Le rivelazioni di Sebastian Ghita scuotono i vertici del Servizio Romeno d’Informazioni

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Il generale Coldea è stato sospeso dalla direzione operativa di SRI. Chi segue?

Ghita promette che non si fermerà e che tornerà con dichiarazioni ancora più incendiarie

Le rivelazioni in serie di Sebastina Ghita sull’amicizia avuta con l’ex primo vice del capo del Servizio Romeno di Informazioni (SRI), il generale a 4 stelle Florian Coldea non hanno lasciato indifferente quest’istituzione, che ha dovuto prendere una posizione di fronte alla pressione pubblica crescente dell’ultima settimana, ma anche agli echi internazionali. Secondo alcuni analisti, l’eccessiva esposizione mediatica del capo operativo dell’SRI è diventata già un fattore di vulnerabilità maggiore per questo Servizio, obbligato così a prendere una posizione in merito.

Tuttavia, non è successa la stessa cosa, almeno finora, alla Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), il cui capo, Laura Codruta Kovesi, si trova nel mirino delle rivelazioni in serie di Ghita.

Negli ultimi giorni, non poche sono state le voci favorevoli a credere che, così come Coldea ha fatto un passo indietro fino alla conclusione dell’indagine, anche Kovesi dovrebbe fare la stessa cosa. Oltre la dichiarazione rilasciata per la stampa all’inizio della settimana scorsa, secondo la quale “non commenta le dichiarazioni di un fuggitivo latitante”, il capo della DNA ha adottato la regola del silenzio.

Dopo il comunicato SRI reso pubblico giovedì sera, tramite cui il generale Florian Coldea è stato sospeso dalla direzione del Servizio come reazione alle registrazioni di Sebastian Ghita, e messo a disposizione del capo di quest’istituzione fino alla conclusione dell’indagine, gli ultimi giorni sono stati segnati da un numero sempre crescente di dichiarazioni, reazioni ed echi su cosa implicherà il ritiro di Coldea. Ma anche sugli effetti di questa situazione sull’influenza che il “binomio SRI-DNA” (sintagma utilizzata sempre di più nello spazio pubblico) avrà sul gioco politico o sulla giustizia in Romania.

 

Il nome di Florian Coldea non compare più sul sito SRI dopo la sospensione

Dalla fine della settimana, il nome di Florian Coldea non compare più sul sito del Servizio Romeno d’Informazioni, dopo la sospensione di giovedì del generale dalla carica di primo vice del direttore SRI, durante le indagini avviate dall’SRI dopo le rivelazioni di Sebastian Ghita, che nell’ultima registrazione ha promesso di non fermarsi qui.

Nella sezione “Direzione SRI” del sito appaiono ora i nomi del direttore Eduard Raul Hellvig e dei tre vice: il colonnello Cristian Bizadea, il generale di brigata Adrian Ciocirlan e il generale-tenente George-Viorel Voinescu, accompagnati da fotografie, dai dati del CV e dalle dichiarazioni di patrimonio e di interessi.

Il Servizio Romeno d’Informazioni ha annunciato giovedì la costituzione di una commissione interna di verifica, e fino alla conclusione della sua attività, il primo vice SRI, Florian Coldea sarà a disposizione del direttore della struttura.

“A seguito delle informazioni comparse nello spazio pubblico sul signor generale-tenente Florian Coldea e che sono state sottoposte ad una verifica preliminare, il direttore dell’SRI, il signor Eduard Hellvig, ha disposto, secondo le procedure, la costituzione di una commissione speciale di verifica delle eventuali infrazioni della legge o della deontologia professionale. In questo senso, fino alla conclusione delle verifiche, il signor generale tenente Florian Coldea sarà a disposizione del Direttore, secondo le disposizioni legali, e le attribuzioni della carica di primo vice del Servizio Romeno d’Informazioni saranno assunte dal Direttore dell’SRI, il signor Eduard Hellvig. Sono analizzate tutte le circostanze presentate pubblicamente e i documenti messi a disposizione del generale-tenente Florian Coldea”, ha precisato l’SRI.

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Florian Coldea è stato per 12 anni il secondo uomo dell’SRI

Adesso, a 45 anni, Florian Coldea è stato nominato primo vice del direttore dell’SRI alla data del 27 luglio 2005. Il suo nome è stato veicolato nel contesto degli sforzi intrapresi per liberare i tre giornalisti romeni rapiti in Irak, e la sua nomina in carica ha avuto luogo poco dopo il rimpatrio di questi.

Prima della sua nomina alla carica di primo vice del direttore SRI, ha ricoperto varie cariche di direzione all’interno dell’Ispettorato per la Prevenzione e la Lotta al Terrorismo del Servizio Romeno di Informazioni. Nell’anno 2008 gli è stato conferito il grado di generale di brigata, nell’anno 2012 è stato avanzato al grado di generale maggiore e nell’anno 2014 è stato avanzato al grado di generale-tenente.

Negli ultimi 12 anni, Florian Coldea ha ricoperto la carica di primo vice del direttore SRI, con rango di segretario di stato. Due volte ha assicurato la supplenza alla direzione del Servizio, dopo le dimissioni dei direttori, Radu Timofte e George Maior.

 

Il nome di Coldea, invocato molto spesso negli ultimi anni nello spazio pubblico in riferimento alle azioni della giustizia

Durante il suo mandato, Coldea ha dato poche dichiarazioni pubbliche. A gennaio 2015 il suo nome compariva in uno scandalo pubblico fatto esplodere da Elena Udrea. Lei aveva denunciato alla procura il generale dell’SRI per essersi implicato nei dossier aperti a suo nome. La commissione parlamentare che controlla l’SRI, di cui faceva parte anche Sebastian Ghita, ha aperto un’indagine e ha interrogato Florian Coldea.

“Ho messo a disposizione della commissione tutte le informazioni richieste e ho risposto alle domande di ciascun membro della commissione. Per i 5 punti all’ordine del giorno, ho presentato il fatto che l’anno scorso, anno fortemente segnato dalla retorica elettorale, sia l’istituzione che la direzione dell’SRI hanno agito in condizioni di piena neutralità ed equidistanza politica”, dichiarava Florian Coldea il 9 febbraio 2015, dopo essere stato interrogato dai membri della Commissione parlamentare per il controllo dell’SRI.

Gli inquirenti della DNA hanno archiviato immediatamente la denuncia di Elena Udrea per mancanza di prove che sostenessero le affermazioni dell’ex parlamentare.

 

Florian Coldea, alla seconda indagine SRI: Fu implicato in un altro grande scandalo 10 anni fa

Florian Coldea non si trova alla prima indagine interna dell’SRI. L’ultima è stata aperta dal Servizio Romeno d’Informazioni, dopo le rivelazioni dell’uomo d’affari Sebastian Ghita, indagine che ha portato anche alla sospensione del generale dalla carica di primo vice dell’SRI.

Il primo scandalo in cui Coldea fu implicato e che determinò l’avvio di un’indagine interna all’SRI fu quello provocato nel 2007 dalle accuse di Mircea Geoana, all’epoca leader del Partito Socialdemocratico (PSD), secondo cui il primo vice SRI avrebbe richiesto informazioni relative ai giudici della Corte Costituzionale della Romania (CCR) Ion Predescu, Nicolae Cochinescu e Aspazia Cojocaru. Il leader socialdemocratico sostenne che così fu influenzata la decisione della Corte Costituzionale, che aveva avvisato negativamente la proposta di sospensione di carica per Traian Basescu.

Nell’aprile del 2007, dopo che la Corte Costituzionale aveva respinto la proposta di sospendere del presidente Traian Basescu, il leader PSD Mircea Geoana sostenne che il capo dello stato aveva chiesto informazioni all’SRI relative ai giudici della Corte. Geoana ha presentato due note, che affermava essere scritte da Florian Coldea, relative ai dossier di tre giudici, Aspazia Cojocaru, Nicolae Cochinescu e Ion Predescu. Florian Coldea ha negato le accuse, spiegando si trattava si note d’ufficio, per uso interno, scrive news.ro.

Anche allora fu avviata un’indagine interna ed ebbero luogo anche udienze nella Commissione parlamentare per il controllo dell’SRI. Coldea fu sospeso durante l’indagine e poi richiamato in servizio.

L’ex direttore dell’SRI George Maior, attualmente ambasciatore a Washington, ha dichiarato allora che i risultati preliminari dell’indagine interna svolta dall’SRI mostravano non si trattasse di polizia politica, e Traian Basescu “non aveva chiesto niente al servizio”. Si trattò piuttosto di una “fuga di notizie” del PSD, per colpire la credibilità del servizio. Egli ritiene allora che Florian Coldea abbia dato allora prova di negligenza in servizio.

 

Madalina Dobrovolschi, portavoce della Presidenza: Confermo che il presidente ha chiamato a Cotroceni Florian Coldea, per una discussione

Molto attesa fin dalle prime rivelazioni di Ghita sul generale Coldea e sul capo della DNA Laura Codruta Kovesi, la reazione dell’Amministrazione Presidenziale è arrivata solo venerdì tramite la sua portavoce, Madalina Dobrovolschi.

La portavoce ha confermato che il presidente Iohannis ha chiamato giovedì a Palazzo Cotroceni il primo vice del direttore SRI, il generale Florian Coldea – ora sospeso dal servizio in seguito all’indagine interna – e ha avuto luogo una discussione con l’alto ufficiale del servizio di informazioni.

Dobrovolschi ha rifiutato tuttavia di confermare o negare che il presidente abbia chiesto anche la dimissione del direttore delle operazioni SRI, affermando che i chiarimenti summenzionati sono gli unici che è autorizzata a fare al riguardo.

Alla domanda se il presidente Iohannis si sia consultato con il direttore SRI, Eduard Hellvig, prima che il generale Coldea fosse sospeso dalla servizio, Dobrovolschi ha dichiarato: “Come sapete, a livello istituzionale c’è sempre un dialogo tra le istituzioni principali dello stato. Non farò alcun riferimento concreto a certi incontri che hanno avuto luogo nell’ultimo periodo, perché, quando hanno luogo incontri che richiedono una conferma ufficiale, è possibile ritrovarli nell’agenda pubblica oppure, com’è accaduto stavolta, sono confermate, presentate al pubblico, su richiesta della stampa o perché è nell’interesse delle istituzioni pubbliche implicate comunicare pubblicamente il fatto che ci siano tali incontri”.

 

Dobrovolschi: Quando si tratta di argomenti sensibili, il presidente detiene le informazioni più importanti

Il presidente Iohannis detiene “il maggior numero di informazioni più importanti” nel caso degli argomenti “sensibili”, ha sostenuto venerdì il portavoce presidenziale Madalina Dobrovolschi.

“Ogni volta che parliamo dell’esistenza di certe informazioni, il presidente della Romania è sempre bene informato. Ogni volta che si tratta di argomenti sensibili, detiene il maggior numero di informazioni”, ha affermato il portavoce rispondendo alla domanda se “il presidente abbia chiesto informazioni al Ministero degli Interni o a un’altra istituzione dello stato, in merito all’indagine che riguarda Sebastian Ghita”.

pag 3 ghita coldea (foto kovesi)

Il presidente non farebbe commenti sul “passo indietro” di Kovesi

La presidenza “non farebbe commenti” se il capo procuratore della DNA facesse “un passo indietro” in seguito all’implicazione del suo nome nello scandalo “Ghita-Coldea”, secondo il portavoce di Iohannis, Madalina Dobrovolschi.

 

Elena Udrea, sulla caduta di Coldea: Il processo di disinfestazione della Romania è appena cominciato

“Il processo di disinfestazione della Romania è appena cominciato e spero che non sarà falsificato da quelli che credono che il Sistema debba funzionare allo stesso modo, solo popolato diversamente a e loro favore”, ha scritto Elena Udrea su Facebook, dopo la sospensione del generale Florian Coldea dalla direzione dell’SRI.

“Esattamente due anni fa, il 30 gennaio 2015, nella fatidica intervista a Hotnews, ho dichiarato per la prima volta che esiste un generale SRI, Coldea, che conduce la Romania tramite il terrore delle manette in mano a Kovesi.

Che i due agiscono in stile mafioso, che sono beneficiari di beni e vantaggi in modo illegale, che hanno relazioni illegali con uomini d’affari e politici, che intervengono negli affari, in politica e decidono chi deve condurre le istituzioni, chi deve candidarsi, chi deve vincere le elezioni, chi è libero e chi no ecc.

Il giorno dopo sono arrivate 7 richieste di arresto preventivo, in una reazione furibonda dei due, chiamati “Binomio” da Ion Cristoiu nei mesi seguenti. Sono stata in carcere, prima per 8 giorni e poi per 72, hanno cercato di arrestarmi un’altra volta ancora, la terza, a 6 mesi dal mio rilascio…

Ho trascorso gli ultimi due anni tra DNA e ICCJ, hanno aperto am io carico cinque dossier penali, mi hanno bloccato la carriera e la vita…

Allora sono stata messa a tacere come inattendibile, adesso risulta che avevo ragione. Se chi era in grado di reagire alle mie rivelazioni avesse avuto il coraggio di farlo, la Romania non avrebbe perso due anni e non sarebbe entrata in una crisi di democrazia e di stato di diritto come accade adesso.

Certo, meglio tardi che mai. Le dimissioni di Coldea sono l’inizio. Dev’essere fatta giustizia per gli abusi commessi dal sistema oppressivo costruito da quest’uomo e da chi lo circonda, che ha fatto più male al paese di qualsiasi altro politico dopo la Rivoluzione.

Il processo di disinfestazione della Romania è appena cominciato e spero non sarà falsificato dal chi crede che il Sistema deve funzionare allo stesso modo, solo popolato diversamente e a loro favore.

P.S. Ciò che accade è una lezione per chi crede di essere forte talmente da non dover patire mai nulla – c’è un modo di dire inglese “Power is a fickle mistress”, ha scritto l’ex ministro Elena Udrea su Facebook.

 

Traian Basescu, sulla sospensione di Coldea: I danni prodotti sono maggiori. La verità dev’essere portata alla luce

L’ex presidente Traian Basescu ritiene che debba essere eseguita un’indagine per chiarire il rapporto tra Sebastian Ghita e Florian Coldea e il capo della DNA, Laura Codruta Kovesi.

“Credo sia una misura necessaria. Una Commissione, probabilmente di contro-informazioni interne, indagherà gli eventi denunciati da Ghita. Se non ha avuto l’eleganza di dimettersi, non si poteva di più, l’istituzione doveva reagire. I danni prodotti sono maggiori. La verità sulla relazione di Ghita dev’essere portata alla luce”, ha affermato Traian Basescu giovedì sera, dopo l’annuncio dell’SRI sulla sospensione di Coldea, in seguito alle rivelazioni di Ghita, secondo B1 TV.

Per quanto riguarda la relazione Coldea, Ghita, Kovesi, è più complicato. Non so se uscirà anche Kovesi. Questo lo deve decidere il CSM e il Ministero della Giustizia.

“Alla signora Kovesi danno potere i delatori, meno l’SRI. Lei è felice fino alle lacrime se loro pronunciano il nome di un politico.

Due uomini che ho conosciuto da giovani, erano molto giovani, erano in una relazione molto stretta con il PSD che era mio avversario oltre ogni limite, mi avrebbero mandato in carcere, mi avrebbero sospeso. Questo è accaduto, la vita è così. È impossibile coprire un’indagine, l’SRI si comprometterebbe. Il generale Coldea non resterà primo vice a prescindere dal risultato dell’indagine.

La decisione di oggi è stata presa dopo l’approvazione arrivata dal presidente Klaus Iohannis”, ha affermato Traian Basescu.

Dobbiamo fare in modo che, dal punto di vista legislativo, siano introdotte incompatibilità anche tra i servizi, perché lì sono con famiglie. La carica, il potere genera anche la passione per la dittatura. Dobbiamo limitare i mandati dei capi dell’SRI”, ha aggiunto l’ex capo dello stato, che negli ultimi due anni ha attirato l’attenzione ripetutamente , dopo la conclusione del suo mandato, sull’eccesso di potere di Coldea e Kovesi. Ma a molti le dichiarazioni di Basescu non sono sembrato credibili, dal momento che è considerato il creatore di questo binomio di forza, “SRI-DNA”.

 

Calin Popescu Tariceanu: L’indagine SRI chiarisca in che misura il Servizio ha sostenuto l’instaurazione di uno stato mafioso

L’indagine SRI nel caso del generale Florian Coldea dovrebbe chiarire in che misura il servizio abbia contribuito alla trasformazione della Romania in “stato mafioso”, chiede il presidente del Senato, Calin Popescu Tariceanu.

“Gli obiettivi dell’indagine avviata, così come sono presentati nel comunicato SRI: «la verifica delle eventuali violazioni della legge o della deontologia professionale» sono estremamente evasivi”, ritiene il co-presidente ALDE. Il controllo del rispetto della deontologia da parte di tutti i dipendenti SRI è un impegno permanente della direzione del Servizio e del compartimento specializzato e non solo quando compaiono nello spazio pubblico rivelazioni scomode e compromettenti, spiega lo stesso in un comunicato stampa emesso venerdì.

“Certamente, è importante sapere se il primo vice dell’SRI ha rispettato i regolamenti interni ma, se teniamo conto della trasformazione della Romania in «stato mafioso», processo in cui l’SRI ha avuto nei migliori dei casi un atteggiamento da spettatore, i viaggi pagati o no dal generale Coldea sembrano argomenti minori. L’opinione pubblica romena, i mass media e i nostri alleati aspettano di vedere in che misura l’SRI abbia contribuito, tramite la sua azione o la sua passività, alla trasformazione della Romania in uno “stato mafioso”, in che misura l’SRI abbia abbandonato le missioni legali a favore si azioni politiche partigiane, alcune proprio contro i fondamenti della democrazia e dello stato di diritto, casi concreti in cui la Giustizia è stata trasformata nel campo tattico dell’SRI. Questo dev’essere l’obiettivo dell’indagine avviata dal direttore SRI, Eduard Hellvig”, sottolinea Tariceanu.

Egli chiede e Klaus Iohannis di unirsi a questo sforzo.

“Sono consapevole di aver proposto un obiettivo ambizioso, ma è quello che l’elettorato ha mostrato di aspettarsi dopo le elezioni. Al suo raggiungimento contribuirà anche il nuovo Parlamento e desidero moltissimo che anche il presidente della Romania vi si unisca, anche in virtù delle sue competenze costituzionali consistenti in materia, sopratutto all’interno di CSAT. Se non lo farà sarà drasticamente sanzionato dall’elettorato. Io, in qualità di presidente del Senato e presidente ALDE, farò uso di tutti gli strumenti legali e di tutta la mia influenza politica per raggiungere l’obiettivo suddetto.”, conclude il co-presidente ALDE.

 

Victor Ponta, su Facebook: “Il sistema securista è tornato nel 2012″

L’ex primo ministro, Victor Ponta, ha scritto sabato sulla sua pagina di Facebook del sistema che vuole il peggio per la Romania.

“Il SISTEMA SECURISTA della Romania è tornato nel 2012 – e quando ha contro il Parlamento, il Governo e soprattutto la maggioranza del popolo romeno fa appello al sostegno esterno!!!

La signora Ioana Ene Dogioiu (accanto a Dan Tapalaga) è unanimemente considerata e accettata come “la voce ufficiale del Sistema” – Ion Cristoiu li chiama “giornalisti con le spalline” / altri giornalisti e politici li chiamano “La bacheca dell’SRI” o “la voce scritta di Coldea” – poco importante adesso!

Oggi la signora Ene Dogioiu (non è neanche il suo vero nome ma solo un pseudonimo) annuncia il passaggio all’ultima fase della guerra contro il popolo romeno – e certamente con il Governo e il Parlamento – la richiesta d’intervento esterno per salvare il SISTEMA!

Chi si ricorda la storia accertata che l’appello assomiglia moltissimo a quello fatti dai propagandisti del partito Comunista ungherese nel 1956 al “Grande Fratello” USSR che doveva inviare “forze di liberazione” contro “I turbolenti” che volevano “cambiare l’orientamento politico del paese” – con l’unica differenza che adesso invece dell’URSS l’appello è rivolto agli USA (inoltre l’atteggiamento del signor Ambasciatore Hans Kelmm è sorprendentemente simile a quello dell’Ambasciatore URSS a Budapesta nel 1956)!

Per non credere si tratti solo di storia mi sono ricordato del 2012 in Romania! Anche allora “i propagandisti del Sistema” avevano lo stesso appello rivolto alle forze “di liberazione” / allora ufficialmente doveva essere salvato Traian Basescu – adesso deve essere salvato Klaus Iohannis/ in realtà sia nel 2012 che nel 2017 è il SISTEMA a dover essere salvato!

Cercherò e pubblicherò fra qualche ora una lettera che ho ricevuto allora dalla Signora Hillary Rodham Clinton – allora Segretario di Stato degli USA/ dato che né la Signora Clinton né io abbiamo più una funzione pubblica nello stato, considero che quella lettera sia semplicemente un documento storico!

I metodi e la situazione si assomigliano notevolmente con quanto accaduto nel 2012/ la domanda è, Liviu Dragnea e Calin Popescu Tariceanu hanno imparato dagli errori e debolezze umane mie e di Crin Antonescu?

Soprattutto adesso che a Washington ci sarà un’Amministrazione che sembra aver imparato dagli errori fatti dall’Amministrazione Barack Obama!

Tornerò a breve con la lettera – fino ad allora aspetto le vostre opinioni!”, ha scritto Victor Ponta su Facebook.

 

L’ex premier svela come sia stato fabbricato il dossier Turceni – Rovinari: È stato fatto nell’ufficio del presidente. Cosa dice di Coldea

In un post precedente, l’ex premier Victor Ponta ha affermato che il dossier Turceni-Rovinari sia stato fatto nell’ufficio del presidente Klaus Iohannis, come anche nel caso del dossier sul Referendum, che Liviu Dragnea sostiene essere stato realizzato sempre a Cotroceni, ma per volere di Traian Basescu.

Tuttavia, Victor Ponta dice che in nessuno dei casi i presidenti hanno discusso direttamente con il generale Florian Coldea, sospeso dalla direzione operativa dell’SRI a causa dei sospetti nei suoi confronti dopo le rivelazioni dell’ex deputato Sebastian Ghita.

“Liviu Dragnea ha ragione – è stato proprio così!

Altrettanto vero è il fatto che anche il mio dossier penale (per l’attività di avvocato del 2007-2008!!!) è stato fatto sempre nell’Ufficio del Presidente della Romania – l’UNICA differenza è che non c’era Basescu ma Iohannis – il resto identico / Quando? – subito (un giorno o due) dopo che George Maior ha rassegnato le dimissioni dalla direzione SRI!

Quando Basescu o Iohannis parlano della “lotta anticorruzione” e della “indipendenza della giustizia” a questo fanno riferimento – non hanno niente a che fare con i giudici e le leggi, per cui non hanno alcun rispetto!

Ma si farà “Giustizia fino alla fine”!

Update – nelle due situazioni summenzionate NON il Generale COLDEA è stato nell’ufficio di Basescu / Iohannis! Forse Coldea ordinava (non lo so) ma qualcun altro eseguiva (questo lo so)!”, ha scritto Victor Ponta sulla sua pagina di Facebook, come risposta alle affermazioni fatte giovedì sera dal presidente del Partito Socialdemocratico (PSD) Liviu Dragnea, rispetto al fatto che il suo dossier sarebbe stato fatto nell’ufficio dell’ex presidente, “So che il dossier in base al quale sono stato condannato ingiustamente è stato fatto nell’ufficio di Traian Basescu”, ha dichiarato Dragnea.

 

L’ex capo della DIICOT, Alina Bica, in merito all’indagine su Coldea: Per quanto sono influenti non accadrà nulla. È una cortina di fumo

L’ex capo procuratore della Direzione per l’Investigazione della Criminalità Organizzata e del Terrorismo (DIICOT), Alina Bica, mantiene il riserbo sui risultati dell’indagine nel caso di Florian Coldea e afferma, in una dichiarazione per MEDIAFAX, di vedere tutto come “una cortina di fumo”, per togliere l’SRI dallo scandalo.

“Io sono riservata, non credo che accadrà qualcosa di significativo, ma è solo la mia convinzione. Tenendo presente chi siano loro, considerando la loro posizione e la loro influenza, non credo accadrà nulla. Sì, credo sarà come nel 2007, credo sia un modo per salvare il servizio, per alimentare una cortina di fumo. Questa è la mia convinzione, si vedrà, forse sono troppo scettica. Tantissime persone hanno discusso e hanno testimoniato davanti ai tribunali su quanto sapevano ma poi non è successo niente. Il fatto è che la denuncia nei suoi confronti è stata archiviata dopo pochi giorni senza alcuna verifica”, ha dichiarato Alina Bica, sabato.

L’ex capo procuratore della DIICOT sostiene che Florin Coldea è stato implicato nell’operazione di sorveglianza su di lei e su Elena Udrea a Parigi.

Io ho affermato pubblicamente di ritenerlo implicato, che sapeva e che la comparsa delle foto è legata alla sua persona”, ha aggiunto Bica.

La stessa sostiene che nella situazione presente, Laura Codruta Kovesi dovrebbe “beneficiare dei trattamenti” riservati in passato ad altri magistrati sospettati.

“Credo che la signora Kovesi dovrebbe beneficiare dei trattamenti che ha raccomandato nel caso di altre persone che si trovavano nella sua situazione. Credo che le regole che ha sempre proclamato in televisione e nello spazio pubblico in riferimento a sospetti e anticorruzione debbano applicarsi anche a lei. Siamo uguali davanti alla legge, no? Probabilmente non commenta le dichiarazioni di un imputato fuggitivo, ma gli inquirenti e lei hanno saputo prendere in considerazione le dichiarazioni di altri imputati, che hanno considerato molto credibili. Credo che si debbano applicare anche nel loro caso le regole e le procedure che hanno applicato per altri”, ha aggiunto Alina Bica.

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