che tutto quello che dicono sia vero. La relazione di collaborazione della DNA con l’SRI, con le altre istituzioni dello stato, è stata fatta nei limiti della legge, in base a un protocollo stipulato.

I dossier sono stati realizzati dagli inquirenti della DNA, secondo la legge, l’SRI ci ha inviato notifiche quando hanno avuto accesso a certe informazioni relative ad atti di corruzione.

E, sempre secondo la legge, certe misure di sorveglianza tecnica, le intercettazioni e il monitoraggio, si facevano tramite l’SRI.

Nel corso dello scorso anno, la CCR ha emanato una decisione attraverso cui limitava la possibilità degli organi giudiziari di implementare misure di monitoraggio tecnico con l’SRI. E noi rispettiamo la decisione e la legge in vigore.”, ha spiegato Kovesi.

Alla domanda se abbia risentito di pressione da parte del generale Coldea riguardo certi dossier, bloccaggio, declassamento dell’indagine penale o celerità, come sostiene Alina Bica che sia successo alla DIICOT, il capo della DNA ha risposto “mai”.

“No. Mai un capo di istituzione, mai persone con cariche nello stato romeno, con cui abbiamo parlato mi hanno detto una cosa del genere. Ho sempre detto che se ci saranno tali pressioni su di me le renderò pubbliche.

Ogni inquirente su cui si facciano pressioni può notificare al CSM, i mezzi ci sono. Non sono mai stata chiamata da nessuno che mi dicesse: questo caso lo devi chiudere o lo devi aprire.”, ha aggiunto il capo della DNA.

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