Ministro della Giustizia, incontro con i capi delle Procure sulle risorse del Ministero Pubblico e del budget per il 2017

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I capi della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) e della Direzione per l’Investigazione delle Infrazioni del Crimine Organizzato e Terrorismo (DIICOT), Laura Codruta Kovesi e Daniel Horodniceanu, ma anche il procuratore generale Augustin Lazar e il suo vice, Bogdan Licu, sono stati chiamati lunedì scorso al Ministero della Giustizia per discutere con il ministro Florin Iordache di questioni finanziarie e sul problema delle risorse del Ministero Pubblico e del budget sul 2017.

Il primo giunto al Ministero della Giustizia è stato il procuratore generale Augustin Lazar. “L’incontro di lavoro riguarda il problema delle risorse del Ministero Pubblico, discussioni sul budget e questioni di logistica”, ha dichiarato Lazar, all’arrivo presso la sede del Ministero della Giustizia.

Alla domanda in merito allo stadio del dossier aperto dall’Ufficio della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, dopo la registrazione audio presentata da Sebastian Ghita, in cui Traian Basescu parla di informazioni che riceveva sui dossier in corso, Lazar ha risposto che gli inquirenti fanno “ciò che si deve fare per il dossier, non possiamo passo dopo passo fare dichiarazioni per la stampa soprattutto su quello che accade nel dossier”. “Ovviamente ci sono attività in corso e saranno messe a disposizione al momento giusto”, ha dichiarato Augustin Lazar.

Poco dopo è arrivato al Ministero della Giustizia anche il vice procuratore generale dell’Ufficio della Procura dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, Bogdan Licu. Questi ha dichiarato, prima dell’incontro con il ministro della Giustizia, di sperare che il budget per il 2017 soddisfarà le richieste del Ministero Pubblico.

“Desideriamo un budget che soddisfi le richieste del Ministero Pubblico. Abbiamo investimenti da fare. Non abbiamo in questo momento previsioni sulla somma, discuteremo con il Ministero delle Finanze. La priorità per l’anno 2017 è di finire i lavori cominciati presso la varie sedi del Ministero Pubblico sul territorio e, se sarà possibile, una sede secondaria per la DIICOT. La sede attuale è insufficiente, il personale e le attività sono cresciute, più il servizio tecnico che dev’essere creato”, ha dichiarato Bogdan Licu.

Alla domanda se sia stata emessa una citazione a nome di Sebastian Ghita, ora sotto indagine internazionale, Licu ha dichiarato di non sapere nulla, visto che a lui spetta risolvere i problemi amministrativi del Ministero Pubblico.

“Vedremo di cosa si tratta nella discussione con il ministro della Giustizia. Non abbiamo un’agenda precisata, vedremo cosa desidera discutere il signor ministro. Credo che ne sapremo di più all’uscita. Una rettifica del Codice Penale, una legge sull’amnistia. Non conosco le coordinate della discussione, tutto quello che sappiamo, lo apprendiamo dalla stampa. Non so cosa abbia in vista il Governo in questo momento. Le nostre richieste riguardano lo sviluppo istituzionale, solo la metà di ciò che abbiamo chiesto è stato imposto tramite la legge di modificazione, e la DIICOT continua a svilupparsi. Abbiamo bisogno di un’altra sede”, ha dichiarato il capo della DIICOT, Daniel Horodniceanu, all’arrivo presso il Ministero della Giustizia.

Più gendarmi sono stati mobilitati all’ingresso del Ministero della Giustizia, prima dell’arrivo del capo  della DNA, Laura Codruta Kovesi, alla sua prima uscita pubblica dopo le dichiarazioni fatte nelle ultime settimane dall’ex deputato Sebastian Ghita nei suoi confronti e riguardo il sistema di Giustizia tramite alcune registrazioni.

Kovesi non ha risposto alle domande dei giornalisti, precisando che farà dichiarazioni dopo l’incontro con il ministro della Giustizia.

 

Il capo della DIICOT: Dopo la discussione con il Ministro della Giustizia ci siamo resi conto che possiamo avere una buona collaborazione

“È stata una discussione informale con il ministro della Giustizia alla presenza dei capi delle Procure della Romania. Dopo la discussione di oggi ci siamo resi conto che possiamo avere una buona collaborazione. I progetti sono quelli che c’erano già e che sono ancora in corso. Saranno portati avanti dal futuro ministro”, ha dichiarato il capo della DIICOT, dopo l’incontro con il nuovo ministro della Giustizia.

Inoltre, alla domanda sulla possibilità che la Direzione di Investigazione delle Infrazioni di Criminalità Organizzata e Terrorismo (DIICOT) riceva più fondi, Daniel Horodniceanu ha risposto “certamente sì” e che “i progetti cominciati saranno portati avanti”.

Il capo procuratore della DIICOT non ha voluto commentare la questione della legge sull’amnistia e sul perdono.

Per quanto riguarda la modifica della legge sulla responsabilità dei magistrati, Horodniceanu ha dichiarato che esiste in Parlamento un progetto di legge, ma di non averlo ancora letto, quindi non ha alcun punto di vista.

 

L‘indagine Black Cube è quasi finita

Lunedì, il capo procuratore della DIICOT, Daniel Hordoniceanu, ha affermato che l’indagine nel dossier Black Cube” relativa all’aggressione contro il capo DNA, Laura Codruta Kovesi è “quasi finita”, scrive Agerpres.

L’indagine del dossier Black Cube “è in corso”, quasi finita, ha precisato egli, rispondendo ai giornalisti su questa questione.

D’altra parte, il capo procuratore della DIICOT ha precisato che le sue richieste per il ministro della Giustizia riguardano, in principio, “lo sviluppo istituzionale”.

“Le nostre richieste, in principio, riguardano lo sviluppo istituzionale, nella misura in cui continueremo ciò che abbiamo iniziato l’anno scorso, poiché solo la metà di quanto richiesto è stato imposto tramite la legge di modifica. La DIICOT continuerà a svilupparsi normalmente. Abbiamo bisogno di un budget più grande, già previsto nella strategia di sviluppo di MG per il periodo 2015-2020, quindi non è una questione nuova”, ha dichiarato Horodniceanu.

Alla domanda se sia necessaria una legge sull’amnistia e sul perdono, ha risposto di non sapere cosa prenderà in considerazione il Governo, in questo momento.

“Non conosco le coordinate della discussione e dovremo vedere se la questione sarà posta in questo modo. Ciò che sappiamo per ora lo sappiamo dalla stampa, e non so cosa stia valutando il Governo in questo momento”, ha risposto Horodniceanu.

 

Le legge sull’amnistia e sul perdono. Kovesi e Lazar obiettano

La direzione del Ministero Pubblico e quella della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) ritengono che in questo momento non sia necessario imporre una legge sull’amnistia e sul perdono.

Il procuratore generale Augustin Lazar ritiene che gli inquirenti abbiano altre priorità, mentre il capo DNA, Laura Codruta Kovesi sostiene che, se diventasse realtà, l’amnistia e il perdono non dovrebbero accordarsi per reati di corruzione.

Le dichiarazioni sono state fatte dopo l’incontro delle direzioni delle procure con il ministro della Giustizia.

“No, non è necessaria alcuna legge sul perdono e sull’amnistia, perché noi dobbiamo combattere la criminalità, abbiamo come priorità la lotta alla corruzione, il recupero dei beni acquisiti dagli infrattori, e altre questioni del genere per cui sono pagati i procuratori”, ha dichiarato il procuratore generale, Augustin Lazar.

“Non sono d’accordo che una legge sull’amnistia e sul perdono collettivo o individuale sia data per reati di competenza della DNA”, ha affermato dal canto suo Laura Codruta Kovesi.

 

Le associazioni della giustizia, dopo l’incontro con Florin Iordache: Segue una discussione sulle modifiche legislative

Il ministro della Giustizia, Florin Iordache, ha continuato la serie di incontri con i capi della giustizia, convocando martedì mattina i rappresentanti delle associazioni professionali dei magistrati. Le discussioni sono durate circa due ore, durante le quali sono stati esposti i problemi incontrati dai giudici e dagli inquirenti, ma anche la necessità di modificare alcune leggi e disposizioni, come hanno sostenuto alla fine dell’incontro i rappresentanti delle associazioni.

“Si è discusso il problema del budget, l’applicazione uguale della legge per tutti i magistrati, giudici, inquirenti, si è discusso sulle leggi della giustizia e ci incontreremo di nuovo per discutere. Anche se è stato invocato il fatto che si trattava della nostra volontà, il vecchio CSM l’ha ignorata. C’è disponibilità, ci incontreremo in commissioni. Per la stessa istituzione ho tre azioni e questo significa un appesantimento dell’attività dei tribunali. Apprezziamo la disponibilità del signor ministro e vedremo cosa  succederà d’ora in poi”, ha dichiarato la giudice Madalina Afrasinei del Tribunale di Bucarest, secondo Mediafax.

“Tutto si è svolto, da quanto abbiamo visto, sotto il segno della buona fede, come inizio. Abbiamo ancora grandi discussioni sulle leggi della giustizia, le nostre leggi d’organizzazione. Sapete che c’è stata un’iniziativa, per la quale ci sono state consultazioni con le associazioni professionali, ed è stata inviata al ministero. Le leggi sono in un certo modo, qui siamo stati d’accordo con le associazioni professionali e con la direzione del ministero, che queste discussioni dovranno essere riprese, perché sono state interrotte in un modo con cui noi come associazioni professionali non siamo che parzialmente d’accordo. Questo è un problema molto importante. Poi, sì, in riferimento alle procedure, ci sono aspetti, sia nella procedura penale che in quella civile, che dovranno essere rivisti e questo perché ora appesantiscono il sistema giudiziario e creano problemi agli imputati che arrivano di fronte a noi”, ha dichiarato la giudice Andreea Ciuca dell’Associazione dei Magistrati della Romania (AMR).

“Abbiamo parlato anche di soluzioni per alleggerire le istanze, si tratta di un vecchio problema che colpisce in modo diretto l’imputato: ciò che ci interessa non è necessariamente avere più giudici nel sistema ma eliminare ciò che noi chiamiamo la zavorra del tribunale”, ha completato Dana Garbovan dell’Unione Nazionale dei Giudici della Romania (UNJR).

 

Il CSM respinge la legge sulla responsabilità dei magistrati: Qualsiasi iniziativa legislativa è inopportuna. I parlamentari e il Governo non hanno una tale legge

Giovedì, durante la seduta plenaria, il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), la giudice Mariana Ghena, citando il punto di vista del consiglio, ha sostenuto che qualsiasi iniziativa legislativa in merito alla modifica della responsabilità dei magistrati sia inopportuna e sconvolgerebbe l’equilibrio tra giudiziario, esecutivo e legislativo.

Nella seduta di giovedì della plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), il primo punto all’ordine del giorno è stato l’adozione di un punto di vista dell’istituzione relativo all’indipendenza del sistema giudiziario, dalla prospettiva della responsabilità materiale dei magistrati e dell’indipendenza finanziaria. Il punto di vista è stato letto in sala dal presidente del consiglio, la giudice Mariana Ghena, che ha illustrato come un’iniziativa sulla responsabilità materiale dei magistrati sia inopportuna e che esista la possibilità di perturbare l’equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Il punto di vista della plenaria del CSM è stato adottato dopo la consultazione delle associazioni dei magistrati.

“L’indipendenza della giustizia rappresenta una componente essenziale dello stato di diritto, in cui i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, devono trovarsi in un equilibrio permanente. Il Consiglio sottolinea che la legislazione attuale regola la responsabilità dei magistrati sotto triplice forma: disciplinare, penale e civile.

“Non è necessaria l’adozione di altre disposizioni legali su quest’aspetto. Un’altra regolamentazione che non trova il suo corrispondente in forme simili di responsabilità dei membri degli altri due poteri dello stato, quello legislativo e quello esecutivo, rappresenta in sé una perturbazione dell’equilibrio tra gli stessi, con serie conseguenze sul buon funzionamento della società”, ha mostrato Mariana Ghena.

Il presidente del CSM ha precisato che il sistema giudiziario “ha provato nel corso del tempo di avere la capacità di autoregolamentarsi”, ed è inoltre anche l’unico dei tre poteri che ha un regolamento sulla responsabilità materiale.

Nell’opinione del CSM, qualsiasi iniziativa legislativa che abbia come oggetto la responsabilità materiale dei magistrati su altre coordinate rispetto a quelle che esistono già è inopportuna.

“Il Consiglio Superiore della Magistratura, dal canto suo, assume l’identificazione, la risoluzione e la sanzione con fermezza nelle situazioni in cui la legge sia infranta dai magistrati”, ha mostrato Mariana Ghena.

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